Istat: nella Conferenza nazionale focus sulla IA

Conclusa la 15a Conferenza nazionale di statistica, il tradizionale appuntamento promosso dall’Istituto Nazionale di Statistica anche quest’anno ha messo a confronto i protagonisti del Sistema Statistico Nazionale, esperti, utenti, ricercatori, produttori e utilizzatori dei dati sulle prospettive della statistica ufficiale.

L’edizione appena conclusa non poteva che essere dedicata al tema dell’Intelligenza Artificiale che, per il suo enorme potenziale di innovazione, rappresenta anche per la statistica una delle principali sfide attuali e future. L’IA apre infinite opportunità per la produzione di dati basata sui sistemi integrati dei registri statistici, per le “Trusted Smart Statistics”, per gli sviluppi dei Big Data, che si affiancano alle crescenti esigenze di informazione statistica pubblica di qualità.

La rilevanza del tema affrontato nel corso della Conferenza è stata premiata dai numeri:150 relatori, 232 poster scientifici, 38mila visualizzazioni sui canali social, 4.300 partecipanti da remoto, 1.100 partecipanti alla Conferenza in presenza.

“La Conferenza è un incontro speciale, per molte ragioni. È l’appuntamento che, dal 1992, riunisce il Sistan, cioè la comunità della Statistica ufficiale, per incontrarsi, condividere conoscenza ed esperienze, metodologie, strumenti, e tecniche, per riflettere sulle domande che emergono dai cittadini e dalle istituzioni, per interrogarsi insieme sulle risposte più adeguate e appropriate da dare a quelle domande, con grande attenzione ai mutamenti del nostro contesto di azione”, ha dichiarato aprendo i lavori Francesco Maria Chelli, presidente Istat.

Tra gli interventi dei numerosi ospiti molti i richiami all’importanza che l’IA sta assumendo sia in ambito statistico che normativo, sociale, economico.

“L’utilizzo dell’Intelligenza artificiale offre un terreno ricco di opportunità perché ci permette di migliorare l’efficienza e l’innovazione e semplificare procedure amministrative” ha affermato Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica Amministrazione e Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa, ha osservato che “l’intelligenza artificiale è uno strumento molto utile” ma dev’essere utilizzata sotto il controllo umano.

Forti i richiami anche all’etica, per Paolo Benanti, professore Pontificia Università italiana, “il rigore scientifico deve accompagnare l’innovazione di strumenti che per la prima volta vogliono essere predittivi e, in quanto tali, sono anche produttivi di un comportamento all’interno di un gruppo sociale”

Durante l’incontro “Definire e misurare la povertà educativa”, a cui ha partecipato il viceministro del Lavoro e della Politiche sociali Maria Teresa Bellucci, sono stati presentati i primi risultati della misurazione di questo fenomeno multidimensionale. In tale ambito l’Istat si è fatto promotore di una Commissione scientifica inter-istituzionale a cui partecipano anche UNICEF, World Bank e UNESCO, Save the Children, Ministero dell’Istruzione e del Merito, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, l’Impresa sociale Con i Bambini, ANCI e INPS.

Come affermato da Monica Pratesi, direttrice del Dipartimento per la produzione statistica Istat: «I primi risultati permettono una mappatura del territorio italiano a livello comunale, che ci consente di evidenziare moltissime differenze territoriali, per esempio fra i comuni delle aree urbane e non. Ci sono zone del meridione sopra la media nazionale e zone in Lombardia e Veneto sotto la media sia per risorse disponibili sia per esiti individuali».

Matteo Piantedosi, ministro dell’interno, ha sottolineato come “non sia possibile affrontare il tema dell’IA solo con la tecnologia, fondamentali sono l’etica e il diritto. La questione centrale – ha ribadito il ministro – è sempre il contributo umano, ovvero chi governa la macchina”.

Particolarmente incisivi i due keynote speech di Francesco Ubertini, presidente CINECA (La strategia europea delle AI-factories e il ruolo dell’Italia) e di Piero Cipollone, Comitato esecutivo della Banca Centrale Europea (L’Intelligenza Artificiale e la BCE).

Nell’ambito della Conferenza è stato inoltre presentato il 7° Rapporto Istat sui Sustainable Development Goals (SDGs) con l’aggiornamento e l’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese.

Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i Giovani, e la campionessa olimpica Manuela Di Centa hanno partecipato alla tavola rotonda Misurare lo sport. Un Conto satellite Istat, metodologia implementata per misurare il valore aggiunto lordo del settore dello Sport.

Nel suo discorso conclusivo il presidente Chelli ha sottolineato come “l’utilizzo di Intelligenza Artificiale e Machine Learning è certamente un passaggio inevitabile nella statistica ufficiale. Tra i benefici attesi ci sono la possibilità di utilizzare a fini statistici fonti di dati non tradizionali, come immagini, segnali, testi, reti, in modo integrato con le tradizionali fonti, per ridurre i costi di rilevazione e il peso statistico sui rispondenti, e in linea con gli indirizzi a livello europeo e internazionale. Ma permangono “problemi, di natura metodologica, epistemologica e perfino etica, che riguardano la rappresentatività e la qualità dei dati”.

“La discussione che si è avviata in questa Conferenza è stata una prima occasione utile alla definizione di una politica per la qualità per i prossimi cinque anni, compresi gli investimenti sulla qualità dell’Istat, insieme a tutti i soggetti del Sistan”, ha concluso il presidente Chelli. “L’Istat e il Sistan affronteranno insieme e con occhi nuovi questo passaggio. Dovremo sperimentare, provare, progettare e condividere esperienze, compiere quel balzo in avanti che si prospetta sul fronte dell’interoperabilità delle rispettive banche dati. E dovremo, insieme, anche guardare con occhi nuovi fuori dal nostro perimetro consueto. Dovremo fare anche molta palestra, molta formazione”.

Agenda 2030 Italia: il Rapporto Istat SDGs

Presentato nel corso della seconda giornata della 15ª edizione della Conferenza Nazionale di Statistica, il 7° Rapporto Istat sui Sustainable Development Goals (SDGs) adottati, nel 2015, dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile sottoscritta dai 193 Paesi dell’ONU. I 17 SDGs e i relativi 169 target bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, sociale, economica e ambientale, cui si aggiunge la dimensione istituzionale. Il Rapporto è un aggiornamento e un’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese.

Il Rapporto Istat sugli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) presenta l’aggiornamento e l’analisi delle misure statistiche finalizzate al monitoraggio dell’Agenda 2030 per il nostro Paese, contribuendo alla realizzazione di questo importante progetto globale.

I 17 SDGs, e gli specifici target in cui sono declinati, bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, estendendo l’Agenda 2030 dal solo pilastro sociale, previsto dagli Obiettivi del Millennio, agli altri due pilastri, economico e ambientale, cui si aggiunge la dimensione istituzionale.

La settima edizione del Rapporto sui Sustainable Development Goals (SDGs) include la diffusione di 373 misure statistiche connesse a 139 indicatori tra quelli proposti dall’Inter-Agency and Expert Group on SDG Indicators (UN-IAEG-SDGs) delle Nazioni Unite, per il monitoraggio degli avanzamenti dell’Agenda 2030 a livello globale (Figura 1).

Il Rapporto è stato chiuso con le informazioni disponibili al 26 giugno 2024: rispetto alla diffusione di dicembre 2023, sono state aggiornate 217 misure statistiche e ne sono state introdotte 7 nuove.

Lo sviluppo del framework sugli SDGs costituisce un lavoro in continua evoluzione che tiene conto della progressiva estensione e articolazione dell’attività di “mappatura” degli indicatori proposti da UN-IAEG-SDGs e degli avanzamenti nella produzione delle misure statistiche all’interno del Sistema Statistico nazionale.

La nuova edizione del Rapporto arricchisce di nuovi elementi le analisi sull’andamento complessivo delle misure Istat-SDGs rispetto ai target dell’Agenda 2030, ampliando le analisi territoriali fino a comprendere sia l’evoluzione temporale delle regioni rispetto all’Agenda 2030, sia la loro convergenza o divergenza nel tempo. Viene proposta inoltre un’originale prima esplorazione della fitta rete di interconnessioni tra Goal che caratterizza l’implementazione degli indicatori UN-IAEG-SDGs nel contesto italiano. Il Capitolo 2, che illustra il dettaglio degli andamenti temporali e territoriali per ciascuno dei 17 Goal, è arricchito anche quest’anno di approfondimenti a cura di studiosi e rappresentanti delle istituzioni che contribuiscono alla produzione dell’informazione statistica per la misurazione dello sviluppo sostenibile.

Il Rapporto è accompagnato da un’infografica, da una dashboard che permette la navigazione interattiva degli indicatori e dalla diffusione dei file di dati e metadati riferiti alle misure statistiche. Tutta la documentazione è interamente disponibile on line all’indirizzo https://www.istat.it/it/benessere-e-sostenibilità/obiettivi-di-sviluppo-sostenibile

Occupati e disoccupati, i dati Istat

A maggio 2024, dopo tre mesi di crescita, l’occupazione registra una diminuzione (-17mila unità) che coinvolge i dipendenti a termine, scesi a 2 milioni 879mila, e gli autonomi, pari a 5 milioni 89mila; prosegue invece la crescita dei dipendenti permanenti che raggiungono i 15 milioni 986mila.

Il numero degli occupati – 23 milioni 954mila – è superiore di 462mila unità a quello di maggio 2023, per effetto dell’incremento di 498mila dipendenti permanenti e di 42mila autonomi e della diminuzione di 77mila dipendenti a termine.

Su base mensile, il tasso di occupazione scende al 62,2%, quello di disoccupazione è stabile al 6,8% e il tasso di inattività sale al 33,1%.

A maggio 2024, rispetto al mese precedente, diminuiscono gli occupati, rimangono stabili i disoccupati e aumentano gli inattivi.

L’occupazione cala (-0,1%, pari a -17mila unità) per gli uomini, i dipendenti a termine, gli autonomi, i 15-24enni e gli ultracinquantenni; cresce invece tra le donne, i dipendenti permanenti e nelle classi d’età centrali. Il tasso di occupazione scende al 62,2% (-0,1 punti).

Il numero di persone in cerca di lavoro è stabile per effetto della crescita tra gli uomini e i 25-34enni e della diminuzione tra le donne e le restanti classi d’età. Il tasso di disoccupazione è stabile al 6,8%, quello giovanile sale al 20,5% (+0,1 punti).

Il numero di inattivi cresce (+0,3%, pari a +34mila unità) tra gli uomini, le donne, i 15-24enni e i maggiori di 50 anni, diminuisce tra i 25-34enni ed è stabile tra i 35-49enni. Il tasso di inattività sale al 33,1% (+0,1 punti).

Confrontando il trimestre marzo-maggio 2024 con quello precedente (dicembre 2023-febbraio 2024), si registra un aumento del livello di occupazione pari allo 0,6%, per un totale di 148mila occupati.

La crescita dell’occupazione, osservata nel confronto trimestrale, si associa alla diminuzione delle persone in cerca di lavoro (-4,4%, pari a -81mila unità) e all’aumento degli inattivi (+0,1%, pari a +18mila unità).

Il numero di occupati a maggio 2024 supera quello di maggio 2023 del 2,0% (+462mila unità). L’aumento coinvolge uomini, donne e tutte le classi d’età. Il tasso di occupazione in un anno sale di 0,9 punti percentuali.

Rispetto a maggio 2023, calano sia il numero di persone in cerca di lavoro (-11,3%, pari a -224mila unità) sia quello degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-0,8%, pari a -102mila).

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Accoglienza Sai: un modello esemplare internazionale

“La rete del Sai dopo 22 anni di attività ha caratteristiche precise e si pone come un modello di accoglienza flessibile esemplare a livello internazionale. Proprio alla luce del suo percorso evolutivo, sono necessari degli adeguamenti che consentano di superare alcuni affaticamenti burocratico-organizzativi. Anci ha avanzato proposte puntuali che mirano innanzitutto a dare continuità temporale ai progetti superando il limite della triennalità, ci auguriamo di poter trovare una intesa con il ministero affinché diventino operative per il 2025”. Lo ha evidenziato il segretario generale Anci Veronica Nicotra, nel suo intervento alla presentazione del 22^ Rapporto Sai che si è svolto oggi in Anci alla presenza del prefetto Laura Lega, capo Dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione del ministero dell’Interno.

Secondo Nicotra, “è necessario assicurare la maggiore stabilità possibile sia al sistema di accoglienza nel suo complesso che agli operatori che vi operano nei singoli progetti, con fondi certi e stabili. Solo così il modello del Sai, che ha la sua forza proprio nella capacità di adattarsi al meglio alle diverse tipologie di persone da accogliere, potrà diventare davvero strutturale come la norma prevede. Nello stesso tempo è importante che le esperienze di questi anni possano tradursi in regole ordinamentali generali che consentano di coniugare in modo virtuoso la collaborazione istituzionale tra Stato ed enti locali, insieme al terzo settore”.

Intervenendo alla presentazione del Rapporto, il prefetto Laura Lega ha ribadito il valore del modello italiano di accoglienza “apprezzato a livello europeo perché realizza una collaborazione corale tra le istituzioni che sfocia in progetti di accoglienza concreta, di cui il SAI è fattore essenziale. I dati presentati oggi testimoniano percorsi di integrazione riusciti grazie a progetti ‘sartoriali’ resi possibili proprio dal ruolo degli enti locali che, insieme al terzo settore, orientano gli interventi in relazione alle caratteristiche dei territori su cui insistono”. Sul tema dei costi dei progetti il prefetto Lega ha annunciato l’avvio di una commissione di studio con Anci ed Istat per elaborare parametri oggettivi. “Vogliamo arrivare ad una standardizzazione dei tempi con uno scadenzario preciso per l’avvio di nuovi progetti”, ha concluso, auspicando una partecipazione sempre maggiore dei Comuni alla costruzione della rete SAI e valorizzandone anche la funzione nella gestione dei corridoi umanitari come percorso di arrivo sicuro e programmabile.

I numeri dell’accoglienza

Sono state 54.512 le persone accolte nei progetti SAI, con un aumento di 2,4% rispetto all’anno precedente.

Il 76,9% (41.923) dei beneficiari sono stati accolti nei progetti per accoglienza ordinaria; il 21,2% (11.550) nei progetti per minori stranieri non accompagnati; il 2% (1.039) nei progetti per persone con esigenze di carattere sanitario e disagio mentale.

Il 90% delle persone accolte nel SAI nel 2023 ha meno di 40 anni: le fasce d’età più  rappresentate sono quelle che vanno dai 18 ai 25 anni (30,3%) e quella dai 26 ai 40 anni (31%).

16.209 i minorenni accolti, pari al 29,7% dei beneficiari.

I beneficiari accolti nel 2023 provengono da oltre 100 Paesi, in prevalenza africani e asiatici. In crescita il numero di persone provenienti da Ucraina, Egitto, Afghanistan e Tunisia. Oltre a queste nazionalità rimane elevato il numero di persone provenienti da Nigeria, Bangladesh, Pakistan, Costa d’Avorio, Gambia e Somalia.

In coerenza con le recenti modifiche normative, che orientano sempre più il Sistema verso la presa in carico delle famiglie e delle vulnerabilità, si registra un aumento di ospiti di genere femminile (25% del totale) e delle persone affette da disabilità (+58%) e disagio mentale (+28%).

La rete SAI è anche il sistema di riferimento per la presa in carico e inclusione dei minori stranieri non accompagnati. Quasi 12.000 i MSNA accolti nei 5977 posti a loro dedicati, con un incremento, nel biennio, del 43%.

Infine, per quanto riguarda la tipologia di permessi di soggiorno, si evidenzia una significativa riduzione dei beneficiari titolari di protezione internazionale (che passano dal 37% del 2021 al 26% del 2023), a fronte di un significativo aumento dei titolari di protezione speciale, pari al 15% nel 2023, quasi raddoppiati in due anni.

Composizione della rete SAI.

Quasi un Comune su 4 (1953 Comuni) è interessato dalla rete SAI, tra cui tutte le città metropolitane. Oltre il 50% sono piccoli Comuni, sotto i 5.000 abitanti, coinvolgendo in misura significativa le aree interne del Paese.

Sono 529 gli enti attuatori che, in partenariato con i Comuni, attuano materialmente i progetti personalizzati di accoglienza e inclusione sociale, grazie al lavoro di più di 22.000 operatori coinvolti, di cui il 62% è donna.

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Centri estivi? Non per tutti, però

Secondo un rapporto di Openpolis, con la chiusura delle scuole, comprese quelle dell’infanzia, una questione aperta per le famiglie è la possibilità di iscrivere i propri figli ai centri estivi. Non si tratta di una necessità solo per i genitori, rispetto alla conciliazione tra vita familiare e lavorativa. L’accesso a questo tipo di attività sociali ed educative riguarda direttamente le opportunità a disposizione del bambino.

Parliamo dell’accesso a quell’insieme di opportunità formative, sociali, sportive e culturali – dentro e fuori la scuola – che rappresentano un aspetto essenziale del contrasto della povertà educativa. Prima della pandemia, a livello nazionale erano 9,8 gli utenti dei centri estivi e gli alunni frequentanti attività pre e post scuola ogni 100 bambini e ragazzi residenti tra 3 e 14 anni. Una quota fortemente variabile nel paese. Spicca il dato dell’Emilia Romagna: nei comuni di questa regione gli utenti di centri estivi e attività connesse sono 17,6 ogni 100 minori. Un livello cui si avvicinano solo Lombardia (15,9%), Piemonte (15,2%) e Marche (14,5%). Con l’eccezione dell’Abruzzo (8,7 utenti ogni 100 minori), per tutte le altre regioni centro-meridionali la quota scende sotto il 5%. In 9 casi su 10, i capoluoghi con minore capillarità di questo tipo di servizi si trovano nel sud.

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(grafica di copertina di Openpolis)

Rafforzare il digitale: il secondo Rapporto Ue

La Commissione europea ha pubblicato la seconda relazione sullo stato del decennio digitale, che fornisce una panoramica completa dei progressi compiuti nel tentativo di raggiungere gli obiettivi e i traguardi digitali stabiliti per il 2030 dal Digital Decade Policy Programme (DDPP). Quest’anno, per la prima volta, la relazione è accompagnata da un’analisi delle roadmap strategiche nazionali del decennio digitale presentate dagli Stati membri, che illustrano in dettaglio le misure, le azioni e i finanziamenti nazionali pianificati per contribuire alla trasformazione digitale dell’UE.

L’analisi della Commissione mostra che, nello scenario attuale, gli sforzi collettivi degli Stati membri non saranno all’altezza del livello di ambizione dell’UE. Le lacune individuate includono la necessità di investimenti aggiuntivi, sia a livello UE che nazionale, in particolare nei settori delle competenze digitali, della connettività di alta qualità, dell’adozione dell’intelligenza artificiale (IA) e dell’analisi dei dati da parte delle imprese, della produzione di semiconduttori e degli ecosistemi delle start-up .

Sia l’UE che gli Stati membri hanno un ruolo importante da svolgere nell’applicazione del nuovo quadro giuridico, nell’adottare misure per promuovere la diffusione delle tecnologie digitali e garantire che i cittadini siano dotati di competenze digitali adeguate per beneficiare appieno della trasformazione digitale. Ecco perché la relazione di quest’anno è un invito a rafforzare l’azione degli Stati membri affinché siano più ambiziosi, poiché il raggiungimento degli obiettivi del Decennio digitale in termini di infrastrutture digitali, imprese, competenze e servizi pubblici è fondamentale per la futura prosperità economica e coesione sociale dell’UE .

In tale contesto, la Commissione ha inoltre aggiornato le raccomandazioni specifiche per paese e trasversali rivolte a tutti gli Stati membri dell’UE per colmare le lacune individuate.

Un’UE competitiva, sovrana e resiliente: infrastrutture e imprese digitali

L’adozione e lo sviluppo di tecnologie innovative è fondamentale per la competitività dell’Europa, soprattutto nell’attuale scenario geopolitico e a causa delle crescenti minacce alla sicurezza informatica , che richiedono una maggiore resilienza e solide misure di sicurezza.

Il rapporto evidenzia che l’UE è ben lungi dal raggiungere gli obiettivi di connettività stabiliti dal DDPP: le reti in fibra, fondamentali per fornire connettività gigabit e consentire l’adozione di tecnologie all’avanguardia come l’intelligenza artificiale, il cloud e l’Internet delle cose (IoT), raggiungono solo il 64% delle famiglie. Le reti 5G di alta qualità oggi raggiungono solo il 50% del territorio dell’UE e le loro prestazioni sono ancora insufficienti per fornire servizi 5G avanzati. Per affrontare queste sfide, gli Stati membri e la Commissione dovrebbero lavorare insieme per promuovere un mercato unico digitale veramente funzionale .

Nel 2023, l’adozione di IA, cloud e/o big data da parte delle aziende europee è stata ben al di sotto dell’obiettivo del Decennio digitale del 75%. Con le tendenze attuali, solo il 64% delle aziende utilizzerà il cloud, il 50% i big data e solo il 17% l’IA entro il 2030. Per realizzare la digitalizzazione del settore aziendale, è fondamentale incentivare l’adozione di strumenti digitali innovativi da parte delle PMI , in particolare cloud e IA, nonché mobilitare ulteriori investimenti privati ​​in startup ad alta crescita. Ciò è fondamentale per mantenere la competitività dell’Europa in termini di innovazione, efficienza e crescita basate sui dati.

Un’altra grande sfida affrontata nella trasformazione digitale dell’UE rimane la limitata diffusione delle tecnologie digitali al di là delle grandi città. Per affrontare questo divario digitale , è fondamentale promuovere la cooperazione tra gli attori europei a livello transfrontaliero e locale, ad esempio attraverso progetti multi-paese, hub europei per l’innovazione digitale (EDIH) ed europei consorzi per le infrastrutture digitali (EDIC). Dall’anno scorso sono stati ottenuti una serie di successi in questo senso, con tre EDIC istituiti entro la fine di maggio 2024.

Una politica digitale per le persone e la società: competenze digitali e servizi pubblici

Porre le persone al centro della trasformazione digitale delle nostre società e delle nostre economie è il fulcro del Decennio digitale e il primo principio della Dichiarazione sui diritti e i principi digitali .

Attualmente, gli obiettivi in ​​materia di competenze digitali stabiliti dal Decennio digitale sono ancora lontani dall’essere raggiunti, con solo il 55,6% della popolazione dell’UE che possiede almeno competenze digitali di base. Secondo l’attuale tendenza, il numero di specialisti ICT nell’UE sarà di circa 12 milioni nel 2030, con un persistente squilibrio di genere. Per raggiungere gli obiettivi, gli Stati membri dovrebbero seguire un approccio multiforme per promuovere le competenze digitali a tutti i livelli di istruzione e incentivare i giovani, in particolare le ragazze, a interessarsi alle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche (STEM).

Gli Stati membri stanno progredendo verso l’obiettivo di rendere tutti i principali servizi pubblici e le cartelle cliniche elettroniche accessibili online a cittadini e aziende, nonché di fornire loro un’identificazione elettronica sicura (eID). Nonostante l’adozione non uniforme tra gli Stati membri, l’eID è attualmente disponibile per il 93% della popolazione dell’UE e si prevede che il  portafoglio di identità digitale dell’UE ne incentiverà l’uso. Tuttavia, in uno scenario di business as usual, raggiungere il 100% dei servizi pubblici digitali per cittadini e aziende entro il 2030 rimane una sfida.

Prossimi passi

Gli Stati membri dovranno ora rivedere e adeguare le proprie roadmap nazionali per allinearle all’ambizione del Digital Decade Policy Programme prima del 2 dicembre 2024. Come stabilito nel DDPP, la Commissione monitorerà e valuterà l’attuazione di queste raccomandazioni e riferirà sui progressi compiuti nel prossimo rapporto sullo stato del Digital Decade, nel 2025.

Sfondo

Proposta a settembre 2021, la Path to the Digital Decade traccia una chiara strada da seguire per realizzare la trasformazione digitale nell’Unione Europea. A dicembre 2022, la Dichiarazione europea sui diritti e i principi digitali l’ha completata stabilendo i principi e gli impegni che la trasformazione digitale dell’UE dovrebbe seguire. Il primo rapporto State of the Digital Decade è stato pubblicato a settembre 2023.

La relazione di quest’anno è accompagnata da un pacchetto completo di documenti di lavoro, relazioni e studi del personale, che presentano ulteriormente i progressi nelle diverse dimensioni del DDPP. Anche il Centro comune di ricerca (JRC) della Commissione ha contribuito a questo esercizio di monitoraggio, fornendo la metodologia per aggregare gli obiettivi digitali nazionali a livello UE e mappando la quantità di investimenti dagli strumenti di finanziamento UE che vanno a iniziative che hanno una componente digitale.

Durante l’attuale mandato, l’UE ha intrapreso azioni significative per progredire verso gli obiettivi e i target del Decennio digitale. Con la proposta e l’adozione di legislazioni chiave , ha promosso attivamente uno spazio online più sicuro per i cittadini europei e favorito la tutela dei consumatori , salvaguardando al contempo il potenziale di innovazione delle aziende europee. Sono stati inoltre resi disponibili significativi finanziamenti UE per promuovere la trasformazione digitale, in particolare attraverso il Recovery and Resilience Facility (150 miliardi di euro), DIGITAL Europe (7,9 miliardi di euro) e Connecting Europe Facility 2 Digital (1,7 miliardi di euro).

Per maggiori informazioni

Rapporto sullo stato del decennio digitale 2024

Pagina informativa sullo stato del decennio digitale

Pagine informative sui rapporti nazionali del Decennio digitale

Eurobarometro sullo stato del decennio digitale 2024

Decennio digitale in Europa

Dichiarazione sui diritti e i principi digitali

 

Margrethe Vestager, Vicepresidente esecutiva per un’Europa adatta all’era digitale

Il rapporto odierno mostra chiaramente che non siamo sulla buona strada per raggiungere i nostri obiettivi sulla trasformazione digitale in Europa. Ma indica anche una chiara via da seguire: abbiamo bisogno di investimenti aggiuntivi in ​​competenze digitali, connettività di alta qualità e adozione dell’intelligenza artificiale. Dobbiamo incentivare l’uso di strumenti digitali. Abbiamo bisogno di molte più persone per acquisire competenze digitali, sia di base che di livello esperto, per sfruttare i nostri punti di forza. E dobbiamo promuovere la cooperazione e integrare meglio il nostro mercato unico per abilitare davvero la trasformazione digitale in tutta Europa.

 

 

 

 

Thierry Breton, Commissario per il Mercato interno

Stiamo costruendo un’Europa più competitiva, che sfrutta il suo vantaggio competitivo e si afferma nella corsa tecnologica globale. L’odierno rapporto sullo stato del decennio digitale identifica chiaramente le aree in cui la nostra azione collettiva deve accelerare per raggiungere questo risultato e soddisfare gli obiettivi del decennio digitale entro il 2030. Investimenti, cooperazione transfrontaliera, completamento del mercato unico digitale, impulso all’adozione di tecnologie chiave come l’intelligenza artificiale: questa è la ricetta del successo che è l’essenza delle raccomandazioni che oggi rivolgiamo agli Stati membri

Manifesto per la Nuova Economia

Un evento che ha messo insieme, per la prima volta, accademici, studenti e imprenditori virtuosi, per la presentazione del “Manifesto per la Nuova Economia”.

Questo è stato il convegno internazionale “Manifesto e frontiere della ricerca per un Rinascimento economico”, che si è tenuto al Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia. La Conferenza – organizzata da Dipartimento di Economia dell’Università di Perugia, Federcasse BCC, Confcooperative e NeXt Economia, con il sostegno di Fondosviluppo e il contributo di Assimoco, Fondazione Giorgio Fuà, Fondazione Perugia e Gioosto e con il patrocinio di Sites, Sied, Siecon, Aissec – è stata una tappa fondamentale di avvicinamento alla 6ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, in programma a Firenze dal 3 al 6 ottobre 2024.

Leonardo Becchetti, direttore Festival Nazionale Economia Civile e co-fondatore NeXt Economia, ha dichiarato: «Ci sono tanti eventi culturali in Italia, ma quello che abbiamo fatto in questi due giorni è stato qualcosa di veramente nuovo. Siamo, infatti, riusciti a mettere insieme accademici, menti scientifiche, studenti, e imprenditori sostenibili, oltre che appassionati nel coniugare etica e profitto. Questa comunità che è nata dal percorso sull’economia civile e sostenibilità integrale avviato con NeXt Economia a Firenze e qui da Perugia rilancia la sua componente internazionale, vuole lavorare per avere sempre più impatto e risolvere quelli che sono i problemi di questo Paese».

Marcello Signorelli, direttore del Dipartimento di Economia e professore ordinario di politica economica all’Università di Perugia, ha invece sottolineato: «In questi due giorni abbiamo scoperto che si può essere più virtuosi, lavorando insieme. Noi economisti, per primi, dobbiamo aiutare a non essere riduzionisti su noi stessi, coinvolgendo non solo gli imprenditori, ma tutta la società civile. Dobbiamo fare di più e meglio, per vivere meglio e insieme. Ma con i fatti, non solo in termini astratti».

Per Fabiola Di Loreto, direttore Generale Confcooperative: «queste due giornate sono state fondamentali, perché hanno impresso un cambiamento nella visione economica del Paese. Ci auguriamo, però, che questo messaggio venga percepito soprattutto dalle forze politiche, dai cittadini e dall’opinione pubblica. Deve essere chiaro che una sola economia di capitale non può essere sufficiente per gestire le criticità e i disagi che il mondo sta vivendo. Ci sono delle disparità che solo un’economia cooperativa che è in grado di mettere al centro la persona e le comunità può risolvere. Non può esistere una sola economia che prevede esclusivamente la centralità dei capitali».

Claudia Benedetti, responsabile Segreteria Generale e Sviluppo Mutualità di Federcasse-BCC: «Qui a Perugia si sono riuniti rappresentati di diverse discipline attorno all’idea del Manifesto per una Nuova Economia. Attualmente è stato sottoscritto da più di 300 economisti, ma ci auguriamo che il numero possa crescere, per dare un segnale forte di condivisione su una maniera diversa di vedere l’economia.

Nel Manifesto e nella visione diversa dell’economia, c’è l’intento di impegnarsi singolarmente ma anche di mettersi insieme per rappresentare un’idea. Quindi, di fatto, si riconosce quello che già succede nei nostri territori, ma che non è abbastanza conosciuto.
L’economia civile – che è l’origine dell’economia stessa – è racchiuso il concetto di cooperazione di credito. Attualmente in Italia sono presenti 200 banche di credito cooperative, con più di 4.000 sportelli in oltre 2.500 comuni. Da qui dobbiamo ripartire: dai territori. La cittadinanza economica, infatti, è veicolo di cittadinanza civile».

Commenti entusiastici per la riuscita dell’evento sono arrivati anche da due studenti perugini. Elena Menaguale ha dichiarato: «I temi dell’economia civile e in generale quello di una nuova economia sono molto importanti, ma purtroppo poco trattati all’interno del mondo universitario. Per noi studenti, invece, dovrebbero essere affrontati molto di più e con una certa importanza e urgenza ed è per questo che abbiamo partecipato con entusiasmo a questo convegno».

Per Alessandro Parroccini «il concetto di economia civile è molto importante per noi studenti. Durante gli studi economici, infatti, osserviamo l’uomo che ci viene presentato come se fosse semplicemente una costante e non un protagonista del sistema in cui si trova. Nel manifesto che è stato presentato in questi giorni a Perugia, invece, la persona è vista come il protagonista principale, essendo posizionato al centro di questo cambio di paradigma economico».

https://www.festivalnazionaleeconomiacivile.it/manifesto-per-una-nuova-economia/

Basilicata in Podcast, studentessa lucana vince concorso Matteotti

La studentessa lucana Bianca Leoci, del liceo delle Scienze umane “Rosa-Gianturco” di Potenza, si è classificata prima al concorso nazionale “Matteotti per le scuole” edizione 2023/2024 promosso dal Ministero dell’Istruzione e dalla Fondazione Matteotti. La lucana ha vinto il premio per la sezione multimediale assegnato in una significativa edizione del Premio. Quest’anno, infatti, si è celebrato il centenario della morte di Matteotti, avvenuta per mano fascista il 10 giugno 1924. Per la studentessa l’emozione più grande è stata entrare nella Camera dei Deputati. Ma per il liceo Rosa-Gianturco non si tratta del primo riconoscimento a livello nazionale.

Ascolta il podcast: https://open.spotify.com/episode/7I0m2pIpR4DjLzobwJ7tcM

 Leggi la notizia: https://www.regione.basilicata.it/giunta/site/giunta/detail.jsp?otype=1012&id=3105712&value=regione

Un ponte di innovazione e di futuro

Un ponte di innovazione e di futuro.
Il raffreddore non dà tregua, ma chissà se non respiri per il naso tappato oppure per la paura di restare sospesa per 586 metri ad 80 metri di altezza camminando su 1.160 traversine calpestabili. Opera ingegneristica straordinaria che ha impiegato 24 tonnellate di acciaio e 5.500 metri lineari di funi e cavi di ancoraggio, il ponte pedonale tibetano più lungo del mondo, che collega il Parco Nazionale del Pollino e quello dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, è stato costruito a Castelsaraceno, il borgo a forma di cuore in Basilicata, provincia di Potenza. Maglia rossa, gonfalone alle spalle, Rocco Rosano siede nel suo studio di sindaco: è stato eletto nel 2012, poi nel 2017 e per la terza volta nel 2022.

Sindaco, questo è l’ultimo mandato, dunque…
Per legge sì, ma l’impegno per la politica è molto più grande del ruolo che si riveste. Per me fare il sindaco di una piccola comunità significa svolgere un servizio prezioso per la comunità, per il territorio e fare in modo che questi piccoli scrigni di bellezza possano brillare di luce propria e avere comunque nel futuro una speranza di bellezza e di vita. I piccoli comuni secondo me possono essere laboratori di innovazione sociale e di rigenerazione che rappresentano un nuovo modo di pensare allo sviluppo dell’Italia, invertendo il paradigma che lo stato tante volte mette nelle politiche dicendo che c’è un divario tra Nord e Sud. Io credo invece che ci sia un divario tra centro e periferia.

Innovazione sociale, sviluppo, visione strategica. Lei ci è riuscito?
Il mio impegno in politica nasce innanzitutto da un sentimento forte che nutro per questa comunità e questo territorio, ho proprio sentito la l’esigenza di mettermi a disposizione. Io sono partito da un’azione di co-progettazione, di coinvolgimento attivo e proattivo della mia comunità per decidere insieme, su qualsiasi azione strategica l’amministrazione mettesse in campo, quali fossero gli investimenti giusti e quali fossero le linee strategiche di sviluppo che questa comunità doveva sposare. La politica è lo strumento per creare condizioni di benessere psicofisico delle comunità, ma anche per invertire i punti di vista della mentalità dominante. Io penso di esserci riuscito. Ci sono voluti tempo, perseveranza e caparbietà, però noi nel 2021 abbiamo inaugurato non il ponte tibetano più lungo del mondo, ma l’ecosistema turistico partecipato di Castelsaraceno. Non abbiamo inaugurato un’opera pubblica, ma una nuova era costruita con delle azioni pensate, condivise, implementate, discusse con la comunità perché nessun progetto può partire dall’idea di un singolo se poi non viene condiviso con tutti gli elementi dell’ecosistema. Quindi, al centro di tutto noi mettiamo l’uomo come elemento essenziale della nostra progettazione: non i numeri, non la burocrazia, ma la persona. Un sindaco e la sua amministrazione devono ascoltare le esigenze del proprio territorio e farle diventare un punto di forza dell’azione politica, realizzandole.

All’inizio avete lavorato su una Mappa di comunità, giusto?
Esatto, lo abbiamo fatto nel 2015-2016. Abbiamo ascoltato tutti i nostri cittadini, dagli anziani ai più giovani, dalle imprese alle famiglie, dalla scuola alla chiesa, e tutti gli stakeholders della comunità per capire quali erano i punti di forza, di debolezza, le minacce e le opportunità della comunità di Castelsaraceno: una analisi di comunità che ha dato risultati straordinari. Un flusso costante di informazioni su cui abbiamo rettificato il tiro della nostra programmazione strategica.

Sorprese?
Guardi, innanzitutto ho compreso che chi fa politica e ascolta i cittadini con occhio e orecchio umili e come un buon padre di famiglia, cioè in un legame di filiera corta di prossimità, riesce a scoprire tante cose che anche in un ruolo democratico come quello del sindaco può sfuggirti. Tutti insieme abbiamo scoperto i nostri punti di forza, ma anche i limiti di una politica passata che non ha portato questa comunità allo sviluppo desiderato. Quindi il dialogo, l’ascolto, la condivisione, la co-progettazione il co-design di comunità, hanno un valore straordinario. In questo, il terzo settore è stato sostanzialmente il motore di un’azione politica che è penetrata all’interno delle famiglie.

Mi fa un esempio?
Abbiamo iniziato con “Borgo Fiorito”, un progetto che ha stimolato a prendersi cura del vicinato e ne è nata anche un’Associazione che ha promosso laboratori del legno, della ceramica e della piantumazione che ha coinvolto tutte le famiglie. È anche così che nasce una comunità: quando si usa il “noi” e non più “io”, quando ognuno di noi è disponibile a dare qualcosa all’altro con quella cultura del dono che è indispensabile anche in politica. Su questa scia è nato il progetto del Museo della pastorizia e anche il progetto del Sistema Accoglienza integrazione-Sai, dove ospitiamo 20 famiglie.

Giovani e scuole? Siete riusciti a frenare lo spopolamento?
Come in tutti i piccoli comuni, il Sai ci sta aiutando molto perché le scuole riusciamo ancora a reggerle, fino alle medie. Pensi che ci sono famiglie che dopo il progetto sono andate a vivere fuori, ma per Natale e le vacanze tornano a “casa”, a Castelsaraceno. Alcune, invece, sono rimaste qui e noi abbiamo insistito perché abitassero nel centro storico perché il nostro futuro è lì e dobbiamo riempirlo di valori e di cultura. E questo è in linea con la nostra politica di “consumo di suolo zero”: a Castelsaraceno si deve recuperare quello che c’è a livello edilizio e urbanistico, senza costruire altre “cattedrali” visto che c’è una marea di case abbandonate. È qui che nasce anche l’idea del ponte.

Ma l’idea del ponte quando e come le è venuta?
Non ero neanche sindaco. Negli anni 2000-2008-2010, io ero presidente della pro-loco e già immaginavamo di cambiare il nostro paese reagendo alla frase “qua non si può fare niente”. Abbiamo pensato che se avessimo fatto qualcosa che facevano tutti, qui a Castelsaraceno non ci sarebbe venuto nessuno. E così abbiamo cominciato a pensare di fare qualcosa che fosse unica al mondo. Il ponte era anche un messaggio importante, perché un ponte unisce due luoghi, due punti lontani. C’è stata l’intelligenza delle migliori aziende e dei migliori progettisti europei. Si figuri che il ponte è gestito da un’azienda di Monaco di Baviera con il sistema SkiData: conosciamo ogni dettaglio di tutti quelli che entrano, è stata una mia esplicita richiesta avere tutti i dati dei visitatori, ad oggi ho 32mila email in archivio perché la relazione con chi è venuto deve continuare.

Quanto è costato?
Un milione e mezzo di euro, costruito in tre anni, lockdown compreso.

E ve li siete ripresi? Quante persone avete impiegato?
Abbiamo recuperato almeno per cinque volte la spesa, oggi ci lavorano 23 persone e sono coinvolte anche le persone del Sai. Ma quello che guadagniamo noi lo reinvestiamo completamente nella comunità. Un sistema che si autoalimenta e si autosostiene. È una economia di comunità che sta generando anche un progetto di fondazione di comunità che gestirà tutto il nostro ecosistema. L’Ente pubblico ha forti limiti amministrativi, mentre nella fondazione di partecipazione pubblico e privato si metteranno insieme su questo grande progetto economico e sociale, ma con una visione etica, di responsabilità sociale e di innovazione sociale che progetta anche la creazione di un centro di eccellenza per la ricerca nazionale e internazionale. Castelsaraceno deve diventare un modello: i piccoli comuni possono essere il vero laboratorio di sviluppo.

Quindi finito il mandato di sindaco c’è la fondazione?
L’ho detto all’inizio. L’impegno per la politica è molto più grande del ruolo che si riveste.

PONTE TIBETANO CASTELSARACENO
PROGETTAZIONI CASTELSARACENO (1)

Una curva gettata alle spalle del tempo

Una curva gettata alle spalle del tempo.

Una curva gettata alle spalle del tempo: è il titolo di un’opera d’arte che suona come un refrain lungo tutto il tortuoso percorso che, dal mare, sale sale sale sale a perdita d’occhio fino a Castel di Lucio, piccolo comune in provincia di Messina, dove il sindaco Giuseppe Nobile (nella foto di copertina, maglioncino porpora) ci aspetta per l’intervista. Il cielo è di un azzurro assoluto a pelle di tamburo, la sua intensità aumenta ad ogni sosta lungo la Fiumara d’arte, uno dei parchi d’arte a cielo aperto più grandi d’Europa che mica ti aspetti di trovare qui, in un cuneo di territorio tra Palermo, Messina ed Enna. Scendiamo dall’auto, a sinistra il parco giochi che dà su tutta la vallata, l’occhio corre in fuga dal verde-marrone intenso all’azzurro morbido del mare: una curva gettata alle spalle del tempo…una curva gettata alle spalle del tempo…Il sindaco ci chiama, ci giriamo, ci sta venendo incontro, siamo distolti dalla riflessione verde-azzurra.
Nobile ha lo sguardo acuto, è sempre sorridente, ha precisione linguistica ma indugia nella battuta in siciliano che pronunciato da loro ha sempre una musicalità inimitabile. Cominciamo a parlare percorrendo i vicoli di Castel di Lucio, visitiamo la biblioteca, la chiesa, il museo…

Sindaco Nobile, questo è il suo primo mandato, ma dalla Sicilia all’Ucraina di strada ne ha percorsa…
Sì, una bella strada insieme alla mia comunità. Ci tengo molto a dire che prima della elezione a sindaco sono stato per dieci anni presidente del Consiglio comunale. Il mio impegno per la mia comunità di origine parte da lontano, prima con l’associazionismo, poi una parentesi tra il 1998 e il 2001 in Giunta comunale come assessore alla cultura, turismo e spettacolo. Dal 2018, il primo mandato di sindaco che adesso sta scadendo.

E si ricandiderà?
Dopo una fase di riflessione, insieme al gruppo politico che mi sostiene abbiamo deciso di proseguire soprattutto perché c’è la volontà di portare a compimento tutto quanto iniziato nel primo mandato. Devo dire grazie a mia moglie e ai miei figli per avermi accompagnato nella scelta e per non avermi mai fatto pesare in questi anni la lontananza da casa tra giunte, consigli e incontri. Tenga conto che Castel di Lucio, dove sono sindaco, è il mio comune di origine, però vivo con la mia famiglia a Santo Stefano di Camastra, che invece è il comune di nascita di mia moglie, e lavoro a Palermo dove ho lo studio da avvocato. E devo dire grazie anche alla mia comunità che mi ha sostenuto apprezzando la presenza che ho dedicato al mio Comune, che è stata sicuramente tanta e assidua. Vede, la fine del mandato è un bel momento di riflessione sia per il sindaco che per il suo gruppo di maggioranza perché la politica è innanzitutto responsabilità.

Famiglia Nobile, Comunione
La famiglia Nobile alla prima Comunione dell’ultimogenita

Prima parlava di progetti cominciati in questi anni, ce li racconta?
Sono tanti, i progetti che abbiamo cantierato, soprattutto con i fondi Pnrr: attrattività dei borghi, inclusione sociale, infrastrutture sociali, l’acquisizione dei beni del centro storico, la biblioteca. Per un piccolo comune come Castel di Lucio significa cambiare volto e cambiare futuro. Molti di questi progetti sono in rete con altri Comuni, sono stati pensati e condivisi con altri colleghi sindaci. Ad esempio, il progetto presentato al bando attrattività dei borghi è stato fatto in aggregazione con i comuni di Pettineo e Motta d’Affermo. Il progetto di accoglienza SAI è in estensione con il Comune di Tusa. Il progetto Hospitis, grazie all’adesione all’Associazione Borghi Autentici, coinvolge i comuni di Castelbuono, San Mauro Castelverde e Tusa. Abbiamo poi una serie di bandi Pnrr e una serie di progetti per i quali attendiamo gli esiti: è stato, ed è tuttora, un grande lavoro di squadra con amministratori, presidente del consiglio e consiglieri comunali, e soprattutto con i dipendenti comunali che con le loro competenze hanno contribuito tanto al raggiungimento dei risultati (per gli altri progetti, vedi grafica, sotto). Abbiamo, nel frattempo, aderito all’Unione dei Comuni Costa Alesina. E poi c’è stato un “progetto interno”, lungo questi anni, che è stato quello di aprire a tutti le porte di un Comune che forse era ancora chiuso in sé stesso. Ci siamo impegnati soprattutto nell’ascolto di tutti i bisogni dei castelluccesi.

Un Comune addirittura chiuso?
Abbiamo dato spazio e attenzione alle associazioni locali. Abbiamo avuto in comodato gratuito l’edificio delle Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria e messo a disposizione i locali per una scuola di karate e ad una associazione che conserva la tradizione del ricamo e della tessitura (“Il filo di Arianna”, ndr). Abbiamo rafforzato la collaborazione con tutte le attività della parrocchia e i giovani dell’Azione Cattolica che animano molto la comunità, soprattutto in occasione del Natale e delle altre festività. E poi siamo riusciti a far nascere un gruppo di Protezione civile grazie ad alcuni giovani che abbiamo sostenuto per il riconoscimento a livello regionale e ad avere in comodato il modulo di intervento anti incendio. Tenga conto che i Vigili del Fuoco più vicini sono a Mistretta, un’ora di auto, il 118 e l’ospedale idem. Castel di Lucio è entroterra, è isolata, distante da tutto, anche da comuni limitrofi.

Sì, in effetti geograficamente è proprio un triangolo…
È un territorio marginale, un angolo in cui si incrociano tre province: distiamo 180 km da Messina, 120 km da Palermo e 100 km da Enna ma di strada tutta interna.

Beh, allora impossibile restare a casa, nel 2023: non si interrompe una storia così lunga…
Sì, ha ragione, impossibile, anche se le sembrerà incredibile ma la pressione che si vive nelle piccole comunità è forte, in particolare in tema di “servizi”, che in molti casi vengono prima della cultura e della politica. A Castel di Lucio finalmente abbiamo un Museo civico, che è l’unica cosa laica che puoi vedere, ma è stato difficile farlo “entrare” nella comunità.

Potrebbe essere però una preminenza di bisogni primari che non consente di dedicarsi ad altro…
A Castel di Lucio paghiamo in media 100 euro di acqua all’anno, diamo il rimborso spese di viaggio al 100% a tutti gli studenti delle superiori che vanno a scuola fuori, assicuriamo agli anziani il pasto caldo ed altri servizi di assistenza, grazie alla nostra cucina comunale, che è una vera e propria eccellenza e rifornisce anche le mense scolastiche. Abbiamo insomma tutta una serie di servizi che aiutano e sostengono. Adesso stiamo progettando di attivare una cooperativa di comunità per l’accoglienza turistica.

Spopolamento?
Dopo anni di inverno demografico, per la prima volta nel 2022 abbiamo un saldo migratorio di più 40, grazie ai nuovi cittadini provenienti dall’Argentina e grazie alle persone migranti del progetto del Sistema Accoglienza Integrazione-Sai. È la prima volta che a Castel di Lucio si incontrano per strada persone che non si conoscono! Ed è cresciuta anche la domanda di case da affittare. Certo, adesso dobbiamo trasformare questi arrivi in residenti, ma è anche per questo che abbiamo deciso di continuare a lavorare.

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