Festival Nazionale dell’Economia Civile, focus sulle fragilità

Festival Nazionale dell’Economia Civile, focus sulle fragilità

Le croniche fragilità strutturali, ambientali ed economiche del nostro Paese possono essere una zavorra insostenibile in un contesto di grandi transizioni (soprattutto ambientale e digitale) aggravate dalle crisi geopolitiche. È quindi necessario puntare su una modernizzazione del sistema Paese a partire dal superamento dei vincoli burocratici e delle sacche di inefficienza.

Di questo si è parlato nel panel “Nonostante le fragilità” nel corso del Festival Nazionale dell’Economia Civile. Un vero e proprio colloquio con gli autori del saggio “Governare le fragilità”, Bernardo Giorgio Mattarella (Professore di Diritto amministrativo Università LUISS Guido Carli) e Roberto Garofoli (Presidente di Sezione del Consiglio di Stato già Sottosegretario Presidenza del Consiglio dei Ministri).

Per Mattarella «gli Stati europei nel loro insieme spendono per la difesa più di Russia e Cina, ma meno degli Stati Uniti. Il vero problema non è la quantità della spesa, bensì la sua frammentazione. Una maggiore integrazione e un migliore coordinamento nella produzione e gestione dei sistemi d’arma consentirebbero di ottenere più efficienza e notevoli risparmi, evitando la dispersione dovuta alla molteplicità di modelli e procedure. Inoltre, non possiamo più dare per scontata la protezione della NATO e degli Stati Uniti: l’Europa deve rafforzare la propria autonomia e capacità difensiva comune».

Secondo Garofoli «l’Europa ha costruito la propria prosperità grazie al cosiddetto ‘dividendo della pace’, crescendo in un contesto di stabilità e apertura dei mercati, pur perdendo terreno rispetto a Stati Uniti e Cina. Questo equilibrio, fondato anche sulla protezione garantita dalla NATO e dagli Stati Uniti, oggi è in crisi e i cambiamenti si stanno manifestando con grande rapidità. Debolezze a lungo ignorate richiedono ora politiche di medio-lungo periodo, ma i tempi della politica e dei governi spesso non coincidono con quelli necessari per attuarle. È quindi indispensabile definire strategie strutturali e riforme di ampio respiro, sostenute da istituzioni efficienti e da una visione comune europea, perché nessun Paese può affrontare da solo sfide di questa portata».

Il FNEC nasce da un’idea di Federcasse (Associazione Nazionale delle Banche di Credito Cooperativo, Casse Rurali, Casse Raiffeisen) promosso con Confcooperative, organizzato e progettato con NeXt – Nuova Economia per Tutti, con il contributo di Fondosviluppo, Assimoco, Assicooper, Federazione Toscana delle BCC, Enel, Frecciarossa, Publiacqua e la collaborazione dell’Università degli Studi di Firenze, SEC – Scuola di Economia Civile, Gioosto e di MUS.E.

Fnec, il saluto di Mattarella: «Necessario ripensare i paradigmi economici»

Fnec, il saluto di Mattarella: «Necessario ripensare i paradigmi economici»

Seconda giornata per la 7ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, che dopo l’apertura all’Università di Firenze prosegue nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

Il via ai lavori è stato dato con la lettura del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella agli organizzatori del Festival, nel quale il Capo dello Stato ha sottolineato come la partecipazione attiva dei cittadini sia fondamentale in ogni ambito della vita sociale, inclusa quella economica. In una società liberal-democratica, infatti, democrazia ed economia di mercato condividono l’idea di uguaglianza, sancita dalla Costituzione, che mira a garantire una “democrazia sostanziale”.

Il bene comune non coincide con l’interesse di una maggioranza, ma coinvolge ogni individuo, famiglia e impresa. Per questo è necessario ripensare i paradigmi economici, soprattutto in un contesto di crisi internazionale che minaccia obiettivi globali come crescita e giustizia sociale.

La partecipazione civica diventa così decisiva per adottare politiche in grado di soddisfare i bisogni delle comunità e creare benefici durevoli per le future generazioni, evitando la distruzione delle risorse del pianeta.

Sara Funaro (Sindaca del Comune di Firenze) ha fatto gli onori di casa, dichiarando: «È importante affrontare tematiche legate alla pace, tanto care a Firenze quanto al resto del mondo, ma particolarmente significative per la nostra città. Firenze, città di Giorgio La Pira, poche settimane fa ha ospitato un festival in cui israeliani e palestinesi hanno dialogato insieme sul palco. È attraverso il confronto e il dialogo che si cresce e si costruisce, proprio nello spirito della democrazia partecipata. Quest’anno, più che mai, avere un evento dedicato all’economia civile che ci permette di confrontarci con istituzioni, stakeholder e rappresentanze costituisce un’ulteriore opportunità di dialogo e di condivisione, capace di tradursi in proposte e idee concrete da trasformare in progetti reali».

Fabrizia Lapecorella (Vice Segretario Generale dell’OCSE): «Quando le politiche pubbliche generano risultati, cresce la disponibilità dei cittadini e cresce la democrazia, ma bisogna perseguire questo obiettivo in maniera concreta. L’OCSE da anni si occupa di misurare l’impatto delle politiche sul benessere ed oggi abbiamo un quadro di riferimento in misura non soltanto materiale, ma anche immateriale. Molti elementi del nostro framework riflettono i valori dell’economia civile e tra questi due sono particolarmente rilevanti per il rinforzamento della democrazia: si tratta del capitale sociale e della partecipazione civica. Il capitale sociale è quell’insieme di norme e regole condivise, e scopi istituzionali che rendono possibile la cooperazione e la coesione dei corpi sociali, mentre la capacità di partecipare e l’effettiva partecipazione alla vita sociale è una condizione essenziale per consentire alla società di rispondere positivamente agli eventi».

Per Leonardo Becchetti (Direttore del FNEC e Co-fondatore NeXt Economia): «oggi si è già passati dal PIL al benessere multidimensionale, ma occorre compiere “l’ultimo miglio”: muoversi verso un fine che dia senso alla vita. Con l’economia civile e il Manifesto del Rinascimento Economico, firmato da 300 studiosi, si promuove la visione di un “uomo integrale” che ha bisogno di cinque dimensioni fondamentali: sentirsi parte di qualcosa, trascendenza, senso della vita, qualità delle relazioni e generatività. La generatività – ossia la felicità che nasce dal sapere che le proprie azioni hanno un impatto sugli altri – è da anni al centro del Rapporto sul Ben Vivere. In questo senso, il Festival rappresenta non solo una festa collettiva, ma anche un bene relazionale: un momento di creatività, collaborazione e riflessione condivisa».

Fnec, le imprese ambasciatrici 2025

Fnec, le imprese ambasciatrici 2025 – Festival Nazionale dell’Economia Civile: le aziende Ambasciatrici 2025

Firenze ospita la 7ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, dedicata a valorizzare pratiche d’impresa che coniugano sostenibilità, innovazione e responsabilità sociale. Nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio sono stati consegnati i riconoscimenti, alla presenza di Alberto Grilli (Presidente Confcooperative Toscana) e di Silvia Russo (coordinatrice servizi metabancari, Federazione Toscana BCC), promotrice del percorso ESG regionale.

Le imprese premiate come Ambasciatrici dell’Economia Civile 2025 sono Agricoltura Capodarco, cooperativa sociale che unisce agricoltura biologica e percorsi di inclusione; Palm Spa, family company B Corp e Società Benefit specializzata in imballaggi sostenibili e formazione; Sanvido srl, impresa di automazione con misure di welfare e mutuo soccorso per i dipendenti; Scanferla Bruno, realtà metalmeccanica certificata ESG attenta alla modernizzazione e al benessere del personale; e ZeroPerCento, cooperativa che trasforma inclusione e logistica in servizi B2B.

«In qualità di Presidente di AIPEC un’associazione che raccoglie molte realtà imprenditoriali, alcune delle quali hanno già ricevuto questo riconoscimento e sono state insignite del titolo di Ambasciatori civili – ha dichiarato Livio Bertola – considero significativo che questa tradizione prosegua e si rafforzi di anno in anno. La nostra missione è infatti proprio quella di far conoscere, diffondere e testimoniare che un diverso modo di fare economia è possibile: un’economia civile, capace di generare valore non solo economico, ma anche sociale e culturale, per l’Italia e per il mondo intero».

«Qui osserviamo una vera biodiversità di imprese: organizzazioni con modalità operative, scelte gestionali e assetti istituzionali diversi — dalle imprese individuali alle cooperative. Che cosa le spinge ad agire così? Innanzitutto, la passione. Essere sostenibili è molto impegnativo: significa coordinare gli obiettivi aziendali non solo sulla massimizzazione del profitto, ma affiancando al risultato economico il benessere delle persone, la creazione di valore e un impatto positivo sull’ambiente. Mettere insieme queste tre dimensioni è difficile e richiede grande dedizione» ha evidenziato il Presidente di NeXT Nuova Economia per Tutti, Valentino Bobbio.

Il premio intende celebrare pratiche concrete — dall’inserimento socio-lavorativo alle politiche di welfare aziendale, fino a soluzioni tecnologiche inclusive — che generano valore condiviso e rafforzano il tessuto sociale e territoriale.

Migrazioni e disabilità

A Milano, il 15 settembre 2025, convegno “Migrazioni e disabilità”, evento conclusivo del progetto Ci Siamo – Competenze e integrazione tra servizi per incoraggiare l’accesso e migliorare le opportunità delle persone con disabilità e con background migratorio. Un’iniziativa realizzata dalla Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità), in collaborazione con la LEDHA-Lega pe i diritti delle persone con disabilità, la Caritas Ambrosiana e Articolo 49.

Il convegno si svolgerà dalle ore 15.30 alle 17.30, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (Aula G.127 Pio XI, largo Gemelli 1), sarà sottotitolato, trasmesso in diretta streaming sul canale YouTube della Fondazione ISMU (a questo link) e si concluderà con un aperitivo a buffet a cura dell’Associazione iSemprevivi Onlus. È gradita l’iscrizione tramite il sito: www.ismu.org. È stato richiesto l’accreditamento all’Ordine degli Assistenti Sociali della Lombardia per la partecipazione in presenza.

L’evento si propone di restituire i risultati e le buone pratiche emerse durante il progetto; promuovere diritti e inclusione sociale per le persone con disabilità e origine migratoria; mettere in luce le criticità del sistema di servizi territoriali e proporre soluzioni; rafforzare la collaborazione tra enti, istituzioni e associazioni.

Di seguito il programma e gli interventi previsti.

Il progetto “Ci Siamo”

  • “Competenze e integrazione tra servizi per incoraggiare l’accesso e migliorare le opportunità delle persone con disabilità e con background migratorio”, Laura Zanfrini (Fondazione ISMU)
  • “Esigere i diritti, prepararsi alla maggiore età”, Giovanni Merlo (LEDHA)
  • “Mettere a valore le competenze invisibili”, Carlo Catania (Fondazione ISMU)

Testimonianze

  • Tamru Ireso, esperto di diritti umani
  • Zahra Masoumi, Associazione L’Abilità
  • César Ernesto Arenas Ulloa, drammaturgo e attivista anticoloniale

L’esperienza svedese e internazionale

Julius Mvenyi Ntobuah, Newcomers with Disabilities in Sweden e Global Network of Refugees with Disabilities

Tavola rotonda

Modera Stefano Arduini, direttore di Vita magazine e Vita.it

  • Mirco Fagioli, ATS Milano (Agenzia di Tutela della Salute)
  • Chiara Formichi, Fondazione ISMU
  • Elena Garbelli, AFOL Metropolitana (Agenzia per la Formazione, l’Orientamento e il Lavoro)
  • Pedro di Iorio, Servizio Accoglienza Immigrati Caritas Ambrosiana
  • Valeria Negrini, Forum Terzo Settore Lombardia
  • Livio Neri, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
  • Caterina Viola, Ufficio Scolastico Territoriale di Lodi

Meloni al Meeting, «È bello dare denaro e pane, ma è ancora più bello dare lavoro»

Meloni al Meeting, «È bello dare denaro e pane, ma è ancora più bello dare lavoro»

La 46ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli si è chiusa con un appuntamento di grande rilievo politico e istituzionale: l’incontro con Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha preso la parola nell’Auditorium Isybank. 

Ad accogliere la Presidente del Consiglio è stato Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting ETS, che ha ricordato come nei giorni precedenti si siano susseguiti dialoghi e testimonianze di grande attualità: dal conflitto in Medio Oriente alle prospettive dell’Unione Europea, dalle trasformazioni del lavoro al ruolo dell’intelligenza artificiale, fino alla crisi educativa e demografica. «Abbiamo visto che nei deserti della violenza e dell’ingiustizia – ha sottolineato Scholz – è possibile costruire relazioni nuove e riconciliate. Abbiamo ascoltato famiglie e insegnanti capaci di accogliere i ragazzi in momenti di disagio, lavoratori che hanno cercato di rispondere con creatività ai cambiamenti del mondo produttivo, giovani che hanno testimoniato la forza della speranza. Ora, Presidente, siamo curiosi di sapere quali sono i mattoni nuovi con cui intende costruire il futuro dell’Italia».

Meloni ha iniziato il suo intervento partendo proprio dal titolo dell’edizione 2025: «Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi», tratto da un testo di Thomas Stearns Eliot. Una citazione che, per la Premier, non è rimasta letteraria: «Gli operai di Eliot, chiamati a edificare una chiesa in un deserto ostile, incontrano difficoltà e resistenze, ma non si arrendono e riescono a portare a termine la loro opera. È una metafora che ci parla oggi: viviamo in un’epoca che vorrebbe ridurre gli uomini a consumatori senza identità, a individui anestetizzati, senza appartenenza, senza memoria. Noi siamo chiamati a un compito diverso: non fuggire, ma edificare. E questo – ha aggiunto – vale per la politica come per la vita sociale, familiare, comunitaria». L’immagine del “deserto” e dei “mattoni” ha scandito tutto il discorso. «Costruire con mattoni nuovi – ha affermato Meloni – significa comprendere il tempo in cui viviamo e saper calare in esso i nostri valori, senza timore di innovare i metodi e superare le paludi burocratiche che spesso bloccano l’Italia. Significa agire non nel campo delle ideologie ma nel campo del reale, mettendo al centro la persona, perché – come ricordava Jean Guitton – mille miliardi di idee non valgono una sola persona».

Il primo capitolo affrontato è stato quello delle relazioni estere. Meloni ha rivendicato la nuova autorevolezza internazionale del Paese: «In questi tre anni abbiamo dimostrato che l’Italia non è più la “grande malata d’Europa”, ma un modello di stabilità, serietà e credibilità. Lo dimostrano i mercati, che oggi ci considerano una nazione sicura; lo dimostrano gli investitori, che ci guardano come opportunità; lo certifica la Commissione europea, che ci ha riconosciuto come primi nell’attuazione del PNRR». Sul conflitto in Ucraina la Presidente ha ricordato il contributo italiano: «Abbiamo sempre detto che la chiave per una pace giusta è garantire robuste misure di sicurezza per Kiev. La proposta italiana, ispirata all’articolo 5 della Nato, è oggi la principale sul tavolo. È un mattone nuovo che l’Italia ha offerto alla costruzione della pace». Quanto al Medio Oriente, Meloni ha mantenuto un equilibrio difficile: «Abbiamo sostenuto il diritto di Israele a difendersi dopo l’attacco del 7 ottobre, ma non possiamo tacere di fronte a una reazione sproporzionata che ha mietuto troppe vittime innocenti. Chiediamo il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas, ma chiediamo anche a Israele di cessare l’occupazione militare a Gaza e di consentire il pieno accesso agli aiuti umanitari». Un passaggio accolto da un lungo applauso quando ha ricordato il ruolo dell’Italia: «Siamo il primo Paese non musulmano per evacuazioni sanitarie da Gaza. Noi non scriviamo solo emozioni o slogan: noi salviamo bambini».

Il discorso si è poi spostato sul futuro dell’Unione Europea. Meloni ha richiamato le analisi di Mario Draghi, ospite al Meeting pochi giorni prima: «Ha detto parole dure ma vere: l’Europa rischia l’irrilevanza geopolitica se non affronta con coraggio le sfide della competitività. Io condivido molte delle sue osservazioni. Per anni ho criticato l’Unione per eccessi burocratici e cecità politica. Oggi quelle critiche sono patrimonio comune». La Premier ha insistito sulla necessità di riscoprire le radici: «Se non sai chi sei, non puoi avere un ruolo nel mondo. Le nostre radici – culturali, storiche, religiose – sono state colpevolmente negate. Costruire mattoni nuovi non significa vergognarsi della propria identità, ma reinventarla per il presente». Ha citato nuovamente Eliot: «La tradizione va sempre reinventata. Essere conservatori non significa rifugiarsi nei mattoni vecchi, ma edificare con mattoni nuovi una casa che altri hanno iniziato».

Ampio spazio è stato riservato all’Africa e alla politica migratoria. «Con il Piano Mattei – ha detto Meloni – non vogliamo sfruttare il continente per le sue materie prime. Vogliamo costruire partenariati paritari, basati sul rispetto reciproco e sulla fiducia, aiutando l’Africa a crescere con noi». Sulle migrazioni ha sottolineato: «L’immigrazione regolare è una ricchezza, ma quella illegale è un danno. Vogliamo difendere il diritto a non dover emigrare. Abbiamo ridotto arrivi irregolari e morti in mare: è il risultato di cui vado più fiera. Non c’è burocrate che possa impedirci di combattere i trafficanti e salvare vite umane».

Meloni ha ricordato l’impegno del Governo in territori difficili: «Siamo partiti da Caivano, simbolo di degrado e di abbandono, e abbiamo dimostrato che lo Stato può mantenere la parola data. Abbiamo restituito scuole, parchi, centri sportivi, alternative concrete alla criminalità». Il modello, ha spiegato, sarà esteso ad altre otto aree critiche del Paese: «Non pretendiamo di risolvere tutto, ma non vogliamo girarci dall’altra parte. La rassegnazione non è un’opzione».

Il tema demografico è stato indicato come «la sfida delle sfide». «Il declino – ha detto – non è ineluttabile, è una scelta. E noi scegliamo di combatterlo». Ha elencato le misure già introdotte – dall’asilo nido gratuito per il secondo figlio all’aumento dei mesi di congedo retribuito – annunciando un nuovo grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie: «Perché senza una casa è più difficile costruire una famiglia».

 

Riprendendo la figura di Pier Giorgio Frassati, che sarà proclamato santo, la Premier ha insistito: «È bello dare denaro e pane, ma è ancora più bello dare lavoro. Un uomo disoccupato subisce un attentato alla coscienza di sé stesso». Ha ricordato le riforme introdotte: «Abbiamo reso strutturale il taglio del cuneo fiscale, creato oltre un milione di posti di lavoro, in gran parte a tempo indeterminato, approvato la legge storica sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione di impresa. La vera ricchezza di una nazione risiede nel lavoro, non nei sussidi».

Meloni ha ribadito la volontà di portare avanti tre grandi riforme: premierato, autonomia differenziata e giustizia. «Vogliamo garantire stabilità ai governi, responsabilità ai territori, efficienza alla giustizia. Non per sottomettere i giudici alla politica, ma per liberarli dalle correnti ideologiche e restituirli ai cittadini».

Un capitolo importante è stato dedicato alla scuola: «L’educazione è l’architrave del futuro. Abbiamo investito in ricerca e istruzione tecnica, ma dobbiamo completare il percorso garantendo piena libertà educativa alle famiglie. L’Italia è l’ultimo Paese europeo senza un sistema effettivo di parità scolastica: è tempo di affrontare il tema senza pregiudizi».

Meloni ha chiuso con un appello alla speranza e alla responsabilità condivisa: «Non sono qui a cercare consenso. Sono qui a chiedere una mano. Senza società viva, la politica non ce la può fare. Abbiamo bisogno della speranza che il Meeting custodisce, la speranza che non cede, che continua a costruire anche quando tutto sembra avverso». L’Auditorium ha tributato un lungo applauso finale, riconoscendo nella voce della Premier una sintesi tra visione politica e appello civile. Scholz, congedando l’incontro, ha detto: «Grazie Presidente, continuiamo a costruire luoghi di speranza e dialogo. Il Meeting è anche questo: un mattone nuovo per la vita democratica del Paese».

 

foto: ufficio stampa Meeting

Pubblica Amministrazione: le fragilità da governare

Meeting Rimini

Ma quale tipo di “mattone” può essere una Pubblica amministrazione? Se ne è parlato al Meeting nel panel «Pubblica Amministrazione: le fragilità da governare», moderato da Salvatore Taormina, coordinatore del Dipartimento Istituzioni e Amministrazione Pubblica della Fondazione per la Sussidiarietà.
L’incontro ha fatto un interessante focus sui nodi irrisolti della pubblica amministrazione italiana, sui rischi derivanti dall’invecchiamento del personale, sulle sfide poste dal calo demografico, le opportunità legate al PNRR e la digitalizzazione.
Sul palco, Stefano Bonaccini, europarlamentare; Gigi De Palo, direttore generale della Fondazione Angelini; Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia nel gruppo ECR; Marcello Fiori, direttore generale INAIL; Paolo Maggioli, amministratore delegato del Gruppo Maggioli; Bernardo Giorgio Mattarella, professore di Diritto amministrativo alla Luiss “Guido Carli”.

La cornice del dibattito

 Il punto di partenza è stato il volume «Governare le fragilità», scritto a quattro mani da Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella. Il libro affronta con rigore i limiti cronici della Pubblica Amministrazione italiana per la quale il vulnus principale non è la mancanza di leggi, ma la loro attuazione concreta.
Altra fragilità del sistema è che, nonostante un apparato amministrativo numericamente più ridotto rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia si trova ad affrontare sfide che vanno oltre la mera dimensione quantitativa: calo demografico, digitalizzazione lenta, carenza di capitale umano qualificato, necessità di semplificazione normativa e continuità delle politiche pubbliche.

 L’analisi di Bernardo Giorgio Mattarella

«Un problema strutturale che condizionerà tutti i settori della vita pubblica»: così il professore Mattarella ha presentato il calo demografico, fenomeno che si riflette su scuola, sanità, sostenibilità, sistema pensionistico.
Il numero ridotto di nascite porterà inevitabilmente a un minor numero di lavoratori qualificati: «Se oggi non interveniamo con politiche di lungo periodo, tra vent’anni avremo un capitale umano insufficiente per reggere le sfide globali», ha detto Bernardo Mattarella che ha evidenziato la discontinuità normativa come una delle fragilità tipiche italiane.
«Ogni nuovo governo tende a riscrivere le regole, dimenticando il lavoro di chi lo ha preceduto. In questo modo si vanificano gli sforzi e si compromette l’attuazione delle riforme», ha detto.

La natalità come questione sociale

Gigi De Palo ha colto l’assist del professore Mattarella per ribadire che la natalità è ormai la più grande questione sociale: «Non possiamo pensare a una Pubblica Amministrazione efficiente se mancano i cittadini del futuro. La natalità è la materia prima del Paese. Senza nuove generazioni, il welfare collassa».
De Palo ha ricordato che i giovani esprimono ancora un forte desiderio di matrimonio e di figli, ma che la mancanza di politiche strutturali impedisce loro di realizzare i propri progetti di vita. Da qui la proposta di istituire un’Agenzia nazionale per la natalità, capace di garantire continuità alle politiche familiari al di là dei cambi di governo: «Oggi i giovani chiedono di avere la possibilità di costruire famiglie e carriere. Non è un’utopia: è una sfida concreta, che riguarda la tenuta del sistema Paese».

Digitalizzazione e investimenti: la prospettiva imprenditoriale

Paolo Maggioli ha rimarcato l’importanza della digitalizzazione come strumento di modernizzazione. «Non esiste crescita economica senza una Pubblica amministrazione efficiente. Occorre una strategia di lungo termine che faccia dell’innovazione digitale una politica strutturale». Maggioli ha sottolineato che il settore privato è pronto a collaborare con il pubblico, come dimostrato dal successo dei progetti di migrazione al cloud e dalle nuove piattaforme di gestione documentale: «Abbiamo dimostrato che quando pubblico e privato collaborano, i risultati arrivano. Ora serve continuità», ha rimarcato.

Marcello Fiori: risorse umane e volontariato

 Il direttore generale dell’INAIL ha posto al centro il tema delle risorse umane: «Oggi l’età media nella Pubblica amministrazione è superiore ai 50 anni. Abbiamo perso due cicli universitari di giovani che avrebbero potuto portare competenze digitali. Formare un cinquantenne sull’uso di uno smartphone non è la stessa cosa che assumere un venticinquenne nativo digitale». Fiori ha insistito sulla necessità di valorizzare il volontariato: «Cinque milioni di volontari non sono un patrimonio privato, ma una risorsa pubblica. Servono strumenti normativi che facilitino la collaborazione tra amministrazioni e terzo settore, nel rispetto delle regole e della trasparenza».

Bonaccini: il capitale umano come priorità

Stefano Bonaccini ha sottolineato come la denatalità e la carenza di capitale umano siano le vere emergenze del futuro: «Se nel 2050 avremo più pensionati che lavoratori, il sistema collasserà. Servono politiche coraggiose sulla natalità, sull’istruzione e sulla formazione». Bonaccini ha richiamato l’attenzione anche sull’intelligenza artificiale e sulle nuove tecnologie, che «possono aiutare la sanità e il welfare, ma non sostituiranno mai l’umanità di medici e infermieri».

Carlo Fidanza: meno burocrazia e più competitività

Carlo Fidanza ha offerto una prospettiva europea, ricordando che oltre il 70% delle norme italiane deriva da direttive europee. «Non possiamo pensare che la competitività si costruisca aggiungendo regole su regole. L’Europa deve semplificare e garantire tempi decisionali più rapidi. Un eccesso di norme soffoca imprese e cittadini». Fidanza ha ribadito il valore della sussidiarietà come criterio per distinguere ciò che deve essere gestito a livello europeo e ciò che deve rimanere in capo agli Stati nazionali.

Università, Iannantuoni «È un bene comune»

Meeting Rimini

L’incontro dal titolo “Università. Una presenza che costruisce per tutti” un incontro che ha testimoniato che il tema universitario resta di straordinario interesse per studenti, docenti e cittadini.

L’università tra trasformazioni e sfide

 Negli ultimi venticinque anni il sistema universitario italiano è cambiato profondamente: più internazionale, più efficiente, ma anche più burocratico e meno attrattivo per i giovani talenti. Come ha ricordato Marra, «serve un nuovo patto tra docenti e studenti, per scrivere insieme le ricette del futuro».

Il primo tema affrontato riguarda la didattica. La rettrice Giovanna Iannantuoni ha dichiarato: «La didattica in presenza è tutto. Pensiamo a Milano senza i suoi otto atenei e i 250.000 studenti universitari: sarebbe una città vuota di voci, di idee, di passioni. La presenza delle università nelle città è il motore della democrazia e della coesione sociale».

Anche Elena Beccalli ha insistito sull’importanza della relazione educativa: «Le studentesse e gli studenti non sono utenti di un servizio, ma persone che desiderano vivere un’esperienza universitaria capace di valorizzare i loro talenti. L’università non può ridursi a una fabbrica anonima di laureati: è comunità educante».

Università e nuove tecnologie

 Entrambe le relatrici hanno riflettuto sul rapporto tra tradizione e innovazione. Iannantuoni ha collegato il tema al declino europeo: «Non c’è crescita senza investimento nel capitale umano e nella ricerca. E non c’è innovazione senza università». Beccalli ha aggiunto: «L’intelligenza artificiale e la digitalizzazione possono arricchire la didattica solo se restano strumenti e non diventano fini. Per questo ho lanciato un patto educativo sulle nuove tecnologie, perché siano al servizio di un’autentica esperienza formativa».

Università come istituzioni di pace

 Uno studente ha chiesto come le università possano contribuire alla pace in un mondo segnato dai conflitti. Iannantuoni ha risposto: «Abbiamo creato corridoi per le studentesse afgane, finanziato borse di studio per giovani palestinesi, accolto ricercatori in fuga. La scienza non ha confini: l’università deve restare luogo di accoglienza per chiunque coltivi talento e passione per la ricerca».

Beccalli ha aggiunto: «Le università sono istituzioni di pace. Possono educare le nuove generazioni ai valori della convivenza, accogliere studenti di culture diverse, diventare arene neutre di dialogo interreligioso e geopolitico. È questo il nostro contributo concreto contro la logica dei conflitti».

La voce degli studenti

 Il confronto ha dato spazio anche alle domande degli studenti presenti. Nicolò, dell’Università di Bologna, ha chiesto come valorizzare la rappresentanza studentesca oltre le logiche burocratiche. Beccalli ha ribadito: «I veri protagonisti dell’università siete voi. L’università deve diventare luogo di esperienza del sapere, non solo di trasmissione. Questo richiede la vostra partecipazione attiva».

Iannantuoni ha rilanciato: «Io vi chiedo: perché non partecipate di più? L’università è il tempo più ricco della vostra vita, e noi rettori e docenti pensiamo a voi più di quanto possiate immaginare. Pretendete di essere protagonisti, chiedete di più».

La questione di Medicina

 Un altro studente ha posto il tema della riforma dell’accesso a Medicina. Iannantuoni ha chiarito: «Questa riforma è legge dello Stato, e noi faremo del nostro meglio per applicarla. Ma non posso nascondere le mie perplessità. Non basta aumentare i numeri: dobbiamo chiederci perché tanti giovani non scelgono discipline come l’emergenza-urgenza. Il vero nodo è investire nel sistema sanitario nazionale e trattenere i nostri medici, oggi costretti ad emigrare all’estero».

Il valore aggiunto delle università cattoliche

 Infine, una studentessa della Cattolica ha chiesto quale sia il contributo originale di un ateneo cattolico. Beccalli ha risposto: «Un’università cattolica non è un operatore nel mercato globale delle idee. La sua identità nasce dall’attenzione armoniosa tra ricerca della verità e certezza della fede. La nostra missione è educare a uno sguardo lungo e integrale, trasmettendo competenze ma anche valori, perché la persona e il bene comune siano sempre al centro».

Conclusioni: futuro, relazioni e passione

 In chiusura, le due rettrici hanno sintetizzato in tre parole le priorità per l’università di oggi. «Futuro, democrazia e passione» sono le parole scelte da Iannantuoni. «Relazioni, alleanze e apertura al mondo» quelle indicate da Beccalli. Parole diverse ma complementari, che restituiscono la consapevolezza che l’università, per restare fedele alla sua missione, deve saper costruire ponti tra generazioni, culture e popoli.

Il Meeting di Rimini ha così ribadito che l’università non è un tema di settore, ma un bene comune: un luogo dove il sapere diventa esperienza, dove la ricerca genera speranza e dove le nuove generazioni possono imparare a costruire insieme un futuro più umano.

Dall’accoglienza al lavoro, le nuove frontiere dell’integrazione

Meeting Rimini

«Dall’accoglienza al lavoro: le nuove frontiere dell’integrazione»: il tema dell’incontro che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, realtà del terzo settore e imprese, con l’obiettivo di affrontare in modo concreto le sfide legate ai percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Il dibattito, moderato da Andrea Dellabianca, presidente della Compagnia delle Opere, ha messo in evidenza il ruolo decisivo della formazione, del lavoro e della collaborazione tra istituzioni pubbliche e private.

Il contributo della formazione professionale

 Angelo Candiani, presidente di ASLAM Cooperativa Sociale, ha ripercorso l’esperienza trentennale del suo ente nella formazione professionale per i giovani, sottolineando come l’inserimento nel mondo del lavoro rappresenti il primo vero passo verso una piena integrazione. «Abbiamo visto nei nostri ragazzi extracomunitari motivazioni straordinarie», ha affermato, ricordando il recente sostegno della Fondazione Willum di Copenaghen per sviluppare percorsi formativi dedicati agli adulti stranieri e finalizzati a professioni richieste dal mercato, come meccanici, elettricisti e operatori della logistica.

L’esperienza delle cooperative sociali

 Alessandro Menegatti, presidente della cooperativa sociale Work and Belong di Comacchio, ha evidenziato come l’integrazione non sia solo una questione tecnica ma soprattutto umana. «Integrazione significa rendere intero ciò che è incompleto», ha spiegato, sottolineando l’importanza di costruire comunità capaci di offrire opportunità lavorative e relazionali a chi proviene da contesti di fragilità. Tra le iniziative ricordate, la riattivazione della Manifattura dei Marinati a Comacchio, trasformata in luogo produttivo e formativo.

Crisi aziendali e ricollocamento dei lavoratori

 Alberto Sportoletti, presidente e CEO di Sernet e presidente di Retemanager, ha raccontato l’esperienza maturata nella gestione socialmente responsabile delle crisi aziendali. «La persona non ha bisogno di lavorare solo perché è pagata, ma perché il lavoro dà dignità e coscienza di sé», ha dichiarato, ricordando il caso della reindustrializzazione dello stabilimento Marelli di Crevalcore. Sportoletti ha inoltre descritto il lavoro di Retemanager, che accompagna dirigenti e professionisti over 50 nel reinserimento nel mondo del lavoro.

Le politiche regionali per l’integrazione

 Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato la centralità della formazione e del lavoro come strumenti di integrazione. «Noi dobbiamo essere il Paese e la terra delle opportunità per chi le vuole cogliere», ha affermato, ribadendo l’esigenza di semplificare le procedure burocratiche e di promuovere un approccio basato sul merito. De Pascale ha evidenziato come il settore manifatturiero della regione sia oggi sostenuto in larga parte dai lavoratori stranieri.

L’intervento del Ministro dell’Interno

 Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha posto l’accento sul legame tra sicurezza, legalità e integrazione. «Chi sceglie di venire da noi lo fa perché sceglie la nostra libertà, la nostra democrazia e la nostra società plurale», ha affermato. Piantedosi ha ricordato l’impegno del Governo con la programmazione triennale di quasi un milione di ingressi regolari e con accordi di formazione nei Paesi di origine, ha poi sottolineato come il lavoro sia centrale ma non sufficiente senza un reale inserimento nei valori della convivenza civile.

Conclusioni

Il confronto ha evidenziato come il percorso dall’accoglienza al lavoro richieda un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e società civile. La formazione, il sostegno al lavoro e la creazione di comunità inclusive sono i pilastri su cui costruire un modello di integrazione che sia sostenibile, rispettoso della dignità della persona e capace di trasformare la diversità in opportunità per l’intero Paese.

INPS, chiarimenti su estensione ammortizzatori sociali

Tra le misure principali annunciate dall’Istituto nazionale previdenza nazionale-Inps con riferimento alle nuove disposizioni normative del decreto-legge 92/2025, convertito nella legge 1° agosto 2025, n. 113, c’è anche un intervento strutturale fondamentale per rinforzare l’occupazione e facilitare i processi di riconversione industriale.

Le misure:
Esonero contributi: le imprese nelle aree di crisi industriale complessa sono esonerate dal pagamento del contributo addizionale per la Cassa Integrazione Straordinaria (CIGS) per tutto il 2025, con uno stanziamento di 6,5 milioni di euro.
Sostegno ai grandi gruppi: le realtà con almeno mille dipendenti potranno accedere alla CIGS fino al 31 dicembre 2027, consentendo riduzioni orarie anche fino al 100%. Le risorse disponibili ammontano a 30,7 milioni di euro per il 2025.
Integrazione per cessioni aziendali: è previsto un intervento di integrazione salariale straordinaria per un massimo di sei mesi nel 2025, destinato a aziende con concrete prospettive di cessione e riassorbimento occupazionale, con un limite di spesa di 20 milioni di euro.
Settore moda: questa filiera beneficia di una proroga di 12 settimane per l’integrazione salariale, utilizzabile dal 1° febbraio al 31 dicembre 2025, con possibilità di pagamento diretto da parte dell’INPS.
Emergenze climatiche: accesso alla CIG per i settori edile, lapideo ed estrattivo, in caso di eventi atmosferici estremi nel periodo luglio-dicembre 2025, senza conteggio nei limiti di durata.
Operai agricoli: estensioni della Cassa Integrazione Speciale Operai Agricoli (CISOA) per intemperie stagionali, con accesso facilitato per lavoratori a tempo determinato.

Per ulteriori approfondimenti, consultare la Circolare INPS 13 agosto 2025, n. 121