Fnec, il saluto di Mattarella: «Necessario ripensare i paradigmi economici»

Fnec, il saluto di Mattarella: «Necessario ripensare i paradigmi economici»

Seconda giornata per la 7ª edizione del Festival Nazionale dell’Economia Civile, che dopo l’apertura all’Università di Firenze prosegue nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio.

Il via ai lavori è stato dato con la lettura del messaggio inviato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella agli organizzatori del Festival, nel quale il Capo dello Stato ha sottolineato come la partecipazione attiva dei cittadini sia fondamentale in ogni ambito della vita sociale, inclusa quella economica. In una società liberal-democratica, infatti, democrazia ed economia di mercato condividono l’idea di uguaglianza, sancita dalla Costituzione, che mira a garantire una “democrazia sostanziale”.

Il bene comune non coincide con l’interesse di una maggioranza, ma coinvolge ogni individuo, famiglia e impresa. Per questo è necessario ripensare i paradigmi economici, soprattutto in un contesto di crisi internazionale che minaccia obiettivi globali come crescita e giustizia sociale.

La partecipazione civica diventa così decisiva per adottare politiche in grado di soddisfare i bisogni delle comunità e creare benefici durevoli per le future generazioni, evitando la distruzione delle risorse del pianeta.

Sara Funaro (Sindaca del Comune di Firenze) ha fatto gli onori di casa, dichiarando: «È importante affrontare tematiche legate alla pace, tanto care a Firenze quanto al resto del mondo, ma particolarmente significative per la nostra città. Firenze, città di Giorgio La Pira, poche settimane fa ha ospitato un festival in cui israeliani e palestinesi hanno dialogato insieme sul palco. È attraverso il confronto e il dialogo che si cresce e si costruisce, proprio nello spirito della democrazia partecipata. Quest’anno, più che mai, avere un evento dedicato all’economia civile che ci permette di confrontarci con istituzioni, stakeholder e rappresentanze costituisce un’ulteriore opportunità di dialogo e di condivisione, capace di tradursi in proposte e idee concrete da trasformare in progetti reali».

Fabrizia Lapecorella (Vice Segretario Generale dell’OCSE): «Quando le politiche pubbliche generano risultati, cresce la disponibilità dei cittadini e cresce la democrazia, ma bisogna perseguire questo obiettivo in maniera concreta. L’OCSE da anni si occupa di misurare l’impatto delle politiche sul benessere ed oggi abbiamo un quadro di riferimento in misura non soltanto materiale, ma anche immateriale. Molti elementi del nostro framework riflettono i valori dell’economia civile e tra questi due sono particolarmente rilevanti per il rinforzamento della democrazia: si tratta del capitale sociale e della partecipazione civica. Il capitale sociale è quell’insieme di norme e regole condivise, e scopi istituzionali che rendono possibile la cooperazione e la coesione dei corpi sociali, mentre la capacità di partecipare e l’effettiva partecipazione alla vita sociale è una condizione essenziale per consentire alla società di rispondere positivamente agli eventi».

Per Leonardo Becchetti (Direttore del FNEC e Co-fondatore NeXt Economia): «oggi si è già passati dal PIL al benessere multidimensionale, ma occorre compiere “l’ultimo miglio”: muoversi verso un fine che dia senso alla vita. Con l’economia civile e il Manifesto del Rinascimento Economico, firmato da 300 studiosi, si promuove la visione di un “uomo integrale” che ha bisogno di cinque dimensioni fondamentali: sentirsi parte di qualcosa, trascendenza, senso della vita, qualità delle relazioni e generatività. La generatività – ossia la felicità che nasce dal sapere che le proprie azioni hanno un impatto sugli altri – è da anni al centro del Rapporto sul Ben Vivere. In questo senso, il Festival rappresenta non solo una festa collettiva, ma anche un bene relazionale: un momento di creatività, collaborazione e riflessione condivisa».

Pubblica Amministrazione: le fragilità da governare

Meeting Rimini

Ma quale tipo di “mattone” può essere una Pubblica amministrazione? Se ne è parlato al Meeting nel panel «Pubblica Amministrazione: le fragilità da governare», moderato da Salvatore Taormina, coordinatore del Dipartimento Istituzioni e Amministrazione Pubblica della Fondazione per la Sussidiarietà.
L’incontro ha fatto un interessante focus sui nodi irrisolti della pubblica amministrazione italiana, sui rischi derivanti dall’invecchiamento del personale, sulle sfide poste dal calo demografico, le opportunità legate al PNRR e la digitalizzazione.
Sul palco, Stefano Bonaccini, europarlamentare; Gigi De Palo, direttore generale della Fondazione Angelini; Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia nel gruppo ECR; Marcello Fiori, direttore generale INAIL; Paolo Maggioli, amministratore delegato del Gruppo Maggioli; Bernardo Giorgio Mattarella, professore di Diritto amministrativo alla Luiss “Guido Carli”.

La cornice del dibattito

 Il punto di partenza è stato il volume «Governare le fragilità», scritto a quattro mani da Roberto Garofoli e Bernardo Giorgio Mattarella. Il libro affronta con rigore i limiti cronici della Pubblica Amministrazione italiana per la quale il vulnus principale non è la mancanza di leggi, ma la loro attuazione concreta.
Altra fragilità del sistema è che, nonostante un apparato amministrativo numericamente più ridotto rispetto ad altri Paesi europei, l’Italia si trova ad affrontare sfide che vanno oltre la mera dimensione quantitativa: calo demografico, digitalizzazione lenta, carenza di capitale umano qualificato, necessità di semplificazione normativa e continuità delle politiche pubbliche.

 L’analisi di Bernardo Giorgio Mattarella

«Un problema strutturale che condizionerà tutti i settori della vita pubblica»: così il professore Mattarella ha presentato il calo demografico, fenomeno che si riflette su scuola, sanità, sostenibilità, sistema pensionistico.
Il numero ridotto di nascite porterà inevitabilmente a un minor numero di lavoratori qualificati: «Se oggi non interveniamo con politiche di lungo periodo, tra vent’anni avremo un capitale umano insufficiente per reggere le sfide globali», ha detto Bernardo Mattarella che ha evidenziato la discontinuità normativa come una delle fragilità tipiche italiane.
«Ogni nuovo governo tende a riscrivere le regole, dimenticando il lavoro di chi lo ha preceduto. In questo modo si vanificano gli sforzi e si compromette l’attuazione delle riforme», ha detto.

La natalità come questione sociale

Gigi De Palo ha colto l’assist del professore Mattarella per ribadire che la natalità è ormai la più grande questione sociale: «Non possiamo pensare a una Pubblica Amministrazione efficiente se mancano i cittadini del futuro. La natalità è la materia prima del Paese. Senza nuove generazioni, il welfare collassa».
De Palo ha ricordato che i giovani esprimono ancora un forte desiderio di matrimonio e di figli, ma che la mancanza di politiche strutturali impedisce loro di realizzare i propri progetti di vita. Da qui la proposta di istituire un’Agenzia nazionale per la natalità, capace di garantire continuità alle politiche familiari al di là dei cambi di governo: «Oggi i giovani chiedono di avere la possibilità di costruire famiglie e carriere. Non è un’utopia: è una sfida concreta, che riguarda la tenuta del sistema Paese».

Digitalizzazione e investimenti: la prospettiva imprenditoriale

Paolo Maggioli ha rimarcato l’importanza della digitalizzazione come strumento di modernizzazione. «Non esiste crescita economica senza una Pubblica amministrazione efficiente. Occorre una strategia di lungo termine che faccia dell’innovazione digitale una politica strutturale». Maggioli ha sottolineato che il settore privato è pronto a collaborare con il pubblico, come dimostrato dal successo dei progetti di migrazione al cloud e dalle nuove piattaforme di gestione documentale: «Abbiamo dimostrato che quando pubblico e privato collaborano, i risultati arrivano. Ora serve continuità», ha rimarcato.

Marcello Fiori: risorse umane e volontariato

 Il direttore generale dell’INAIL ha posto al centro il tema delle risorse umane: «Oggi l’età media nella Pubblica amministrazione è superiore ai 50 anni. Abbiamo perso due cicli universitari di giovani che avrebbero potuto portare competenze digitali. Formare un cinquantenne sull’uso di uno smartphone non è la stessa cosa che assumere un venticinquenne nativo digitale». Fiori ha insistito sulla necessità di valorizzare il volontariato: «Cinque milioni di volontari non sono un patrimonio privato, ma una risorsa pubblica. Servono strumenti normativi che facilitino la collaborazione tra amministrazioni e terzo settore, nel rispetto delle regole e della trasparenza».

Bonaccini: il capitale umano come priorità

Stefano Bonaccini ha sottolineato come la denatalità e la carenza di capitale umano siano le vere emergenze del futuro: «Se nel 2050 avremo più pensionati che lavoratori, il sistema collasserà. Servono politiche coraggiose sulla natalità, sull’istruzione e sulla formazione». Bonaccini ha richiamato l’attenzione anche sull’intelligenza artificiale e sulle nuove tecnologie, che «possono aiutare la sanità e il welfare, ma non sostituiranno mai l’umanità di medici e infermieri».

Carlo Fidanza: meno burocrazia e più competitività

Carlo Fidanza ha offerto una prospettiva europea, ricordando che oltre il 70% delle norme italiane deriva da direttive europee. «Non possiamo pensare che la competitività si costruisca aggiungendo regole su regole. L’Europa deve semplificare e garantire tempi decisionali più rapidi. Un eccesso di norme soffoca imprese e cittadini». Fidanza ha ribadito il valore della sussidiarietà come criterio per distinguere ciò che deve essere gestito a livello europeo e ciò che deve rimanere in capo agli Stati nazionali.