Dall’accoglienza al lavoro, le nuove frontiere dell’integrazione

Meeting Rimini

«Dall’accoglienza al lavoro: le nuove frontiere dell’integrazione»: il tema dell’incontro che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, realtà del terzo settore e imprese, con l’obiettivo di affrontare in modo concreto le sfide legate ai percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Il dibattito, moderato da Andrea Dellabianca, presidente della Compagnia delle Opere, ha messo in evidenza il ruolo decisivo della formazione, del lavoro e della collaborazione tra istituzioni pubbliche e private.

Il contributo della formazione professionale

 Angelo Candiani, presidente di ASLAM Cooperativa Sociale, ha ripercorso l’esperienza trentennale del suo ente nella formazione professionale per i giovani, sottolineando come l’inserimento nel mondo del lavoro rappresenti il primo vero passo verso una piena integrazione. «Abbiamo visto nei nostri ragazzi extracomunitari motivazioni straordinarie», ha affermato, ricordando il recente sostegno della Fondazione Willum di Copenaghen per sviluppare percorsi formativi dedicati agli adulti stranieri e finalizzati a professioni richieste dal mercato, come meccanici, elettricisti e operatori della logistica.

L’esperienza delle cooperative sociali

 Alessandro Menegatti, presidente della cooperativa sociale Work and Belong di Comacchio, ha evidenziato come l’integrazione non sia solo una questione tecnica ma soprattutto umana. «Integrazione significa rendere intero ciò che è incompleto», ha spiegato, sottolineando l’importanza di costruire comunità capaci di offrire opportunità lavorative e relazionali a chi proviene da contesti di fragilità. Tra le iniziative ricordate, la riattivazione della Manifattura dei Marinati a Comacchio, trasformata in luogo produttivo e formativo.

Crisi aziendali e ricollocamento dei lavoratori

 Alberto Sportoletti, presidente e CEO di Sernet e presidente di Retemanager, ha raccontato l’esperienza maturata nella gestione socialmente responsabile delle crisi aziendali. «La persona non ha bisogno di lavorare solo perché è pagata, ma perché il lavoro dà dignità e coscienza di sé», ha dichiarato, ricordando il caso della reindustrializzazione dello stabilimento Marelli di Crevalcore. Sportoletti ha inoltre descritto il lavoro di Retemanager, che accompagna dirigenti e professionisti over 50 nel reinserimento nel mondo del lavoro.

Le politiche regionali per l’integrazione

 Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato la centralità della formazione e del lavoro come strumenti di integrazione. «Noi dobbiamo essere il Paese e la terra delle opportunità per chi le vuole cogliere», ha affermato, ribadendo l’esigenza di semplificare le procedure burocratiche e di promuovere un approccio basato sul merito. De Pascale ha evidenziato come il settore manifatturiero della regione sia oggi sostenuto in larga parte dai lavoratori stranieri.

L’intervento del Ministro dell’Interno

 Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha posto l’accento sul legame tra sicurezza, legalità e integrazione. «Chi sceglie di venire da noi lo fa perché sceglie la nostra libertà, la nostra democrazia e la nostra società plurale», ha affermato. Piantedosi ha ricordato l’impegno del Governo con la programmazione triennale di quasi un milione di ingressi regolari e con accordi di formazione nei Paesi di origine, ha poi sottolineato come il lavoro sia centrale ma non sufficiente senza un reale inserimento nei valori della convivenza civile.

Conclusioni

Il confronto ha evidenziato come il percorso dall’accoglienza al lavoro richieda un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e società civile. La formazione, il sostegno al lavoro e la creazione di comunità inclusive sono i pilastri su cui costruire un modello di integrazione che sia sostenibile, rispettoso della dignità della persona e capace di trasformare la diversità in opportunità per l’intero Paese.

Msna, Anci Sicilia: Taglio dei fondi insostenibile per i Comuni

Manifestiamo la forte preoccupazione dei Comuni siciliani in merito alle recenti decisioni che prevedono un drastico ridimensionamento dei fondi statali destinati all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati – ha scritto Paolo Amenta, presidente di ANCI Sicilia, in una lettera indirizzata al Ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, al Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, al Sottosegretario Ministero dell’Interno Molteni, al Ragioniere Generale del Ministero dell’Economia e delle Finanze Perrotta, al Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno Sempreviva, al Capo di Gabinetto del Ministero dell’Economia e delle Finanze Varone e, per conoscenza, all’Assessore regionale Famiglia, Politiche sociali e Lavoro Nuccia Albano, ai Prefetti della Sicilia, al Presidente di ANCI Nazionale Manfredi, al Sindaco di Teramo Delegato ANCI Immigrazione, politiche per l’integrazione e accoglienza D’Alberto e a tutti i Sindaci e Commissari Straordinari dei Comuni Siciliani – una misura che rischia di mettere in crisi i Comuni siciliani, già gravati da difficoltà finanziarie strutturali”.

I Comuni dell’isola, si legge nella lettera inviata anche alla Deputazione Nazionale eletta in Sicilia, accolgono circa un terzo dei minori stranieri non accompagnati presenti in Italia: un dato che conferma l’assoluta insostenibilità di un trasferimento di responsabilità finanziarie dallo Stato agli enti locali. In particolare, la nuova copertura prevista, che risulta essere pari solo al 35% dei costi, obbliga i Comuni a farsi carico del restante 65%, con ripercussioni dirette sulla tenuta dei bilanci e sull’erogazione dei servizi.

A rendere la situazione ancora più grave, si aggiunge il mancato rimborso di oltre 190 milioni di euro relativi al biennio 2023–2024 su base nazionale, di cui 60 milioni spettanti ai Comuni siciliani che, nel frattempo, hanno continuato a garantire l’accoglienza anticipando risorse proprie.

Si tratta – dichiara il presidente di ANCI Sicilia, Paolo Amenta – di una scelta che ci fa arretrare sul piano umanitario e scarica sui Comuni una responsabilità nazionale, senza alcun confronto preventivo con i territori e senza una regia unitaria tra sistema di prima accoglienza e SAI”.

A rischio anche l’intero comparto delle cooperative sociali siciliane, che segnalano gravi difficoltà nel sostenere i costi del personale e dei servizi, compromettendo la continuità delle attività di accoglienza.

Il Presidente di ANCI Sicilia chiede quindi con urgenza:

  • il ripristino della copertura integrale dei costi sostenuti dai Comuni;

  • l’immediata liquidazione delle somme arretrate;

  • l’apertura di un tavolo tecnico nazionale con il coinvolgimento di ANCI Sicilia, Regione, Prefetture e terzo settore.

In assenza di risposte concrete – conclude Amenta – i Comuni siciliani si riservano di adottare tutte le iniziative necessarie a tutela degli enti rappresentati e della tenuta finanziaria locale


copertina: Paolo Amenta, foto Anci Sicilia