Spazi di rigenerazione urbana e sociale in Italia: questi sono i Community hub presentati da Euricse. Si tratta di spazi multifunzionali e polivalenti che ospitano una varietà di attività e di attori sociali.
La ricerca condotta da Euricse, con il coordinamento scientifico di Jacopo Sforzi, si propone di approfondire l’evoluzione dei Community hub in Italia negli ultimi anni. Questa indagine fa parte di un progetto pluriennale sulle “Comunità intraprendenti”, che ha mappato le forme di imprenditorialità locale auto-organizzate più diffuse. I Community hub sono una delle categorie identificate, insieme alle imprese di comunità, ai patti di collaborazione, alle portinerie di quartiere, agli empori solidali, alle comunità che supportano l’agricoltura (Csa), alle food coop, alle comunità energetiche rinnovabili e ai FabLab.
Lo studio
Lo studio “I Community hub: spazi multifunzionali tra rigenerazione urbana e rigenerazione sociale” appena pubblicato, delinea i tratti peculiari dei Community hub, ne analizza la distribuzione geografica, i settori di attività e le direzioni di sviluppo nel tempo. Mediante progetti di riqualificazione, i Community hub restituiscono alla comunità spazi che nel corso degli anni avevano perso la loro originaria funzione, trasformandoli in luoghi multifunzionali in grado di generare nuovo valore socio-economico grazie alla partecipazione attiva della comunità. Questi hub agiscono come incubatori di processi di rigenerazione urbana e sociale, coinvolgendo la comunità attraverso strumenti sia informali (come incontri e assemblee cittadine) che formali (comunicazioni su stampa locale, social media, web).
Il fenomeno continua a crescere, sia in termini numerici che di riconoscimento a livello di politiche locali. Rispetto ai dati del primo Rapporto generale “Le Comunità intraprendenti in Italia”, considerati fino alla fine del 2021, i Community hub hanno visto una crescita del 140% a fine 2023. Quanto alla loro diffusione, delle 140 esperienze di Community hub mappate al dicembre 2023, il 71,7% si trova nel Nord del Paese, il 7,5% al Centro e il 20,8% nelle Isole e al Sud.
I Community hub condividono gli stessi obiettivi, ma adottano strategie diverse in base ai bisogni e agli interessi della propria comunità e al contesto socio-istituzionale nel quale nascono e operano. I settori di attività prevalenti includono: coworking, aggregazione e socialità, welfare, cultura, rigenerazione urbana ed educazione.
Negli ultimi anni il settore del welfare sta assumendo sempre più rilevanza, facendo dei Community hub presidi sociali di prossimità che garantiscono nuovi servizi di welfare locale (orientamento al lavoro, inclusione lavorativa di soggetti svantaggiati, corsi di italiano per stranieri, sportelli di ascolto).
Dall’analisi empirica, che si è concentrata su quattordici Community hub, è emersa la capacità di questi spazi di armonizzare processi di rigenerazione urbana e sociale, introducendo innovazioni nell’ambiente urbano a partire dalle esigenze quotidiane degli abitanti.
Gli autori concludono il rapporto riflettendo sull’importanza cruciale di ottenere un riconoscimento formale dalla Pubblica Amministrazione per realizzare pienamente il potenziale di queste iniziative. Questo passo è fondamentale per promuovere un nuovo modello di governance urbana basato sulla cooperazione tra i diversi attori pubblici e privati che compongono la comunità, nell’ottica di avviare nuovi modelli di amministrazione condivisa.
Le sezioni
Il rapporto è strutturato in quattro sezioni:
1) Informazioni generali sui Community hub in Italia: definizione, distribuzione geografica e principali settori di attività.
2) Presentazione dei risultati dell’analisi empirica con un focus sui modelli di governance, gli strumenti di partecipazione adottati per attivare il coinvolgimento
delle comunità e i rapporti con il territorio circostante.
3) Un approfondimento realizzato attraverso l’analisi di cinque studi di caso: CasciNet, Community hub sito in una cascina della periferia periurbana milanese
gestito congiuntamente da un’associazione di promozione sociale e da un’impresa sociale; Cult-Community hub, realtà perugina gestita tramite un modello di
governance partecipata; MareMemoriaViva, ecomuseo palermitano gestito tramite partenariato speciale pubblico-privato; ViviamoLaq, Community hub aquilano che si distingue per la sua dimensione spaziale (un container dell’Irpinia degli anni ‘80); Beeozanam, centro polivalente torinese che unisce l’esperienza di Community hub a quella di portineria di quartiere.
4) Conclusioni e suggerimenti per promuovere le iniziative di Community hub come modello inclusivo di governance urbana.
All’evento di presentazione del Rapporto, insieme al coordinatore scientifico del progetto Jacopo Sforzi (Euricse), e alle ricercatrici Caterina de Benedictis (Euricse e Università di Enna “Kore”) e Silvia Scarafoni (Euricse e Università degli Studi di Perugia), hanno portato il loro contributo sul tema anche Claudio Calvaresi (Avanzi), Pasquale Bonasora (Labsus), Erika Capasso (Comune di Bologna – Case di Quartiere) e Davide Di Muri (Comune di Brindisi – Case di Quartiere). Le esperienze territoriali sono state presentate da Emanuela Saporito (Beeozanam – Torino), Cristina Alga (Mare Memoria Viva – Palermo), e Paola Bulletti (Fondazione Mps – Culture Ibride – Siena).