Pubblica Amministrazione: le fragilità da governare

Meeting Rimini

Ma quale tipo di “mattone” può essere una Pubblica amministrazione? Se ne è parlato al Meeting nel panel «Pubblica Amministrazione: le fragilità da governare», moderato da Salvatore Taormina, coordinatore del Dipartimento Istituzioni e Amministrazione Pubblica della Fondazione per la Sussidiarietà.
L’incontro ha fatto un interessante focus sui nodi irrisolti della pubblica amministrazione italiana, sui rischi derivanti dall’invecchiamento del personale, sulle sfide poste dal calo demografico, le opportunità legate al PNRR e la digitalizzazione.
Sul palco, Stefano Bonaccini, europarlamentare; Gigi De Palo, direttore generale della Fondazione Angelini; Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia nel gruppo ECR; Marcello Fiori, direttore generale INAIL; Paolo Maggioli, amministratore delegato del Gruppo Maggioli; Bernardo Giorgio Mattarella, professore di Diritto amministrativo alla Luiss “Guido Carli”.

La cornice del dibattito

 Il punto di partenza è stato il volume «Governare le fragilità», scritto a quattro mani da Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella. Il libro affronta con rigore i limiti cronici della Pubblica Amministrazione italiana per la quale il vulnus principale non è la mancanza di leggi, ma la loro attuazione concreta.
Altra fragilità del sistema è che, nonostante un apparato amministrativo numericamente più ridotto rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia si trova ad affrontare sfide che vanno oltre la mera dimensione quantitativa: calo demografico, digitalizzazione lenta, carenza di capitale umano qualificato, necessità di semplificazione normativa e continuità delle politiche pubbliche.

 L’analisi di Bernardo Giorgio Mattarella

«Un problema strutturale che condizionerà tutti i settori della vita pubblica»: così il professore Mattarella ha presentato il calo demografico, fenomeno che si riflette su scuola, sanità, sostenibilità, sistema pensionistico.
Il numero ridotto di nascite porterà inevitabilmente a un minor numero di lavoratori qualificati: «Se oggi non interveniamo con politiche di lungo periodo, tra vent’anni avremo un capitale umano insufficiente per reggere le sfide globali», ha detto Bernardo Mattarella che ha evidenziato la discontinuità normativa come una delle fragilità tipiche italiane.
«Ogni nuovo governo tende a riscrivere le regole, dimenticando il lavoro di chi lo ha preceduto. In questo modo si vanificano gli sforzi e si compromette l’attuazione delle riforme», ha detto.

La natalità come questione sociale

Gigi De Palo ha colto l’assist del professore Mattarella per ribadire che la natalità è ormai la più grande questione sociale: «Non possiamo pensare a una Pubblica Amministrazione efficiente se mancano i cittadini del futuro. La natalità è la materia prima del Paese. Senza nuove generazioni, il welfare collassa».
De Palo ha ricordato che i giovani esprimono ancora un forte desiderio di matrimonio e di figli, ma che la mancanza di politiche strutturali impedisce loro di realizzare i propri progetti di vita. Da qui la proposta di istituire un’Agenzia nazionale per la natalità, capace di garantire continuità alle politiche familiari al di là dei cambi di governo: «Oggi i giovani chiedono di avere la possibilità di costruire famiglie e carriere. Non è un’utopia: è una sfida concreta, che riguarda la tenuta del sistema Paese».

Digitalizzazione e investimenti: la prospettiva imprenditoriale

Paolo Maggioli ha rimarcato l’importanza della digitalizzazione come strumento di modernizzazione. «Non esiste crescita economica senza una Pubblica amministrazione efficiente. Occorre una strategia di lungo termine che faccia dell’innovazione digitale una politica strutturale». Maggioli ha sottolineato che il settore privato è pronto a collaborare con il pubblico, come dimostrato dal successo dei progetti di migrazione al cloud e dalle nuove piattaforme di gestione documentale: «Abbiamo dimostrato che quando pubblico e privato collaborano, i risultati arrivano. Ora serve continuità», ha rimarcato.

Marcello Fiori: risorse umane e volontariato

 Il direttore generale dell’INAIL ha posto al centro il tema delle risorse umane: «Oggi l’età media nella Pubblica amministrazione è superiore ai 50 anni. Abbiamo perso due cicli universitari di giovani che avrebbero potuto portare competenze digitali. Formare un cinquantenne sull’uso di uno smartphone non è la stessa cosa che assumere un venticinquenne nativo digitale». Fiori ha insistito sulla necessità di valorizzare il volontariato: «Cinque milioni di volontari non sono un patrimonio privato, ma una risorsa pubblica. Servono strumenti normativi che facilitino la collaborazione tra amministrazioni e terzo settore, nel rispetto delle regole e della trasparenza».

Bonaccini: il capitale umano come priorità

Stefano Bonaccini ha sottolineato come la denatalità e la carenza di capitale umano siano le vere emergenze del futuro: «Se nel 2050 avremo più pensionati che lavoratori, il sistema collasserà. Servono politiche coraggiose sulla natalità, sull’istruzione e sulla formazione». Bonaccini ha richiamato l’attenzione anche sull’intelligenza artificiale e sulle nuove tecnologie, che «possono aiutare la sanità e il welfare, ma non sostituiranno mai l’umanità di medici e infermieri».

Carlo Fidanza: meno burocrazia e più competitività

Carlo Fidanza ha offerto una prospettiva europea, ricordando che oltre il 70% delle norme italiane deriva da direttive europee. «Non possiamo pensare che la competitività si costruisca aggiungendo regole su regole. L’Europa deve semplificare e garantire tempi decisionali più rapidi. Un eccesso di norme soffoca imprese e cittadini». Fidanza ha ribadito il valore della sussidiarietà come criterio per distinguere ciò che deve essere gestito a livello europeo e ciò che deve rimanere in capo agli Stati nazionali.

Dall’accoglienza al lavoro, le nuove frontiere dell’integrazione

Meeting Rimini

«Dall’accoglienza al lavoro: le nuove frontiere dell’integrazione»: il tema dell’incontro che ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, realtà del terzo settore e imprese, con l’obiettivo di affrontare in modo concreto le sfide legate ai percorsi di inclusione sociale e lavorativa. Il dibattito, moderato da Andrea Dellabianca, presidente della Compagnia delle Opere, ha messo in evidenza il ruolo decisivo della formazione, del lavoro e della collaborazione tra istituzioni pubbliche e private.

Il contributo della formazione professionale

 Angelo Candiani, presidente di ASLAM Cooperativa Sociale, ha ripercorso l’esperienza trentennale del suo ente nella formazione professionale per i giovani, sottolineando come l’inserimento nel mondo del lavoro rappresenti il primo vero passo verso una piena integrazione. «Abbiamo visto nei nostri ragazzi extracomunitari motivazioni straordinarie», ha affermato, ricordando il recente sostegno della Fondazione Willum di Copenaghen per sviluppare percorsi formativi dedicati agli adulti stranieri e finalizzati a professioni richieste dal mercato, come meccanici, elettricisti e operatori della logistica.

L’esperienza delle cooperative sociali

 Alessandro Menegatti, presidente della cooperativa sociale Work and Belong di Comacchio, ha evidenziato come l’integrazione non sia solo una questione tecnica ma soprattutto umana. «Integrazione significa rendere intero ciò che è incompleto», ha spiegato, sottolineando l’importanza di costruire comunità capaci di offrire opportunità lavorative e relazionali a chi proviene da contesti di fragilità. Tra le iniziative ricordate, la riattivazione della Manifattura dei Marinati a Comacchio, trasformata in luogo produttivo e formativo.

Crisi aziendali e ricollocamento dei lavoratori

 Alberto Sportoletti, presidente e CEO di Sernet e presidente di Retemanager, ha raccontato l’esperienza maturata nella gestione socialmente responsabile delle crisi aziendali. «La persona non ha bisogno di lavorare solo perché è pagata, ma perché il lavoro dà dignità e coscienza di sé», ha dichiarato, ricordando il caso della reindustrializzazione dello stabilimento Marelli di Crevalcore. Sportoletti ha inoltre descritto il lavoro di Retemanager, che accompagna dirigenti e professionisti over 50 nel reinserimento nel mondo del lavoro.

Le politiche regionali per l’integrazione

 Michele De Pascale, presidente della Regione Emilia-Romagna, ha sottolineato la centralità della formazione e del lavoro come strumenti di integrazione. «Noi dobbiamo essere il Paese e la terra delle opportunità per chi le vuole cogliere», ha affermato, ribadendo l’esigenza di semplificare le procedure burocratiche e di promuovere un approccio basato sul merito. De Pascale ha evidenziato come il settore manifatturiero della regione sia oggi sostenuto in larga parte dai lavoratori stranieri.

L’intervento del Ministro dell’Interno

 Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha posto l’accento sul legame tra sicurezza, legalità e integrazione. «Chi sceglie di venire da noi lo fa perché sceglie la nostra libertà, la nostra democrazia e la nostra società plurale», ha affermato. Piantedosi ha ricordato l’impegno del Governo con la programmazione triennale di quasi un milione di ingressi regolari e con accordi di formazione nei Paesi di origine, ha poi sottolineato come il lavoro sia centrale ma non sufficiente senza un reale inserimento nei valori della convivenza civile.

Conclusioni

Il confronto ha evidenziato come il percorso dall’accoglienza al lavoro richieda un impegno condiviso tra istituzioni, imprese e società civile. La formazione, il sostegno al lavoro e la creazione di comunità inclusive sono i pilastri su cui costruire un modello di integrazione che sia sostenibile, rispettoso della dignità della persona e capace di trasformare la diversità in opportunità per l’intero Paese.