Pizzaballa: “La fine della guerra non sarà la fine del conflitto. Dovremo ricucire le comunità dal basso con tanta pazienza. Serve una narrazione lucida e solida da contrapporre a quella degli estremismi. Non vogliamo assistenza, ma supporto per costruire iniziative economiche ispirate al bene comune”
Alla settima edizione del FNEC a Firenze è intervenuto in diretta il Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Pierbattista Pizzaballa, che ha dialogato con Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, sul tema “Democrazia strumento di Pace ed Economia civile”.
“Purtroppo non possiamo farci illusioni: la fine della guerra non sarà la fine del conflitto. L’odio che ha scatenato è ancora profondo, e non c’è una exit strategy, né una chiara prospettiva sul dopo. C’è ancora molto da fare. Proprio per questo, quando le istituzioni politiche e, ahimè, anche quelle religiose vengono meno, è importante fare rete nel territorio. Questo è quello che cerchiamo di fare” ha detto il Cardinale Pizzaballa. “Bisognerà ricucire le comunità dal basso con tanta pazienza. Ci vorrà del tempo”.
Pizzaballa ha ricordato l’esempio di San Francesco, alla vigilia dell’avvio delle celebrazioni per gli 800 anni dalla morte: “San Francesco a suo tempo venne considerato un visionario, un po’ fuori dalle norme, che sfidò l’opinione corrente e i luoghi comuni, cercando il dialogo invece di fermarsi ad acuire le differenze. E alla fine ha trovato qualcuno disposto ad ascoltarlo. La via proposta da San Francesco, improntata al dialogo, è difficile da seguire ma è l’unica che conduca a qualcosa di concreto”.
Il Patriarca ha sottolineato l’efficacia della narrazione degli estremismi, evidenziando come urga costruire una narrazione altrettanto solida e di segno contrario: “Abbiamo lasciato la narrativa delle vicende del Medio Oriente agli estremisti, coloni da una parte e Hamas dall’altra. La loro è una narrativa lucida e solida anche se ovviamente non condivisibile. Noi ci siamo limitati forse ad affermazioni più generiche, più generali, non siamo andati a fondo. Dal punto di vista culturale è importante elaborare una narrazione che sappia rispondere alla linea lucida, chiara e coerente dei radicali. Una narrazione scritta da quanti hanno a cuore il bene comune e vogliono costruire un futuro di pace”.
Un ruolo importante nella scrittura di questa narrazione alternativa, secondo Pizzaballa, deve giocarlo anche l’economia, soprattutto quel paradigma di economia sociale e civile al centro del Festival: “E’ importante aiutare questa parte del Medio Oriente a crescere e a creare iniziative anche di carattere economico – ha detto il Patriarca -. Non vogliamo essere assistiti, vogliamo essere aiutati a riprendere in mano anche la vita economica, che è essenziale per ogni società: un aiuto per creare gli strumenti, la cultura, i modelli che sono necessari per iniziare”.
A questo proposito, il direttore generale di Federcasse, Sergio Gatti, ha ricordato come il sistema cooperativo italiano – Federcasse, Confcooperative, Palisco, Fondosviluppo – anche negli ultimi difficilissimi due anni abbia proseguito nel rapporto di collaborazione con l’Università di Betlemme per formare manager cooperativi.
Quello attuale, secondo Pizzaballa, “è il momento del territorio, è il momento in cui dobbiamo fare comunità e rete, organizzarsi perché quando il frutto della violenza finirà, ed è questione di tempo. Si dovranno ricostruire non solo quelle che oggi sono macerie, ma un tessuto civile: università, scuole, culture, pensiero, educazione. Soltanto chi avrà avuto in questo momento desiderio di bene, di fare qualcosa di positivo, con questa visione potrà ricostruire. Non chi ha fatto la guerra”.
Anche in questo straordinario dialogo tra Firenze e Gerusalemme si conferma il valore del messaggio e del ruolo del Festival Nazionale dell’Economia Civile, che vuole essere occasione di incontro e di costruzione di comunità, per riaffermare come la speranza non si spenga nonostante la drammaticità della nostra attualità. Per dimostrare che possiamo e sappiamo reagire con l’intelligenza e la cura reciproca ai conflitti globali.