Cpr, il Consiglio di Stato annulla il capitolato d’appalto

Cpr, il Consiglio di Stato annulla il capitolato d’appalto e impone al Ministero dell’Interno di introdurre modifiche significative in materia di tutela della salute e di prevenzione del rischio suicidario all’interno di queste strutture. Lo annunciano soddisfatte le associazioni ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione) e Cittadinanzattiva.

La sentenza n. 7839 del 7 ottobre 2025, ottenuta grazie agli avvocati ed avvocate Ginevra Maccarrone, Martina Ciardullo, Giulia Crescini, Salvatore Fachile, Gennaro Santoro, Maria Teresa Brocchetto, Valeria Capezio, Antonello Ciervo, Loredana Leo e Livia Stamme, ha accolto l’appello contro il Ministero dell’Interno per l’illegittimità del Decreto Ministeriale del 4 marzo 2024, relativo allo schema di capitolato di appalto dei Centri di Permanenza per il Rimpatrio.
Questa decisione rappresenta una vittoria fondamentale per la tutela dei diritti delle persone trattenute nei CPR, in particolare per il diritto alla salute.

Un passo avanti per la tutela della salute nelle strutture di detenzione amministrativa

In Italia, la gestione della privazione della libertà personale per i migranti irregolari e i richiedenti asilo avviene in strutture private, i cosiddetti CPR, dove ogni aspetto relativo ai diritti fondamentali (salute, alimentazione, comunicazione, ecc.) è affidato a soggetti privati, detti enti gestori. Questo sistema differisce da quello penitenziario, dove la gestione avviene direttamente tramite il Ministero della Giustizia. Nel caso dei CPR, il Ministero dell’Interno stabilisce le linee guida attraverso il capitolato di appalto, sulla base del quale vengono redatti i bandi.

La sentenza del Consiglio di Stato, che fa proprie le criticità presenti nei CPR ed esposte in ricorso anche sulla base dei report del Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale, ha evidenziato l’inadeguatezza del capitolato rispetto agli standard previsti dalla direttiva del 19 maggio 2022 (cd. Direttiva Lamorgese), nonché la necessità di una tutela sanitaria più stringente.

In particolare, la sentenza sottolinea che le disposizioni in ambito carcerario relative alla tutela della salute e alla prevenzione del suicidio devono costituire un parametro minimo di riferimento per i CPR. Sebbene non sia obbligatorio applicare identicamente gli standard sanitari penitenziari nei CPR, le strutture carcerarie possono fungere da modello per migliorare gli standard di assistenza sanitaria e psicologica nei CPR. E questo, vale la pena aggiungere, soprattutto considerato che le persone costrette nei CPR non hanno commesso alcun reato.

La decisione implica, inoltre, che i bandi redatti sulla base di questo capitolato sono illegittimi, e di conseguenza, le persone trattenute nei CPR non sono adeguatamente tutelate nel rispetto del loro diritto alla salute.

Infine, questa sentenza è stata adottata in continuità con la sentenza n. 96 della Corte Costituzionale, che aveva già ammonito il legislatore sull’urgenza di intervenire in materia di CPR, poiché manca una normativa primaria che stabilisca parametri precisi riguardo alle condizioni di vita e alla tutela dei diritti fondamentali delle persone trattenute. In tal senso, il Consiglio di Stato ammonisce il Ministero, affermando che: “Nelle more dell’indispensabile intervento del legislatore, le Amministrazioni competenti sono chiamate ad un attento esame della situazione fattuale nei Centri, affinché la riformulazione delle disposizioni impugnate del capitolato possa tener conto di ogni elemento rilevante, nella prospettiva di garantire livelli di assistenza socio-sanitaria in linea con le previsioni costituzionali e sovranazionali”.

L’avv.ta Ginevra Maccarrone di ASGI precisa: “Questa sentenza in linea con la più recente giurisprudenza ci conferma che il sistema dei CPR è totalmente inadeguato al nostro quadro costituzionale e la società civile si auspica la chiusura dei CPR che in nessun modo sembrano poter rispettare i valori fondanti della nostra società”.

Il ruolo cruciale delle azioni collettive

Questa vittoria è frutto di un lungo percorso legale che ha visto il coinvolgimento di numerose realtà civiche, tra cui A buon Diritto, ActionAid, Arci, Be Free, CILD, Giuristi Democratici, Psichiatria Democratica e Spazi Circolari.

Nonostante il rigetto iniziale in primo grado, il Consiglio di Stato ha accolto l’appello, dando ragione alle associazioni e segnando un’importante conquista per la giustizia sociale.

Inoltre, questo contenzioso ha facilitato la creazione di una rete intersezionale tra le associazioni che si occupano dei diritti delle persone straniere e quelle che si occupano di vulnerabilità psichiatriche e della tutela della salute nelle strutture di detenzione, che si affianca ai movimenti che, già da tempo, chiedono la chiusura definitiva di questi luoghi di trattenimento per persone che non hanno commesso alcun reato.

foto copertina: Mai più lager – NO ai CPR

Intesa Comuni-Federcasse: serve presenza bancaria nelle aree periferiche

Intesa Comuni-Federcasse: serve presenza bancaria nelle aree periferiche – E’ stato firmato poco fa, a Napoli, il “Protocollo di intesa” tra Anci Federcasse (in rappresentanza del sistema delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen italiane).
L’intesa è stata sottoscritta dal presidente di Federcasse Augusto dell’Erba e dal presidente dell’ANCI e sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, a margine del Convegno di Studi della Federazione Lombarda delle BCC che si è tenuto nel capoluogo campano e che ha discusso i temi dello sviluppo integralmente sostenibile e partecipato dei territori e dello spopolamento delle aree interne.
L’iniziativa nasce con il duplice obiettivo di valorizzare e incentivare la presenza e l’innovazione dei servizi bancari offerti dalle BCC-Casse Rurali-Casse Raiffeisen nei territori e di sviluppare la capacità di servizio delle BCC nei confronti delle Amministrazioni comunali e dei loro consorzi in tutte le aree del Paese, sia centrali sia periferiche.
Il Protocollo individua alcuni ambiti operativi sui quali sviluppare specificamente la collaborazione tra BCC e Amministrazioni Comunali: facilitare l’accesso ai finanziamenti e migliorare l’efficienza degli strumenti in uso, come convenzioni POS o sistemi di pagamento PA remoto; garantire solidità e tutela della reputazione del sistema del credito cooperativo; promuovere la formazione per un uso responsabile del denaro ed educazione finanziaria in collaborazione con i Comuni; costruire alleanze operative con associazioni di categoria, corpi intermedi e consorzi per creare reti sinergiche.
In tale prospettiva generale, ANCI e Federcasse – si legge nel Protocollo – si impegnano a promuovere anche percorsi di analisi, sperimentazione e condivisione di strumenti e politiche per il contrasto ai fenomeni di spopolamento e desertificazione dei servizi che interessano ampie aree del nostro Paese, con particolare riferimento alle cosiddette “aree interne”.
Nel Protocollo anche l’impegno a costituire un “Tavolo di coordinamento” tra ANCI e Federcasse con finalità di programmazione, monitoraggio e valutazione delle azioni da condividere ed attuare, in coordinamento con le Federazioni locali delle BCC ed il supporto industriale delle capogruppo dei Gruppi Bancari Cooperativi BCC Iccrea e Cassa Centrale e del sistema Raiffeisen dell’Alto Adige.
In Italia operano 216 Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali e Casse Raiffeisen attraverso 4.095 sportelli, oltre il 21 per cento del totale degli sportelli bancari italiani. Poco meno di un terzo degli sportelli BCC è collocato in Comuni delle Aree interne. In 791 Comuni, le BCC rappresentano l’unica presenza bancaria (questo dato nell’ultimo decennio è aumentato del 43%).
“L’accordo di oggi – ha dichiarato il presidente di Federcasse Augusto dell’Erba – rappresenta una naturale declinazione del ruolo svolto da sempre dalle Banche di Credito Cooperativo nei territori italiani. Si avvia ora una fase nuova e metodologicamente originale che valorizzerà e potenzierà la capacità di servizio delle BCC – i cui unici proprietari sono i cittadini e le imprese che vivono nei territori – alle Amministrazioni Comunali e ai loro Consorzi in tutte le Aree del Paese. Ciò anche grazie anche al supporto delle Capogruppo dei Gruppi Bancari Cooperativi Iccrea e Cassa Centrale e al sistema Raiffeisen dell’Alto Adige e delle Federazioni territoriali delle BCC. Si svilupperanno o nasceranno ex-novo forme di collaborazione capaci di migliorare la qualità della vita delle persone. Come confermato anche dai risultato del 7° Rapporto sulla generatività e il ben-vivere promosso da Federcasse e presentato sabato scorso a Firenze. Insieme all’ANCI intendiamo promuovere e sviluppare un dialogo che parta dai territori e dalle persone, con nuove forme di partecipazione allo sviluppo partecipato e durevole”.
Per il presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, “Sostenere concretamente lo sviluppo partecipato dei nostri territori è tra le nostre priorità, il protocollo d’Intesa firmato oggi va in questa direzione. È nostro dovere, come amministratori locali, garantire il mantenimento dei servizi essenziali in ogni comunità, specialmente in quelle meno servite. Su questo fronte, le Banche di Credito Cooperativo svolgono un ruolo insostituibile di presidio territoriale anche nelle aree interne e nei piccoli comuni, spesso penalizzate dalle logiche di mercato, dove è importante invece garantire una presenza bancaria stabile e funzionale. La nostra collaborazione nasce infatti dal comune obiettivo di affrontare insieme l’emergenza nazionale dello spopolamento e della desertificazione dei servizi nelle aree interne e garantire un futuro alle comunità più periferiche del Paese”.
foto Anci

Archivi e Inps, accordo per il patrimonio archivistico

Archivi e Inps, accordo per il patrimonio archivistico – Convenzione tra Direzione generale Archivi e INPS per la tutela e la valorizzazione del patrimonio archivistico

Nella sede della Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura, è stata sottoscritta una convenzione di collaborazione in materia archivistica tra la Direzione generale Archivi e l’Istituto nazionale della previdenza sociale (INPS).

L’accordo, firmato dal Direttore generale Archivi Antonio Tarasco e dal Direttore centrale Benessere organizzativo, sicurezza e logistica dell’INPS Giulio Blandamura, mira a rafforzare le attività di tutela, conservazione e valorizzazione del vasto patrimonio archivistico prodotto e conservato dall’INPS, riconosciuto come bene culturale ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

La convenzione – di durata quinquennale – prevede programmi congiunti di formazione e aggiornamento del personale INPS in materia di gestione documentale e conservazione archivistica; iniziative finalizzate al miglioramento delle condizioni di conservazione e fruizione degli archivi storici dell’INPS; l’elaborazione di progetti di descrizione e digitalizzazione, con la pubblicazione degli inventari nei sistemi informativi dell’Amministrazione archivistica; lo sviluppo di metodologie e standard di descrizione e la promozione della divulgazione scientifica e culturale del patrimonio documentale.

La collaborazione valorizza la missione comune di garantire la tutela e la fruibilità di un patrimonio archivistico di rilevanza nazionale, favorendo la conoscenza della storia sociale e previdenziale italiana.

Secondo il Presidente dell’INPS, Gabriele Fava “Con questa convenzione, l’INPS compie un passo decisivo nel coniugare memoria e innovazione. Il nostro patrimonio archivistico non è soltanto una raccolta di documenti, ma la storia sociale e lavorativa del Paese, che merita di essere custodita e resa accessibile alle generazioni future. Valorizzare i nostri archivi significa riconoscere il valore del lavoro come identità collettiva, e fare della conoscenza del passato uno strumento di trasparenza e di fiducia verso le istituzioni. La collaborazione con la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura rafforza la nostra missione: costruire un welfare generativo, capace di unire tutela, innovazione e cultura come pilastri di coesione e progresso civile”.

“Grazie a questo accordo, per la prima volta le 17 Scuole di Archivistica potranno aprirsi anche ai dipendenti INPS per poter svolgere formazione su tematiche archivistiche, così contribuendo alla formazione specialistica del personale dell’Istituto previdenziale. Ciò gli consentirà di apprendere le nozioni di base in grado di guidarli nella quotidiana archiviazione degli immensi archivi INPS” – ha dichiarato Antonio Tarasco, Direttore generale Archivi –. Con questo accordo mettiamo a sistema competenze e risorse per garantire una conservazione più efficace e per rendere progressivamente accessibile, anche in forma digitale, un patrimonio di grande valore storico e identitario per la collettività”, conclude Tarasco.

Per il Direttore Centrale Benessere Organizzativo, Sicurezza e Logistica, Giulio Blandamura, “è un accordo che la Direzione Generale dell’INPS e la Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura hanno fortemente voluto. La molteplicità degli obiettivi che si vogliono raggiungere attraverso questa convenzione di collaborazione in materia archivistica vanno dalla formazione, finalizzata allo sviluppo di competenze specifiche dei dipendenti INPS che svolgono la funzione di governo degli archivi documentari, alla gestione e valorizzazione di circa 1700 chilometri lineari distribuiti su tutto il territorio nazionale.

I documenti conservati nell’Archivio centrale INPS hanno un alto valore storico-culturale e rappresentano un patrimonio che rappresenta non solo la storia dell’Istituto ma quella della Paese. Nell’archivio è custodito materiale che risale al 1898, data di fondazione, ma anche testimonianze di fondi che hanno anticipato la nascita dell’Istituto stesso.

L’accordo prevede di implementare progetti ad alto contenuto di innovazione tecnologica, in particolare di digitalizzazione del patrimonio documentale che dovrà essere conservato illimitatamente, e dove il contributo delle consolidate conoscenze specifiche della Direzione generale Archivi del Ministero della Cultura sarà determinante”.

Fnec, Banerjee: reddito di base e povertà

Fnec, Banerjee: reddito di base e povertà – La Lectio civilis di Abhijit Banerjee al Festival Nazionale dell’Economia Civile

A Palazzo Vecchio (Firenze), nell’ambito della settima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile (FNEC), l’economista Abhijit Banerjee (Premio Nobel per l’Economia 2019) ha tenuto la Lectio civilis “Povertà e democrazia”, in dialogo con Leonardo Becchetti, direttore del Festival e co-fondatore di NeXt Economia. Cuore valoriale del Festival è l’idea che le intelligenze relazionali — capacità di cooperare, ascoltare, costruire legami di fiducia — siano il motore della democrazia partecipata e di uno sviluppo sostenibile e generativo.

Aprendo la Lectio, Banerjee ha affrontato uno dei temi più divisivi: reddito di base e povertà.

Contro l’idea che il reddito di base “impigrisca”, ha richiamato l’evidenza empirica: «Esiste una splendida meta-analisi su 140 studi, realizzata dall’economista Dean Karlan, che mostra che le persone lavorano di più, non di meno, quando ricevono un reddito di base». Ma ha aggiunto che il denaro non basta: «È importante che sia accompagnato da un minimo di riflessione preventiva: con questo denaro che cosa farai? Perché vuoi farlo? Parlare con le persone prima che ricevano il denaro spesso ha effetti importanti».

Il Nobel ha collegato la discussione all’era dell’intelligenza artificiale: «Non penso davvero al semplice “dare soldi”. Dobbiamo pensare a che cosa chi li riceve farà della propria vita. Nel contesto dell’IA questo è diventato un tema enormemente attuale. Le persone sono spaventate: temono di non avere un lavoro e, anche con un reddito di base universale, resta la domanda “che cosa ne faremo del nostro tempo?”». Da qui la critica alla visione “romantica” del tempo libero: «L’idea tipica dei ricchi californiani secondo i quali, avendo tempo, tutti suoneranno la chitarra e coltiveranno la vite, non è realistica: la maggior parte delle persone è sotto forte pressione quando non ha qualcosa da fare».

Sollecitato da Becchetti sui paradigmi generativi dell’economia civile, Banerjee ha insistito sul binomio risorse e progettualità sociale: «Non abbiamo ancora iniziato a riflettere su quale forma prenderà l’era post-IA. Abbiamo popolazioni che invecchiano, servizi di cura all’infanzia insufficienti e molte persone senza attività utili o soddisfacenti. Questa combinazione è un’opportunità se, oltre a dare denaro, creiamo attività socialmente significative». Ha citato in particolare cura degli anziani, childcare e tutela ambientale: «Sono spesso beni pubblici non profittevoli: dobbiamo pensare a come finanziarli». Un’opportunità può arrivare anche da come oggi il lavoro viene vissuto da una quota sempre crescente di giovani che «mostrano crescente insoddisfazione e aumento dei casi di depressione» ad ulteriore riprova del fatto che «nessuno di noi è solo “homo economicus” — ha detto con ironia Banerjee — «tranne forse Elon Musk, ma quasi nessun altro. Per fortuna». La via d’uscita, per l’economista, è ricostruire comunità vive e lavori che sostengano le persone, perché «provare piacere nel dare quanto nel ricevere» è parte della nostra natura e del benessere democratico.

Fnec, il piano dell’economia sociale e civile

Fnec, il piano dell’economia sociale e civile 

Si è conclusa a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, la settima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, che ha lanciato un messaggio forte con l’ultimo panel dal titolo “Democrazia è partecipazione”, durante il quale sono stati premiati giovani e organizzazioni giovanili.

Leonardo Becchetti (Direttore del Festival dell’Economia Civile e co-fondatore di NeXt Economia) ha commentato: «Il Festival non è un evento, ma un movimento: c’è prima e c’è dopo e mette in moto tutta una serie di percorsi che vanno dal consumo e risparmio responsabile, al lavoro sull’amministrazione condivisa, fino all’impegno sui territori, anche nelle aree interne, per promuovere partecipazione, cittadinanza attiva e impegno dei cittadini per il bene comune. È molto importante che non ci sia solo la sensibilità di un giorno – pure importante, come quella che abbiamo avuto in questi giorni – ma che questa sensibilità si traduca in un impegno quotidiano di tutti».

Augusto dell’Erba (Presidente Federcasse–BCC) ha aggiunto: «Ogni volta che teniamo questo incontro registriamo risultati importanti. Quest’anno abbiamo affrontato il grande tema della democrazia partecipata, che è di straordinaria attualità per quello che avviene nel mondo, probabilmente frutto di un deficit di democrazia nei Paesi nei quali questi eventi drammatici si verificano. Noi, con l’economia civile e con il Festival, cerchiamo di far comprendere come, oltre l’azione della beneficenza e della filantropia, esista un’economia che produce un beneficio collettivo: il bene comune».

Maurizio Gardini (Presidente Confcooperative) ha concluso: «Il Festival è stato un grande momento di riflessione, importante per il Paese e per le forze che sono protagoniste dell’economia civile e sociale. Dove l’impresa mette al centro de proprio modello lo sviluppo dei territori e della persona. Logica diversa dalla remunerazione degli utili e del capitale. E poi riappropriarsi e trasferire al Paese l’importanza e la necessità di contrastare una deriva verso l’astensione, verso la non partecipazione – che è una perdita di democrazia – significa riconfermare una scelta economica che è anche una grande scelta politica e sociale: partecipare!».

FNEC25 – L’Economia Civile concreta

Il Festival Nazionale dell’Economia Civile continua a proporre ogni anno un approccio il più possibile concreto per costruire passo dopo passo l’economia che vogliamo: ricerche e studi per rinnovare i contenuti e l’approccio accademico su temi sempre più interconnessi; nuovi contenuti e modalità formative per trasmettere concetti e principi ai più giovani; forme di supporto e proposte concrete per accompagnare organizzazioni, imprese e amministrazioni nel cambio di paradigma.

Le ricerche e il dibattito accademico

Il BenVivere arrivato alla sua settima edizione, ha visto affiancarsi altre due importanti ricerche dedicate a tematiche più che attuali: l’Indice di Sviluppo Umano di Comunità, per andare a misurare quanto generatività e il benessere, considerando che la felicità non è questione di interesse e soddisfazione individuale, ma comunitaria; e Democrazia aumentata che indaga come possono dialogare AI e intelligenza relazionale per supportare il dialogo e la condivisione.

Il dibattito accademico e lo sviluppo degli ambiti di ricerca è altresì importante per consolidare l’approccio dell’Economia Civile e il successo dell’appuntamento Renaissance in Economics, tenutosi a giugno a Firenze e che vedrà la sua terza edizione il prossimo 14 e 15 maggio a Roma, è una conferma di quanto siano attuali queste tematiche.

I contenuti e le modalità formative

Dopo il rilascio dei moduli formativi per le Università Introduzione all’economia civile e alla sostenibilità integrale del 2024 e il Manuale della Sostenibilità Integrale di quest’anno continua a proporre un pacchetto formativo sull’economia sociale e civile multidisciplinare e trasversale ai diversi corsi di laurea. Laboratori interattivi e hackathon continuano ad essere momenti di formazione e confronto sia durante l’anno che durante lo stesso Festival.

L’accompagnamento e le proposte pratiche

Nel corso degli anni il Festival ha prodotto diversi documenti strategici e indicazioni pratiche per accompagnare le buone pratiche nel percorso di applicazione dell’economia civile alla realtà economica: dalla Carta di Firenze all’Action plan per l’Economia Sociale e Civile, dalla Guida pratica dell’amministrazione condivisa e quest’anno il Festival ha assunto una veste di laboratorio per la pace e ha costruito un vero e proprio Piano di Economia Sociale e Civile per la Pace per sperimentare nuove forme di sviluppo e alleanze locali tra comunità e popoli.

Fnec, Pizzaballa: “La fine della guerra non sarà la fine del conflitto”

Pizzaballa: “La fine della guerra non sarà la fine del conflitto. Dovremo ricucire le comunità dal basso con tanta pazienza. Serve una narrazione lucida e solida da contrapporre a quella degli estremismi. Non vogliamo assistenza, ma supporto per costruire iniziative economiche ispirate al bene comune”

Alla settima edizione del FNEC a Firenze è intervenuto in diretta il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, che ha dialogato con Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, sul tema “Democrazia strumento di Pace ed Economia civile”.

“Purtroppo non possiamo farci illusioni: la fine della guerra non sarà la fine del conflitto. L’odio che ha scatenato è ancora profondo, e non c’è una exit strategy, né una chiara prospettiva sul dopo. C’è ancora molto da fare. Proprio per questo, quando le istituzioni politiche e, ahimè, anche quelle religiose vengono meno, è importante fare rete nel territorio. Questo è quello che cerchiamo di fare” ha detto il Cardinale Pizzaballa. “Bisognerà ricucire le comunità dal basso con tanta pazienza. Ci vorrà del tempo”.

Pizzaballa ha ricordato l’esempio di San Francesco, alla vigilia dell’avvio delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte: “San Francesco a suo tempo venne considerato un visionario, un po’ fuori dalle norme, che sfidò l’opinione corrente e i luoghi comuni, cercando il dialogo invece di fermarsi ad acuire le differenze. E alla fine ha trovato qualcuno disposto ad ascoltarlo. La via proposta da San Francesco, improntata al dialogo, è difficile da seguire ma è l’unica che conduca a qualcosa di concreto”.

Il Patriarca ha sottolineato l’efficacia della narrazione degli estremismi, evidenziando come urga costruire una narrazione altrettanto solida e di segno contrario: “Abbiamo lasciato la narrativa delle vicende del Medio Oriente agli estremisti, coloni da una parte e Hamas dall’altra. La loro è una narrativa lucida e solida anche se ovviamente non condivisibile. Noi ci siamo limitati forse ad affermazioni più generiche, più generali, non siamo andati a fondo. Dal punto di vista culturale è importante elaborare una narrazione che sappia rispondere alla linea lucida, chiara e coerente dei radicali. Una narrazione scritta da quanti hanno a cuore il bene comune e vogliono costruire un futuro di pace”.

Un ruolo importante nella scrittura di questa narrazione alternativa, secondo Pizzaballa, deve giocarlo anche l’economia, soprattutto quel paradigma di economia sociale e civile al centro del Festival: “E’ importante aiutare questa parte del Medio Oriente a crescere e a creare iniziative anche di carattere economico – ha detto il Patriarca -.  Non vogliamo essere assistiti, vogliamo essere aiutati a riprendere in mano anche la vita economica, che è essenziale per ogni società: un aiuto per creare gli strumenti, la cultura, i modelli che sono necessari per iniziare”.

A questo proposito, il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, ha ricordato come il sistema cooperativo italiano  – Federcasse, Confcooperative, Palisco, Fondosviluppo – anche negli ultimi difficilissimi due anni abbia proseguito nel rapporto di collaborazione con l’Università di Betlemme per formare manager cooperativi.

Quello attuale, secondo Pizzaballa, “è il momento del territorio, è il momento in cui dobbiamo fare comunità e rete, organizzarsi perché quando il frutto della violenza finirà, ed è questione di tempo. Si dovranno ricostruire non solo quelle che oggi sono macerie, ma un tessuto civile: università, scuole, culture, pensiero, educazione. Soltanto chi avrà avuto in questo momento desiderio di bene, di fare qualcosa di positivo, con questa visione potrà ricostruire. Non chi ha fatto la guerra”.

Anche in questo straordinario dialogo tra Firenze e Gerusalemme si conferma il valore del messaggio e del ruolo del Festival Nazionale dell’Economia Civile, che vuole essere occasione di incontro e di costruzione di comunità, per riaffermare come la speranza non si spenga nonostante la drammaticità della nostra attualità. Per dimostrare che possiamo e sappiamo reagire con l’intelligenza e la cura reciproca ai conflitti globali.

Fnec, la finanza a servizio dei territori

Fnec, la finanza a servizio dei territori – “Risparmio e credito per la crescita delle comunità”: al FNEC il panel che rimette la finanza al servizio dei territori

A Palazzo Vecchio (Salone dei Cinquecento), nell’ambito della settima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile (2–5 ottobre 2025), si è svolto il panel “Risparmio e credito per la crescita delle comunità”, che ha visto tra i protagonisti Paolo Gentiloni, Copresidente della Task Force ONU sulla crisi del debito, ed Enrica Maria Chiappero, professoressa di Economia all’Università di Pavia. Il Festival 2025 è dedicato a “Democrazia partecipata. La sfida delle Intelligenze Relazionali”, un invito a mettere le relazioni al centro dell’azione pubblica ed economica come risposta alle possibili derive dell’IA.

Paolo Gentiloni ha evidenziato la necessità di rigenerare i legami sociali per rendere sostenibile il modello europeo di welfare. Secondo l’ex Commissario europeo per gli Affari economici, non è il tempo dei toni allarmistici sul quadro macro: «Non credo che dobbiamo enfatizzare più di tanto il peso del debito europeo» ha detto. Riferendosi all’Italia ha poi aggiunto che il punto è la pressione che arriva dalla società reale — invecchiamento, squilibri della spesa, nuove vulnerabilità — e dai costi per la transizione verde e la difesa. Qui, secondo Gentiloni, le intelligenze relazionali diventano politica economica: il modo in cui comunità, istituzioni e imprese collaborano determina la capacità di tenere insieme conti e coesione.

«Il tema vero è la pressione sulla finanza pubblica. La solitudine è stata definita la malattia del secolo – ha detto Gentiloni – Come reggere? Abbiamo due leve. Primo: la crescita. Non torneremo agli anni ’70, ma aspirare a una crescita tra l’1,5 e il 2%” — in linea con USA e UE — sarebbe già molto. Servono sostegno alle imprese, salari più alti visto che in Italia sono stagnanti dagli anni ’90 e un uso rapido ed efficace delle risorse europee ancora disponibili. Secondo: dobbiamo ripensare il welfare e le entrate”. Il welfare secondo Gentiloni va ripensato in chiave relazionale mentre dal lato delle entrate c’è da affrontare il “grandissimo tema di come tassare i giganti del web, questione che diventa subito geopolitica».

La professoressa Enrica Maria Chiappero ha richiamato l’urgenza di riallineare finanza ed economia reale, così che risparmio e credito tornino a servire le comunità. Il punto di partenza è un cambio di paradigma: «ci vuole un nuovo modello di sviluppo», perché i dati su disuguaglianze e insostenibilità mostrano i limiti dell’impianto attuale. Negli ultimi decenni, ha spiegato, i mercati finanziari «hanno scaricato i rischi sui consumatori e sui lavoratori, spesso i più deboli», alimentando «lo scollamento che esiste tra economia reale e economia finanziaria».

Per invertire la rotta, Chiappero ha indicato tre cantieri. Primo, ricostruire fiducia: «ricostruire quel rapporto fiduciario che è alla base di ogni sistema del credito e del risparmio», valorizzando le banche di territorio e le imprese generative. Secondo, misurare ciò che conta: «dotarci di strumenti che ci permettono di vedere meglio, di misurare meglio la ricchezza reale», così da riconoscere il valore sociale prodotto da finanza e impresa e orientare coerentemente le risorse. Terzo, inclusione finanziaria: chiedersi qual è «l’effettiva possibilità di avere accesso al credito» per persone e aree vulnerabili e come ridurne il costo, con l’obiettivo di ridurre i divari territoriali.

Fnec, le nuove architetture del consenso

Fnec, le nuove architetture del consenso – Festival Nazionale dell’Economia Civile, presentata la ricerca nazionale “Democrazia Aumentata. AI, Intelligenza relazionale e nuove architetture del consenso”

Nando Pagnoncelli (Presidente IPSOS) e Stefano Quintarelli (Presidente Ass. Copernicani ETS) hanno partecipato, nel corso della 7ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, al panel dal titolo “L’opinione pubblica tra intelligenza artificiale e relazionale”. Il dibattito è stato l’occasione per presentare la ricerca nazionale “Democrazia Aumentata. AI, Intelligenza relazionale e nuove architetture del consenso”.

La ricerca sottolinea come sia cambiato il modo di formare consenso nell’era dell’intelligenza artificiale e, contestualmente, quali rischi comporta un uso distorto delle tecnologie che modellano l’opinione pubblica.

Pagnoncelli ha specificato come «secondo il sondaggio, per metà degli italiani l’intelligenza artificiale comporta più rischi che vantaggi, mentre solo un terzo la considera un’opportunità. Tra i campi in cui se ne riconosce maggiormente il valore, la medicina e l’assistenza sanitaria sono in testa, seguite dalla digitalizzazione della pubblica amministrazione, dove i cittadini sperano in meno burocrazia e più efficienza. Resta però un forte elemento di diffidenza: le persone continuano a preferire l’intervento umano nei compiti più delicati – dalla guida di un’auto alle operazioni chirurgiche, fino al pilotaggio di un aereo o alle decisioni politiche che riguardano il Paese».

Per Quintarelli «la vera domanda è se possiamo usare la tecnologia per migliorare la qualità del confronto pubblico e costruire consenso. Abbiamo sperimentato come l’intelligenza artificiale possa sostenere l’intelligenza relazionale, applicandola a temi fortemente divisivi – dalla transizione ecologica alle migrazioni, fino alle disuguaglianze legate al merito, alle pari opportunità e alla progressività fiscale – per capire se e come possa contribuire a rendere il dialogo più aperto e costruttivo».

Scienza, prevenzione e protezione civile

È iniziata ieri la VII edizione della Settimana Nazionale della Protezione Civile, la manifestazione istituita nel 2019 dal Dipartimento della Protezione Civile (DPC) in occasione della Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri naturali che si celebra ogni anno il 13 ottobre.

Obiettivo dell’iniziativa è sensibilizzare i cittadini sui temi di protezione civile, per scoprire come approcciarsi consapevolmente al territorio e conoscere le buone pratiche da adottare per la riduzione dei rischi e la salvaguardia dell’ambiente.

Il ricco calendario di appuntamenti, in programma fino al 13 ottobre, prevede open day, esercitazioni, convegni, panel e incontri promossi dal DPC e organizzati a livello locale e nazionale in collaborazione con Regioni, Enti locali e strutture del Servizio Nazionale di Protezione Civile.

L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), Centro di Competenza del DPC, aderisce alla manifestazione nell’ambito della giornata dedicata alla Scienza per la prevenzione in protezione civile, durante la quale verranno presentate le attività che la comunità scientifica svolge con finalità di protezione civile.

In particolare, dalle ore 15:00 di giovedì 9 ottobre un ricco programma di interventi consentirà al grande pubblico di conoscere le attività di ricerca e monitoraggio che vengono svolte ogni giorno da ricercatori e tecnici dell’INGV per la sorveglianza sismica, vulcanica e ambientale in continuo del territorio nazionale.

 

L’apertura dei lavori, curata dal Presidente dell’INGV Fabio Florindo, sarà preceduta dai saluti istituzionali di Anna Maria Bernini, Ministro dell’Università e della Ricerca, e Fabio Ciciliano, Capo Dipartimento del DPC.

Seguiranno i collegamenti con le Sale Operative INGV dell’Osservatorio Vesuviano di Napoli, dell’Osservatorio Etneo di Catania e dell’Osservatorio Nazionale Terremoti di Roma, e quello con la Sala di Monitoraggio per lo Space Weather.

I lavori saranno chiusi da un momento di discussione moderato dai Direttori dei Dipartimenti INGV Ambiente e Terremoti, Fabrizia Buongiorno e Salvatore Stramondo.

Perseguire l’evento: Canale Youtube INGV

Fnec, il settimo Rapporto “BenVivere”

Fnec, il settimo Rapporto “BenVivere”

Si è svolta a Palazzo Vecchio, nel Salone dei Cinquecento, la presentazione del 7° Rapporto sul BenVivere e sulla Generatività dei Territori, nell’ambito della settima edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile (FNEC), in corso a Firenze fino a domani.

Tema guida del Festival 2025: “Democrazia partecipata, la sfida delle Intelligenze Relazionali”, filo rosso che orienta sessioni, workshop e dialoghi per una società più inclusiva e responsabile.

La novità del Rapporto 2025

La settima edizione del rapporto del BenVivere e la Generatività dei Territori Italiani, presenta una grande novità, passando dalle classifiche di 107 province alle classi di rating di 53 aree vaste (Metropolitane, Diffuse e Autonome) perché i confini delle Aree Vaste risultano essere più rappresentativi delle esigenze dello sviluppo locale economico e integrale, in quanto quasi perfettamente corrispondenti alle aree di afferenza delle Camere di Commercio.

Nel Rapporto 2025 sono presi in esame 18 indicatori “iconici”, che afferiscono a tutte le otto dimensioni del BenVivere, quindi analizzati confrontando i loro livelli medi fra le due tipologie di Area Vasta (Diffusa e Metropolitana) I risultati restituiscono una fotografia interessante di come, a seconda del punto focale che si prende in esame, si registri una migliore condizione di qualità della vita in una tipologia di Area Vasta piuttosto che in un’altra, anche all’interno della stessa dimensione del BenVivere.

I principali risultati evidenziano che la performance sull’energia da fonti rinnovabili è particolarmente negativa: 39 aree vaste (74%) si trovano nella fascia più bassa e solo la Valle d’Aosta si colloca in classe verde. Le aree metropolitane di Milano, Roma, Bologna e Torino sono le uniche a raggiungere le fasce alte per la transizione digitale, verde e relazionale del lavoro. Le start-up green/social sono poco diffuse: sono solo 8 le aree presenti nelle prime due fasce. Dal rapporto emerge anche una forte disparità territoriale nella presenza degli enti del Terzo Settore: solo Bolzano, Trento, Firenze e Toscana Meridionale raggiungono le classi alte. Sono presenti fenomeni di criticità trasversale nella capacità di cura, soprattutto nell’assistenza alle persone fragili (77% delle aree in classe CCC). Anche nell’assistenza agli over65 e ai diversamente abili, le performance restano mediocri, senza forti differenze geografiche. In Italia l’uso delle piste ciclabili è limitato e, al contrario, l’intensità del traffico penalizza soprattutto le aree metropolitane. Il rapporto evidenzia anche ampi divari nell’accesso ai servizi finanziari (provocati principalmente dalla desertificazione bancaria) e nella presenza di assistenza a persone in povertà. La diffusione di modelli di biodiversità d’impresa (con una consistente presenza di cooperative, imprese sociali) è più elevata al Sud.

L’analisi contenuta nel rapporto può contribuire al dibattito politico ed economico su come migliorare la qualità della vita su tematiche specifiche e rilevanti con azioni a geometrie variabili a seconda che si tratti di Aree Vaste Diffuse o di Aree Vaste Metropolitane.

Le voci dal Festival

Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse BCC, ha richiamato l’urgenza di una finanza plurale: «Mi sembra che la biodiversità nell’industria bancaria italiana si stia restringendo perché sostanzialmente è molto diminuito il contributo delle banche popolari.» Per Gatti «il contesto normativo europeo non ci aiuta. Riteniamo invece che siano interessate anche le autorità, soprattutto europee, ad avere una diversità bancaria» così da evitare di avere i centri decisionali solo «in alcune grandi capitali con grattacieli molto alti, ma lontane dai territori».

Alberto Felice De Toni, sindaco di Udine, ha offerto il punto di vista delle comunità locali: «Udine, nel 2023, ha vinto il primo premio per la qualità della vita. Negli ultimi anni siamo sempre rientrati nella top 10», ha ricordato, collegando i risultati a pratiche di partecipazione: i quartieri partecipati che «propongono al Consiglio comunale interventi» su viabilità, verde e qualità dello spazio pubblico; la “sicurezza partecipata”, con cittadini formati alle segnalazioni in un sistema coordinato con Prefetto e Polizia di Stato; il lavoro del Comune per accompagnare il cambio di modello necessario per provare a resistere all’avanzata del commercio online.

Il professor Stefano Zamagni, docente di Economia Politica ha sottolineato che “il problema fondamentale è il rapporto tra intelligenza artificiale e cooperazione”. Su questo “è necessario aprire un fronte di riflessione: l’obiettivo è arrivare ad una algoritmica che riconosca esplicitamente la forma di impresa cooperativa perché il rischio altrimenti è che questa venga bypassata, con tutte le implicazioni conseguenti che arriveranno il giorno in cui gran parte delle decisioni operative verrà assunta dalle macchine”.

Il FNEC nasce da un’idea di Federcasse (Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen) promosso con Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco, Assicooper, Federazione Toscana delle BCC, Enel, Frecciarossa, Publiacqua e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, SEC – Scuola di Economia Civile, Gioosto e di MUS.E.