Yodit, una storia di accoglienza

Yodit, una storia di accoglienza – «La Sicilia mi ha accolta. Palermo mi ha riconciliato con me stessa e fatto diventare una psicologa. Era giusto che mi mettessi a servizio di questa terra». Yodit Abraha sorride. I lunghi capelli neri scendono oltre le spalle. È nata in Eritrea ma il suo passaporto è etiope. E dal 1984 vive nella Penisola o, meglio, nell’isola dove è approdata per ritrovare i genitori fuggiti dall’Africa in cerca di un futuro migliore e dove «io sono rinata dopo essere stata sradicata dal mio Paese». La cittadinanza italiana non l’ha mai chiesta. «Ma io mi sento italiana a tutti gli effetti. Lo dicono, ad esempio, il mio accento o il mio modo di gesticolare. Ed è uno scandalo che non si acceleri il procedimento per ottenerla», dice subito.

[…]

Ancora ricorda quando negli anni Settanta la madre e il padre sono partiti alla volta dell’Italia. «L’Italia che ci aveva colonizzati – chiarisce –. E trovavi in Eritrea ed Etiopia chi chiamava gli italiani “brava gente” e chi li accusava di segregazione». Lei era rimasta in Africa, cresciuta dai nonni materni. «Ho ancora in mente la loro casa aperta a chiunque avesse necessità. Erano poveri ma prevaleva in loro la volontà di condividere anche il poco che avevano». I suoi in Sicilia. «Approdati da irregolari. E ora cittadini italiani». Poi l’arrivo di Yodit e del fratello. «Mi sentivo persa ed estranea. Non è stato facile qui». A Palermo l’incontro con «una città multiculturale», fa sapere. «E leggendo un libro sulle case-famiglia ho deciso di iscrivermi all’università.

«Adesso tocca a Giuseppe guardare al futuro». Al suo fianco la mamma che, per la legge, rimane straniera ma che Palermo considera una figlia a pieno titolo.

Puoi leggere tutto l’articolo linkando qui: Palermo. La ragazza eritrea che è stata accolta ora ha in affido un bimbo

 

 

 

Così Palermo “adotta” i migranti sbarcati in Sicilia

Così Palermo “adotta” i migranti sbarcati in Sicilia – Giacomo Gambassi su Avvenire racconta il Sai di Palermo, sigla che sta per Sistema di accoglienza e integrazione e che racchiude la rete nazionale in cui Stato, amministrazioni comunali e realtà del terzo settore si alleano per dare un futuro ai migranti e per farne cittadini a pieno titolo: «Con un lavoro, un’istruzione, una casa in regola. E non donne e uomini abbandonati a loro stessi, quindi da sfruttare o prede della criminalità», racconta la responsabile Angela Errore.

Il sistema funziona, visto che sono 879 i municipi della Penisola ad aver aderito; e centinaia le associazioni (molte d’ispirazione cattolica) coinvolte. Ma è un sistema inviso alla politica. Per ragioni opposte: tutto ha visto la luce con la contestata legge Bossi-Fini che, agli occhi del centrosinistra, è una sorta di peccato d’origine; e, per il centrodestra che cavalca la politica anti-migratoria, è quasi una colpa aver concepito un metodo efficace di “abbraccio” dei migranti, per di più finanziato dallo Stato.

Palermo ne è la prova. Grazie all’alleanza fra Comune e undici onlus, ha “adottato” in sette anni quasi 3mila migranti, diventando uno dei maggiori hub solidali per chi approda sull’isola con le carrette del mare che attraversano il Mediterraneo. E il trampolino con cui «riprendersi in mano la vita lasciandosi alle spalle miseria, guerre, violenze», afferma la referente. A partire dai minori che sulle coste italiane arrivano soli.

Non è un caso che l’esperienza palermitana sia stata scelta a livello europeo come un caso di studio di buone pratiche accanto ai vulnerabili.

«C’è un adagio che dice: “Chi esce, ce la fa” – conclude Errore -. Per questo i migranti sono una risorsa per la città e ci consentono di continuare a essere una comunità aperta e multiculturale, come attesta la nostra storia».

Tutto l’articolo potrai leggerlo qui (clicca): Il caso. Così Palermo “adotta” i migranti sbarcati in Sicilia

foto copertina: la sede del SaiPalermo di “Casa dei Mirti” – credits Sai Palermo

Parte la road map del Meeting 2025

Parte la road map del Meeting 2025 –
“Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi”
. Questo è il titolo dell’edizione del Meeting di Rimini 2025. La citazione, tratta dai ‘Cori della Rocca’ di T.S. Eliot, vuole prima di tutto esprimere la speranza di una novità dentro la drammaticità della storia, il desiderio di costruire insieme luoghi in cui condividere la ricerca e l’esperienza di ciò che è vero, buono e giusto.

Durante le ultime edizioni del Meeting è stato sorprendente osservare il fiorire di questo slancio vitale in risposta ai molti ‘deserti’ della contemporaneità: la solitudine esistenziale, la disperazione, la rassegnazione, il cinismo, la violenza e l’indifferenza. Uno slancio tangibile e incisivo. Abbiamo incontrato tante persone che costruiscono relazioni autentiche e si prendono cura dei più bisognosi, che riscoprono il valore del lavoro e promuovono l’innovazione in contesti di apparente stagnazione, che collaborano nella ricerca di nuove prospettive laddove l’individualismo ha limitato la creatività. Sono testimonianze di chi si impegna a rispondere alla ricerca di senso in un’epoca in cui l’esistenza sembra aver smarrito la via verso la pienezza.

Al contempo è innegabile la sproporzione tra qualsiasi iniziativa, per quanto meritevole, e la vastità dei cambiamenti sociali, culturali, economici e tecnologici che quotidianamente ci interpellano. È altrettanto evidente che non può essere il mero coraggio eroico la fonte dell’energia per affrontare ciò che ci attende. Paradossalmente è la gratitudine a favorire più di ogni altra risorsa la forza e l’intelligenza necessarie per costruire anche quando tutto sembra crollare: gratitudine per la vita ricevuta con tutti i suoi talenti, per le amicizie donate nella loro diversità di interessi e temperamenti, per la realtà a noi affidata con una bellezza che nessuna bruttura può cancellare.

La presunzione fa crescere i deserti intorno a noi. Credere di poter costruire il futuro attraverso una progettualità basata sul mero potere o su un approccio tecnocratico è un’illusione. Non saranno certamente questi gli atteggiamenti che ci permettono di contrastare la desertificazione.

Il Meeting 2025 ci invita a condividere esperienze e iniziative di costruzione che nascono dalla gratuità e dalla libertà. Desideriamo scoprire insieme “mattoni nuovi” che rispondano alle nostre aspirazioni più autentiche arricchendoci di tutto il bene che la storia ci ha trasmesso e che il presente ci offre. Sarà questa anche un’occasione per riscoprire la nostra vocazione di edificare la propria vita prendendoci cura della porzione di mondo che ci è stata affidata.

 

Ucraina, 13 milioni di euro in arrivo dall’Italia

Ucraina, 13 milioni di euro in arrivo dall’Italia: lo annuncia, in una nota, la Farnesina.

Su indicazione del Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, l’Italia ha stanziato 13 milioni di euro per il Fondo di Sostegno per l’Energia dell’Ucraina. In un momento in cui si intensificano gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, tale decisione rappresenta un passo significativo negli sforzi per ripristinare i sistemi energetici danneggiati dal conflitto. Il contributo italiano – uno dei più significativi da parte di un singolo Paese – aiuterà a stabilizzare le forniture elettriche per milioni di ucraini colpiti dalla guerra, in questo periodo difficile.

Con questo contributo, l’Italia conferma il suo costante sostegno alla resilienza del settore energetico ucraino, anche in vista della Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina che si terrà a Roma il prossimo luglio. L’impegno italiano a contribuire al Fondo arriva in un momento cruciale, in cui proseguono gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina. Il contributo riconosce inoltre la capacità del Fondo di reperire senza difficoltà le apparecchiature di cui il Paese ha disperatamente bisogno per ripristinare l’approvvigionamento energetico.

Nel corso del 2024, già prima dell’ultima ondata di attacchi, il settore energetico dell’Ucraina aveva subito ingenti danni, rendendo il sostegno internazionale ancora più urgente. La donazione dell’Italia è una testimonianza di solidarietà globale ed evidenzia l’indiscussa importanza del Fondo nel fornire assistenza tempestiva ed efficace al settore energetico ucraino.

Mattarella, l’urgenza della pace

Mattarella, l’urgenza della pace. Riportiamo il discorso integrale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del 31 dicembre 2024.

Care concittadine e cari concittadini,

questo nostro incontro tradizionale mi consente di rivolgere l’augurio più sincero a tutti voi, a chi si trova in Italia e agli italiani che sono all’estero.

Stiamo vivendo come ogni fine anno ore di attesa per un tempo nuovo che viene e che speriamo migliore.

Ore in cui cerchiamo la serenità rinsaldando i nostri rapporti. Nelle nostre comunità, nelle famiglie, nelle amicizie. Facciamo i nostri auguri e ne riceviamo. Non è soltanto un rito, è la dimostrazione della nostra natura più autentica, quella che ci chiama alla relazione con gli altri.

Lo facciamo, dobbiamo farlo tanto più in quanto viviamo momenti difficili. Quando migliaia di vittime civili delle guerre in corso turbano tragicamente le nostre coscienze.

Nella notte di Natale si è diffusa la notizia che a Gaza una bambina di pochi giorni è morta assiderata.

Nella stessa notte di Natale feroci bombardamenti russi hanno colpito le centrali di energia delle città dell’Ucraina per costringere quella popolazione civile al buio e al gelo.

Gli innocenti rapiti da Hamas, e tuttora ostaggi, vivono un secondo inizio di anno in condizioni disumane.

Queste forme di barbarie non risparmiano neppure il Natale e le festività più sentite.

Eppure mai come adesso la pace grida la sua urgenza.

La pace che la nostra Costituzione indica come obiettivo irrinunziabile, che l’Italia ha sempre perseguito, anche con l’importante momento quest’anno della presidenza del G7. La pace di cui l’Unione Europea è storica espressione.

La pace che non significa sottomettersi alla prepotenza di chi aggredisce gli altri Paesi con le armi, ma la pace del rispetto dei diritti umani, la pace del diritto di ogni popolo alla libertà e alla dignità.

Perché è giusto. E – se questo motivo non fosse ritenuto sufficiente – perché è l’unica garanzia di una vera pace, evitando che vengano aggrediti altri Paesi d’Europa.

Questo è, quindi, il primo augurio che tutti ci rivolgiamo. Che il nuovo anno porti vera pace ovunque.

Interpreto, in queste ore, l’angoscia di tutti per la detenzione di Cecilia Sala. Le siamo vicini in attesa di rivederla al più presto in Italia.

Quanto avviene segnala ancora una volta il valore della libera informazione. Tanti giornalisti rischiano la vita per documentare quel che accade nelle sciagurate guerre ai confini dell’Europa, in Medio Oriente e altrove. Spesso pagano a caro prezzo il servizio che rendono alla comunità.

La notte di Natale Papa Francesco – cui invio auguri pieni di riconoscenza – ha aperto il Giubileo, facendo risuonare nel mondo il richiamo alla speranza.

Quelle di questa sera sono ore di speranza nel futuro, nell’anno che viene.

Tocca a noi saperla tradurre in realtà.

Cosa significa concretamente coltivare fiducia in un tempo segnato, oltre che dalle guerre, da squilibri, da conflitti?

Vi è bisogno di riorientare la convivenza, il modo di vivere insieme.

In questo periodo sembra che il mondo sia sottoposto a una allarmante forza centrifuga, capace di dividere, di allontanare, di radicalizzare le contrapposizioni.

Sono lacerate le pubbliche opinioni.

Faglie profonde attraversano le nostre società.

La realtà che viviamo ci presenta contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza.

A livello globale aumenta in modo esponenziale la ricchezza di pochissimi mentre si espande la povertà di tanti.

La crescita della spesa in armamenti, innescata nel mondo dall’aggressione della Russia all’Ucraina – che costringe anche noi a provvedere alla nostra difesa – ha toccato quest’anno la cifra record di 2.443 miliardi di dollari. Otto volte di più di quanto stanziato alla recente Cop 29, a Baku, per contrastare il cambiamento climatico, esigenza, questa, vitale per l’umanità. Una sconfortante sproporzione.

Luci e ombre riguardano anche la nostra Italia.

La scienza, la ricerca, le nuove tecnologie aprono possibilità inimmaginabili fino a poco tempo addietro per la cura di malattie ritenute inguaribili. Nello stesso tempo vi sono lunghe liste d’attesa per esami che, se tempestivi, possono salvare la vita. Numerose persone rinunciano alle cure e alle medicine perché prive dei mezzi necessari.

I dati dell’occupazione sono incoraggianti. Resistono tuttavia aree di precarietà, di salari bassi, di lavoratori in cassa iintegrazione.

L’export italiano registra dati positivi, e così il turismo. Segno che il Paese esercita una forza di attrazione, che va anche al di là delle sue bellezze naturali, delle sue città d’arte, della sua cultura.

Con questo aspetto confortante stride il fenomeno dei giovani che vanno a lavorare all’estero perché non trovano alternative, spesso dopo essersi laureati.

Tra Nord e Sud c’è una disuguale disponibilità di servizi. Continua il pericolo dell’abbandono delle aree interne e montane.

Colmare queste distanze. Assicurare un’effettiva pienezza di diritti è il nostro compito.

Il mutamento del clima incide decisamente anche sugli eventi meteo che subiamo in Italia: ne abbiamo ripetute testimonianze. Le alluvioni non possono più essere considerate fatti straordinari. Sono frequenti e vanno quindi prevenute con lungimiranza, rimuovendo le condizioni che provocano sciagure.

Un’attenzione particolare richiede il fenomeno della violenza. Tocca tutto il mondo ma diviene ancor più allarmante quando coinvolge i nostri ragazzi.

Bullismo, risse, uso di armi. Preoccupante diffondersi del consumo di alcool e di droghe, vecchie e nuove, anche tra i giovanissimi. Comportamenti purtroppo alimentati dal web che propone sovente modelli ispirati alla prepotenza, al successo facile, allo sballo.

I giovani sono la grande risorsa del nostro Paese. Possiamo contare sul loro entusiasmo, sulla loro forza creativa, sulla generosità che manifestano spesso. Abbiamo il dovere di ascoltare il loro disagio, di dare risposte concrete alle loro esigenze, alle loro aspirazioni.

La precarietà e l’incertezza che avvertono le giovani generazioni vanno affrontate con grande impegno anche perché vi risiede una causa rilevante della crisi delle nascite che stiamo vivendo.

Si intrecciano, quindi, straordinarie potenzialità e punti di debolezza da risolvere. Impegniamoci per una comune speranza che ci conduca con fiducia verso il futuro.

L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha scelto, come parola dell’anno, “rispetto”.

Il rispetto verso gli altri rappresenta il primo passo per una società più accogliente, più rassicurante, più capace di umanità. Il primo passo sulla strada per il dialogo, la collaborazione, la solidarietà, elementi su cui poggia la nostra civiltà.

Rispetto della vita, della sicurezza di chi lavora. L’ultima tragedia pochi giorni fa, a Calenzano: cinque persone sono morte. Non possono più bastare parole di sdegno: occorre agire, con responsabilità e severità. Gli incidenti mortali – tutti – si possono e si devono prevenire.

Rispetto della dignità di ogni persona, dei suoi diritti. Anche per chi si trova in carcere. L’alto numero di suicidi è indice di condizioni inammissibili.

Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario.

I detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Su questo sono impegnati generosi operatori, che meritano di essere sostenuti.

La fine dell’anno è anche tempo di bilancio. Ho incontrato valori e comportamenti positivi e incoraggianti nel volto, nei gesti, nelle testimonianze di tanti nostri concittadini.

Li ho incontrati nel coraggio di chi ha saputo trasformare il suo dolore, causato da un evento della vita, in una missione per gli altri.

Li ho letti nelle parole di Sammy Basso che insegnano a vivere una vita piena, oltre ogni difficoltà.

Si trovano nel rumore delle ragazze e dei ragazzi che non intendono tacere di fronte allo scandalo dei femminicidi.

Siamo stati drammaticamente coinvolti nell’orrore per l’inaccettabile sorte di Giulia Cecchettin e, come lei, di tante altre donne uccise dalla barbarie di uomini che non rispettano la libertà e la dignità femminile e, in realtà, non rispettano neppure sé stessi.

Non vogliamo più dover parlare delle donne come vittime. Vogliamo e dobbiamo parlare della loro energia, del loro lavoro, del loro essere protagoniste.

Ho fatto riferimento ad alcuni esempi di persone che hanno scelto di operare per il bene comune perché è proprio questa trama di sentimenti, di valori, di tensione ideale quel che tiene assieme le nostre comunità e traduce in realtà quella speranza collettiva che insieme vogliamo costruire.

È questa medesima trama che ci consentirà di evitare quelle divaricazioni che lacerano le nostre società producendo un deserto di relazioni, un mondo abitato da tante solitudini.

Siamo tutti chiamati ad agire, rifuggendo da egoismo, rassegnazione o indifferenza.

Nella quotidiana esperienza di tanti nostri concittadini si manifesta un sentimento vivo, sempre attuale, dell’idea di Patria.

Mi ha colpito, di recente, l’entusiasmo degli allievi della nostra Marina militare, su nave Trieste, all’avvio del loro servizio per l’Italia e per i suoi valori costituzionali. Come stanno facendo in questo momento tanti nostri militari in diversi teatri operativi. A essi rinnovo la riconoscenza della Repubblica.

Patriottismo è quello dei medici dei pronto soccorso, che svolgono il loro servizio in condizioni difficili e talvolta rischiose. Quello dei nostri insegnanti che si dedicano con passione alla formazione dei giovani. Di chi fa impresa con responsabilità sociale e attenzione alla sicurezza. Di chi lavora con professionalità e coscienza. Di chi studia e si prepara alle responsabilità che avrà presto. Di chi si impegna nel volontariato. Degli anziani che assicurano sostegno alle loro famiglie.

È patriottismo quello di chi, con origini in altri Paesi, ama l’Italia, ne fa propri i valori costituzionali e le leggi, ne vive appieno la quotidianità, e con il suo lavoro e con la sua sensibilità ne diventa parte e contribuisce ad arricchire la nostra comunità. È fondamentale creare percorsi di integrazione e di reciproca comprensione perché anche da questo dipende il futuro delle nostre società.

La sicurezza rimane una preoccupazione dei cittadini e massimo sostegno deve essere assicurato alle vittime dei reati.

Dal Rapporto Censis, sulla base di dati del Ministero dell’Interno, risulta che, dal 2013 al 2024, sono stati raggiunti risultati significativi sul fronte della prevenzione, con una forte riduzione degli omicidi volontari, delle rapine, dei furti nelle abitazioni.

Siamo grati alle Forze dell’Ordine, presidio della libertà dei cittadini, per il contributo decisivo che recano alla cornice di sicurezza in cui vive il nostro Paese.

Si affacciano nuovi odiosi fenomeni, a partire dalle truffe agli anziani, alle aggressioni via web ai ragazzi, alla violenza di strada, crimini contro i quali le Forze dell’Ordine sono fortemente impegnate.

Desidero rivolgere un saluto alle donne e agli uomini di sport in questo che è stato un anno olimpico e paralimpico. Ricordo le notti di Parigi, l’orgoglio dei nostri atleti attorno alla nostra bandiera. Sono a loro grato per i successi e ancor di più per l’autentico spirito sportivo con cui hanno vissuto la loro partecipazione: un bell’esempio, ben oltre i confini dello sport.

Nel 2025 celebreremo gli ottanta anni dalla Liberazione.

È fondamento della Repubblica e presupposto della Costituzione, che hanno consentito all’Italia di riallacciare i fili della sua storia e della sua unità.

Una ricorrenza importante. Reca con sé il richiamo alla liberazione da tutto ciò che ostacola libertà, democrazia, dedizione all’Italia, dignità di ciascuno, lavoro, giustizia.

Sono valori che animano la vita del nostro Paese, le attese delle persone, le nostre comunità. Si esprimono e si ricompongono attraverso l’ampia partecipazione dei cittadini al voto, che rafforza la democrazia; attraverso la positiva mediazione delle istituzioni verso il bene comune, il bene della Repubblica: è questo il compito alto che compete alla politica.

Siamo chiamati a consolidare e sviluppare le ragioni poste dalla Costituzione alla base della comunità nazionale. È un’impresa che si trasmette da una generazione all’altra.

Perché la speranza non può tradursi soltanto in attesa inoperosa.

La speranza siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte.

Buon anno a tutti!

foto copertina: da X del Quirinale

Riciclo fa rima con sostenibilità

Riciclo fa rima rima con sostenibilità – Oltre 8000 bottiglie tolte dal circuito tradizionale della raccolta, oltre 150 kg di plastica pari ad un volume di circa 16 mc equivalente alla capienza di un autocompattatore: arrivano i primi risultati delle attività di sensibilizzazione sulla raccolta differenziata fatta ai ragazzi del progetto Sai-Sistema accoglienza integrazione del Comune di Palermo.
Manuela Caporarello, la responsabile di Casa “Finocchiaro Aprile” ha infatti deciso di intensificare le attività di formazione nella pratica dalla raccolta differenziata destinata ai ragazzi e agli operatori. L’educazione su ambiente e sostenibilità ha, infatti, al primo punto la corretta gestione dei rifiuti.
Nel corso di diversi incontri sul tema della raccolta differenziata, si è cercato di rendere evidenti le positive ricadute che essa ha sull’ambiente, si è cercato di stimolare la consapevolezza che ciascun individuo può dare un contributo determinante nella salvaguardia e nella tutela del decoro della Città e, più in generale, del patrimonio naturale.
《Abbiamo spiegato ai nostri adolescenti che la gestione individuale dei rifiuti ha un impatto diretto sull’ambiente e che la diminuzione dei rifiuti indifferenziati contribuisce alla tutela del suolo e dell’aria consentendo una minore necessità di conferimento nelle discariche o di incenerimento》, spiega Salvatore Cristiano, operatore di casa “Finocchiaro Aprile” che è gestita dal Consorzio “Umana solidarietà” ed è una delle sedi del Sai Msna del Comune di Palermo.
Si è fatto un focus anche sul ciclo di recupero dei materiali differenziati e sull’importanza dell’economia circolare, su come cioè sia importante permettere ai materiali già immessi nell’ambiente di essere recuperati e riutilizzati riducendo la necessità di produrre nuovi materiali e di consumare nuove risorse.
Con la collaborazione degli operatori di Casa “Finocchiaro Aprile” si è deciso così di intensificare e di rendere meticolosa la raccolta dei rifiuti in casa.
Da circa un anno casa “Finocchiaro Aprile” ha aderito ad una campagna promossa dal Coripet, il consorzio che si occupa di riciclare il PET, materiale utilizzato prevalentemente per la fabbricazione di bottiglie per l’acqua ed altre bevande.
La plastica raccolta verrà avviata direttamente alla trasformazione in nuove bottiglie o in felpe in pile o in fibre impegnate nella fabbricazione di tessuti sintetici o misti. Con le bottiglie raccolte in questo anno potranno essere realizzate 400 felpe di pile ovvero 800 maglioni misto lana, oppure 8000 nuove bottiglie.
Questo rende l’idea di quanto il riciclo riduca in maniera considerevole la necessità di attingere a nuovi materiali.
Inoltre l’adesione alla campagna consente di raccogliere dei buoni spesa da spendere direttamente nell’esercizio commerciale che aderisce alla campagna.
La consapevolezza dei ragazzi e la cura con cui si effettua la raccolta in struttura hanno sensibilmente ridotto la frazione indifferenziata e questo evidenzia l’efficacia del percorso intrapreso.
«Visto il successo di questa campagna, potenzieremo le attività di educazione ambientale. A breve, per esempio, contiamo di far partire la pratica del compostaggio domestico che consentirà di trasformare gli scarti organici in compost e di utilizzarlo per concimare piante o aiuole, sottraendo così al circuito della raccolta», conclude Caporarello.

Aumentano gli asili nido, ma restano i divari

Aumentano gli asili nido, ma restano i divari: secondo una recente indagine di Openpolis, tra 2021 e 2022 è cresciuta l’offerta di posti in asili nido e servizi prima infanzia.
In questo periodo è infatti passata da 28 a 30 posti ogni 100 bambini con meno di 3 anni residenti in Italia.
Il nostro paese si avvicina quindi all’obiettivo del 33% fissato originariamente in sede europea, e poi codificato anche nella normativa nazionale con il decreto legislativo 65/2017.

Mancano quindi 3 punti a quell’obiettivo, concordato nel consiglio europeo di Barcellona del 2002, mentre resta sullo sfondo il target da raggiungere entro il 2030. Durante la pandemia, nell’ottica di potenziare l’educazione pre-scolare, le istituzioni europee hanno infatti stabilito una nuova soglia al 45% (commisurata rispetto alla situazione di partenza del paese).

Le cause dell’avvicinamento agli obiettivi Ue sugli asili nido

Nel corso dell’ultimo decennio, è aumentata di quasi 10 punti l’offerta di posti in asili nido e servizi per la prima infanzia in rapporto alla popolazione tra 0 e 2 anni.
Nel 2013, primo anno della serie storica, erano 22,5 i posti ogni 100 bambini sotto i 3 anni. Questa quota è cresciuta progressivamente di anno in anno, attestandosi su 23 posti nel biennio 2014-15 e salendo a circa 25 tra 2017 e 2018. Per poi raggiungere i 27 posti nel pre-Covid e i 28 posti del 2021.

In uscita dalla pandemia, i posti disponibili sono 30 ogni 100 bambini. Una crescita di 2 punti rispetto al 2021 e di 7,5 dal 2013.

L’aspetto che però non va trascurato è il fatto che l’avvicinamento agli obiettivi europei è l’esito di due fattori concomitanti. In primo luogo, si registra un’effettiva crescita dell’offerta tra pre e post-pandemia. Nel 2019 i posti autorizzati erano 361mila, calati a 350mila unità nel biennio 2020-21. Nel 2022 l’offerta sale a 366mila posti, il dato più alto della serie storica: +4,5% rispetto al 2021, +1,5% rispetto al periodo pre-pandemia.

Ma la crescita dal rapporto posti-bambini nell’intero periodo si spiega anche con il calo dell’utenza potenziale. Agli inizi della serie storica, nel 2013-14, i residenti con meno di 3 anni in Italia erano circa 1,6 milioni. Già prima della pandemia erano scesi sotto la soglia degli 1,4 milioni. Nel 2022 sono diventati poco più di 1,2 milioni: un calo del 9% rispetto al 2019 e addirittura del 24% rispetto al 2013.

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Spazi di rigenerazione urbana e sociale in Italia

Spazi di rigenerazione urbana e sociale in Italia: questi sono i Community hub presentati da Euricse. Si tratta di spazi multifunzionali e polivalenti che ospitano una varietà di attività e di attori sociali.
La ricerca condotta da Euricse, con il coordinamento scientifico di Jacopo Sforzi, si propone di approfondire l’evoluzione dei Community hub in Italia negli ultimi anni. Questa indagine fa parte di un progetto pluriennale sulle “Comunità intraprendenti”, che ha mappato le forme di imprenditorialità locale auto-organizzate più diffuse. I Community hub sono una delle categorie identificate, insieme alle imprese di comunità, ai patti di collaborazione, alle portinerie di quartiere, agli empori solidali, alle comunità che supportano l’agricoltura (Csa), alle food coop, alle comunità energetiche rinnovabili e ai FabLab.

Lo studio 

Lo studio “I Community hub: spazi multifunzionali tra rigenerazione urbana e rigenerazione  sociale” appena pubblicato, delinea i tratti peculiari dei Community hub, ne analizza la distribuzione geografica, i settori di attività e le direzioni di sviluppo nel tempo. Mediante progetti di riqualificazione, i Community hub restituiscono alla comunità spazi che nel corso degli anni avevano perso la loro originaria funzione, trasformandoli in luoghi multifunzionali in grado di generare nuovo valore socio-economico grazie alla partecipazione attiva della comunità. Questi hub agiscono come incubatori di processi di rigenerazione urbana e sociale, coinvolgendo la comunità attraverso strumenti sia informali (come incontri e assemblee cittadine) che formali (comunicazioni su stampa locale, social media, web).
Il fenomeno continua a crescere, sia in termini numerici che di riconoscimento a livello di politiche locali. Rispetto ai dati del primo Rapporto generale “Le Comunità intraprendenti in Italia”, considerati fino alla fine del 2021, i Community hub hanno visto una crescita del 140% a fine 2023. Quanto alla loro diffusione, delle 140 esperienze di Community hub mappate al dicembre 2023, il 71,7% si trova nel Nord del Paese, il 7,5% al Centro e il 20,8% nelle Isole e al Sud.

I Community hub condividono gli stessi obiettivi, ma adottano strategie diverse in base ai bisogni e agli interessi della propria comunità e al contesto socio-istituzionale nel quale nascono e operano. I settori di attività prevalenti includono: coworking, aggregazione e socialità, welfare, cultura, rigenerazione urbana ed educazione.
Negli ultimi anni il settore del welfare sta assumendo sempre più rilevanza, facendo dei Community hub presidi sociali di prossimità che garantiscono nuovi servizi di welfare locale (orientamento al lavoro, inclusione lavorativa di soggetti svantaggiati, corsi di italiano per stranieri, sportelli di ascolto).
Dall’analisi empirica, che si è concentrata su quattordici Community hub, è emersa la capacità di questi spazi di armonizzare processi di rigenerazione urbana e sociale, introducendo innovazioni nell’ambiente urbano a partire dalle esigenze quotidiane degli abitanti.
Gli autori concludono il rapporto riflettendo sull’importanza cruciale di ottenere un riconoscimento formale dalla Pubblica Amministrazione per realizzare pienamente il potenziale di queste iniziative. Questo passo è fondamentale per promuovere un nuovo modello di governance urbana basato sulla cooperazione tra i diversi attori pubblici e privati che compongono la comunità, nell’ottica di avviare nuovi modelli di amministrazione condivisa.

Le sezioni

Il rapporto è strutturato in quattro sezioni:
1) Informazioni generali sui Community hub in Italia: definizione, distribuzione geografica e principali settori di attività.
2) Presentazione dei risultati dell’analisi empirica con un focus sui modelli di governance, gli strumenti di partecipazione adottati per attivare il coinvolgimento
delle comunità e i rapporti con il territorio circostante.
3) Un approfondimento realizzato attraverso l’analisi di cinque studi di caso: CasciNet, Community hub sito in una cascina della periferia periurbana milanese
gestito congiuntamente da un’associazione di promozione sociale e da un’impresa sociale; Cult-Community hub, realtà perugina gestita tramite un modello di
governance partecipata; MareMemoriaViva, ecomuseo palermitano gestito tramite partenariato speciale pubblico-privato; ViviamoLaq, Community hub aquilano che si distingue per la sua dimensione spaziale (un container dell’Irpinia degli anni ‘80); Beeozanam, centro polivalente torinese che unisce l’esperienza di Community hub a quella di portineria di quartiere.
4) Conclusioni e suggerimenti per promuovere le iniziative di Community hub come modello inclusivo di governance urbana.

All’evento di presentazione del Rapporto, insieme al coordinatore scientifico del progetto Jacopo Sforzi (Euricse), e alle ricercatrici Caterina de Benedictis (Euricse e Università di Enna “Kore”) e Silvia Scarafoni (Euricse e Università degli Studi di Perugia), hanno portato il loro contributo sul tema anche Claudio Calvaresi (Avanzi), Pasquale Bonasora (Labsus), Erika Capasso (Comune di Bologna – Case di Quartiere) e Davide Di Muri (Comune di Brindisi – Case di Quartiere). Le esperienze territoriali sono state presentate da Emanuela Saporito (Beeozanam – Torino), Cristina Alga (Mare Memoria Viva – Palermo), e Paola Bulletti (Fondazione Mps – Culture Ibride – Siena).

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Horcynus Festival 2024

Horcynus Festival 2024: torna il festival che da quasi due decenni accompagna e sostiene le visioni e le strategie della Fondazione Me.S.S.In.A. e dell’intero Distretto Sociale Evoluto

In un contesto globale sempre più caratterizzato da processi di mutamento climatico e da diseguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento che stanno ormai superando quella soglia di prossimità necessaria per qualunque ipotesi di sviluppo economico e umano, l’Horcynus Festival si pone come uno spazio di ri-composizione complessa dei saperi capace di accompagnare “visioni” e processi di trasformazione dei paradigmi economico-sociali, energetici, tecnologici e di governance dei territori, sempre più stretti fra flussi globali e stratificazioni culturali.

L’Horcynus Festival è sempre più consapevolmente festival della “complessità”, festival di “intrecci”, di “intersezioni” e, nelle sue diverse articolazioni Lab, Social ed Edu, rappresenta un’emergenza scientifico-culturale e di divulgazione che accompagna la vita, l’evoluzione e il processo di internazionalizzazione del Distretto Sociale Evoluto nei differenti territori in cui esso si sviluppa.

In attuazione del nuovo piano strategico del Distretto, esplicitamente ispirato a teorie della complessità e ad approcci evolutivi non lineari, il festival da quest’anno assume stabilmente, per il prossimo futuro, le connotazioni di un “intreccio” armonico di percorsi culturali, scientifici ed artistici, ri-pensati quali emergenze ed anticipazioni delle necessarie e urgenti “metamorfosi” umane e quale complemento di quei percorsi che permetteranno di strutturare, già nel 2024, la Scuola Euro-Mediterranea di alta formazione per l’Economia Responsabile, per un’economia, cioè, che si ispiri a criteri di giustizia sociale e giustizia ambientale.

Nel 2024 il Festival rifletterà su come le scelte di oggi, culturalmente, economicamente, socialmente e tecnologicamente connotate, saranno determinanti per “Scegliere il domani”.

Qui il programma

 

 

Qui, una gallery degli anni precedenti

 

 

 

Fake news: c’è il “Manifesto per l’uso responsabile dei dati”

Dai falsi dati sulle spese sanitarie della campagna pro Brexit alla negazione dei risultati delle elezioni americane e del cambiamento climatico le fake news prosperano dove i dati sono ignorati.

Per questo NetPolitics, associazione promotrice di attività culturali e di formazione sul tema del digitale, della comunicazione e della partecipazione, nata a inizio 2024, ha lanciato oggi il “Manifesto per l’uso responsabile dei dati”, 10 principi contro la cultura delle fake news e per l’ecologia dell’informazione.

L’uso consapevole dei dati proposto dal Manifesto è stato al centro dell’incontro tenutosi in Treccani giovedì’ 4 luglio in Sala Igea.

Dopo i saluti del Direttore della Treccani, Massimo Bray,  che ha sottolineato il valore dei dati per la costruzione di una democrazia solida e di una conoscenza diffusa, è seguito il dibattito sul tema “Etica e dati per una comunicazione trasparente e democratica” moderato da Giovanna Vitale, giornalista de la Repubblica con Massimiliano Panarari, associato di Sociologia dei processi culturali e comunicativi, Università di Modena e Reggio Emilia, Gianluca Passarelli, Ordinario di Scienza Politica, Sapienza Università e Valentina Sacchetta, presidente NetPolitics.

Il Manifesto – ideato dall’Associazione NetPolitics, presieduta da Valentina Sacchetta, comunicatrice under 30 e dal Comitato Scientifico di DataPolis, diretto dal professor Gianluca Passarelli, ordinario di Scienza Politica della Sapienza – ribadisce un vecchio adagio del giornalismo analogico: un’affermazione non è credibile e fondata se non si basa su dati, e include alcune proposte: dall’educazione all’uso dei dati fin dalla scuola media, al sostegno alla ricerca pubblica e senza scopo di lucro sui dati, incoraggia la trasparenza nell’uso dell’intelligenza artificiale, condanna la profilazioni psicologica a fini elettorali, come avvenuto nel caso di Cambridge Analytica.

Intorno ai principi del Manifesto NetPolitics organizza, dal 18 al 22 settembre 2024 a Fano, la “Scuola Estiva DataPolis”. La prima edizione si concentrerà sull’uso dei dati nella comunicazione pubblica, politica, sociale. Parteciperanno tra gli altri Guido Scorza, componente del Garante per la protezione dei dati personali), Titti Postiglione, Vice Direttrice Protezione Civile.

Programma completo e iscrizioni su https://netpoliticsaps.it/

 

 

Qui per rivedere la presentazione: