Meloni al Meeting, «È bello dare denaro e pane, ma è ancora più bello dare lavoro»

Meloni al Meeting, «È bello dare denaro e pane, ma è ancora più bello dare lavoro»

La 46ª edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli si è chiusa con un appuntamento di grande rilievo politico e istituzionale: l’incontro con Giorgia Meloni, Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha preso la parola nell’Auditorium Isybank. 

Ad accogliere la Presidente del Consiglio è stato Bernhard Scholz, presidente della Fondazione Meeting ETS, che ha ricordato come nei giorni precedenti si siano susseguiti dialoghi e testimonianze di grande attualità: dal conflitto in Medio Oriente alle prospettive dell’Unione Europea, dalle trasformazioni del lavoro al ruolo dell’intelligenza artificiale, fino alla crisi educativa e demografica. «Abbiamo visto che nei deserti della violenza e dell’ingiustizia – ha sottolineato Scholz – è possibile costruire relazioni nuove e riconciliate. Abbiamo ascoltato famiglie e insegnanti capaci di accogliere i ragazzi in momenti di disagio, lavoratori che hanno cercato di rispondere con creatività ai cambiamenti del mondo produttivo, giovani che hanno testimoniato la forza della speranza. Ora, Presidente, siamo curiosi di sapere quali sono i mattoni nuovi con cui intende costruire il futuro dell’Italia».

Meloni ha iniziato il suo intervento partendo proprio dal titolo dell’edizione 2025: «Nei luoghi deserti costruiremo con mattoni nuovi», tratto da un testo di Thomas Stearns Eliot. Una citazione che, per la Premier, non è rimasta letteraria: «Gli operai di Eliot, chiamati a edificare una chiesa in un deserto ostile, incontrano difficoltà e resistenze, ma non si arrendono e riescono a portare a termine la loro opera. È una metafora che ci parla oggi: viviamo in un’epoca che vorrebbe ridurre gli uomini a consumatori senza identità, a individui anestetizzati, senza appartenenza, senza memoria. Noi siamo chiamati a un compito diverso: non fuggire, ma edificare. E questo – ha aggiunto – vale per la politica come per la vita sociale, familiare, comunitaria». L’immagine del “deserto” e dei “mattoni” ha scandito tutto il discorso. «Costruire con mattoni nuovi – ha affermato Meloni – significa comprendere il tempo in cui viviamo e saper calare in esso i nostri valori, senza timore di innovare i metodi e superare le paludi burocratiche che spesso bloccano l’Italia. Significa agire non nel campo delle ideologie ma nel campo del reale, mettendo al centro la persona, perché – come ricordava Jean Guitton – mille miliardi di idee non valgono una sola persona».

Il primo capitolo affrontato è stato quello delle relazioni estere. Meloni ha rivendicato la nuova autorevolezza internazionale del Paese: «In questi tre anni abbiamo dimostrato che l’Italia non è più la “grande malata d’Europa”, ma un modello di stabilità, serietà e credibilità. Lo dimostrano i mercati, che oggi ci considerano una nazione sicura; lo dimostrano gli investitori, che ci guardano come opportunità; lo certifica la Commissione europea, che ci ha riconosciuto come primi nell’attuazione del PNRR». Sul conflitto in Ucraina la Presidente ha ricordato il contributo italiano: «Abbiamo sempre detto che la chiave per una pace giusta è garantire robuste misure di sicurezza per Kiev. La proposta italiana, ispirata all’articolo 5 della Nato, è oggi la principale sul tavolo. È un mattone nuovo che l’Italia ha offerto alla costruzione della pace». Quanto al Medio Oriente, Meloni ha mantenuto un equilibrio difficile: «Abbiamo sostenuto il diritto di Israele a difendersi dopo l’attacco del 7 ottobre, ma non possiamo tacere di fronte a una reazione sproporzionata che ha mietuto troppe vittime innocenti. Chiediamo il rilascio degli ostaggi da parte di Hamas, ma chiediamo anche a Israele di cessare l’occupazione militare a Gaza e di consentire il pieno accesso agli aiuti umanitari». Un passaggio accolto da un lungo applauso quando ha ricordato il ruolo dell’Italia: «Siamo il primo Paese non musulmano per evacuazioni sanitarie da Gaza. Noi non scriviamo solo emozioni o slogan: noi salviamo bambini».

Il discorso si è poi spostato sul futuro dell’Unione Europea. Meloni ha richiamato le analisi di Mario Draghi, ospite al Meeting pochi giorni prima: «Ha detto parole dure ma vere: l’Europa rischia l’irrilevanza geopolitica se non affronta con coraggio le sfide della competitività. Io condivido molte delle sue osservazioni. Per anni ho criticato l’Unione per eccessi burocratici e cecità politica. Oggi quelle critiche sono patrimonio comune». La Premier ha insistito sulla necessità di riscoprire le radici: «Se non sai chi sei, non puoi avere un ruolo nel mondo. Le nostre radici – culturali, storiche, religiose – sono state colpevolmente negate. Costruire mattoni nuovi non significa vergognarsi della propria identità, ma reinventarla per il presente». Ha citato nuovamente Eliot: «La tradizione va sempre reinventata. Essere conservatori non significa rifugiarsi nei mattoni vecchi, ma edificare con mattoni nuovi una casa che altri hanno iniziato».

Ampio spazio è stato riservato all’Africa e alla politica migratoria. «Con il Piano Mattei – ha detto Meloni – non vogliamo sfruttare il continente per le sue materie prime. Vogliamo costruire partenariati paritari, basati sul rispetto reciproco e sulla fiducia, aiutando l’Africa a crescere con noi». Sulle migrazioni ha sottolineato: «L’immigrazione regolare è una ricchezza, ma quella illegale è un danno. Vogliamo difendere il diritto a non dover emigrare. Abbiamo ridotto arrivi irregolari e morti in mare: è il risultato di cui vado più fiera. Non c’è burocrate che possa impedirci di combattere i trafficanti e salvare vite umane».

Meloni ha ricordato l’impegno del Governo in territori difficili: «Siamo partiti da Caivano, simbolo di degrado e di abbandono, e abbiamo dimostrato che lo Stato può mantenere la parola data. Abbiamo restituito scuole, parchi, centri sportivi, alternative concrete alla criminalità». Il modello, ha spiegato, sarà esteso ad altre otto aree critiche del Paese: «Non pretendiamo di risolvere tutto, ma non vogliamo girarci dall’altra parte. La rassegnazione non è un’opzione».

Il tema demografico è stato indicato come «la sfida delle sfide». «Il declino – ha detto – non è ineluttabile, è una scelta. E noi scegliamo di combatterlo». Ha elencato le misure già introdotte – dall’asilo nido gratuito per il secondo figlio all’aumento dei mesi di congedo retribuito – annunciando un nuovo grande piano casa a prezzi calmierati per le giovani coppie: «Perché senza una casa è più difficile costruire una famiglia».

 

Riprendendo la figura di Pier Giorgio Frassati, che sarà proclamato santo, la Premier ha insistito: «È bello dare denaro e pane, ma è ancora più bello dare lavoro. Un uomo disoccupato subisce un attentato alla coscienza di sé stesso». Ha ricordato le riforme introdotte: «Abbiamo reso strutturale il taglio del cuneo fiscale, creato oltre un milione di posti di lavoro, in gran parte a tempo indeterminato, approvato la legge storica sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione di impresa. La vera ricchezza di una nazione risiede nel lavoro, non nei sussidi».

Meloni ha ribadito la volontà di portare avanti tre grandi riforme: premierato, autonomia differenziata e giustizia. «Vogliamo garantire stabilità ai governi, responsabilità ai territori, efficienza alla giustizia. Non per sottomettere i giudici alla politica, ma per liberarli dalle correnti ideologiche e restituirli ai cittadini».

Un capitolo importante è stato dedicato alla scuola: «L’educazione è l’architrave del futuro. Abbiamo investito in ricerca e istruzione tecnica, ma dobbiamo completare il percorso garantendo piena libertà educativa alle famiglie. L’Italia è l’ultimo Paese europeo senza un sistema effettivo di parità scolastica: è tempo di affrontare il tema senza pregiudizi».

Meloni ha chiuso con un appello alla speranza e alla responsabilità condivisa: «Non sono qui a cercare consenso. Sono qui a chiedere una mano. Senza società viva, la politica non ce la può fare. Abbiamo bisogno della speranza che il Meeting custodisce, la speranza che non cede, che continua a costruire anche quando tutto sembra avverso». L’Auditorium ha tributato un lungo applauso finale, riconoscendo nella voce della Premier una sintesi tra visione politica e appello civile. Scholz, congedando l’incontro, ha detto: «Grazie Presidente, continuiamo a costruire luoghi di speranza e dialogo. Il Meeting è anche questo: un mattone nuovo per la vita democratica del Paese».

 

foto: ufficio stampa Meeting

Anci Sicilia, convocati i Comuni sui tagli al fondo minori

Alla luce della drammatica riduzione delle risorse statali destinate all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati (MSNA), ANCI Sicilia ha convocato per martedì 12 agosto alle ore 9:30 un incontro in videoconferenza con i Sindaci dei Comuni siciliani, gli Assessori ai Servizi Sociali e gli Assessori al Bilancio, per discutere una posizione comune da assumere a tutela degli enti locali e dei diritti fondamentali dei minori accolti.

Il confronto nasce in risposta alla circolare del Ministero dell’Interno n. 23156 del 28 maggio 2025, con cui è stata ridotta, in modo unilaterale e con effetto retroattivo, la copertura dei costi sostenuti dai Comuni per l’accoglienza dei MSNA, portandola dal 100% al 35%. Una decisione che rischia di travolgere l’intero sistema, con ricadute devastanti sui bilanci degli enti locali siciliani, già segnati da anni da crisi strutturali.

In particolare, per le annualità 2023 e 2024 la misura retroattiva della circolare potrebbe avere un impatto economico stimato in circa 60 milioni di euro per la sola Sicilia, con conseguenti rischi di squilibrio finanziario, responsabilità erariali in capo agli amministratori e l’impossibilità, in molti casi, di garantire i servizi essenziali.

ANCI Sicilia, esprimendo la massima preoccupazione per quanto sta accadendo, ribadisce che non può essere demandato ai Comuni l’onere esclusivo di una responsabilità che la legge affida allo Stato, e sottolinea come l’attuale quadro normativo e finanziario rischi di compromettere gravemente anche la tutela concreta dei minori, che andrebbero sempre e comunque protetti, secondo i principi costituzionali e del diritto internazionale.

Nel corso dell’incontro del 12 agosto sarà anche esaminata l’ipotesi di trasmettere alle Prefetture siciliane una richiesta formale per il trasferimento dei minori attualmente ospitati in strutture accreditate dalla Regione Siciliana verso centri della rete SAI o altre strutture a totale carico dello Stato, così da evitare ulteriori aggravi per i bilanci comunali.

«Siamo dinanzi a un passaggio critico – dichiara il segretario generale di ANCI Sicilia Mario Emanuele Alvano – che impone scelte coraggiose e condivise. Non è accettabile che, con una circolare, si modifichino retroattivamente regole che comportano conseguenze economiche insostenibili per gli enti locali”. “Né è tollerabile – dichiara il presidente di ANCI Sicilia Paolo Amenta – assistere al rischio di abbandono dei minori più fragili per l’assenza di una regia nazionale coerente. L’incontro del 12 agosto sarà l’occasione per valutare insieme le azioni da intraprendere, nella consapevolezza che il silenzio e l’inazione oggi avrebbero un costo altissimo domani».

Per le donne che hanno fatto la storia dei territori

Per le donne che hanno fatto la storia dei territori – 
Potenziare nei Comuni le iniziative per le pari opportunità, il superamento degli stereotipi, il ruolo delle donne nella cultura e nella storia, partendo dalle storie invisibili di donne incredibili che hanno contribuito alla crescita dei luoghi nei quali sono nate o vissute. Raccontare i territori attraverso la vita di figure femminili che hanno saputo valorizzarli e farli grandi, per ricostruire la memoria di quella “Italia delle donne” – dal nome di un progetto del ministero per la Famiglia, la natalità e le pari opportunità – che attraverso la conoscenza, formazione e divulgazione può portare le comunità locali a riscoprire e valorizzare vicende e percorsi poco conosciuti.
È questo l’obiettivo principale del protocollo d’intesa siglato oggi a Roma al MAXXI tra la ministra Eugenia Roccella, la delegata alle Pari opportunità dell’Anci e sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, e il delegato alla Formazione, sindaco dell’Aquila e membro dell’Ufficio di presidenza Anci, Pierluigi Biondi.

A fare da cornice alla firma del protocollo, un ricco evento che ha visto la premiazione di venti biografie di “donne di penna”, “donne di scena” e “donne delle istituzioni”, provenienti da tutta Italia, selezionate fra le 387 con le quali gli enti locali hanno partecipato al primo avviso pubblico dell’”Italia delle donne”, appena concluso. E, accanto, la testimonianza di figure di spicco del mondo delle istituzioni, della cultura, della comunicazione e dello sport: Caterina Balivo, conduttrice televisiva, Claudia Gerini, attrice, Alessandra Necci, direttrice delle Gallerie Estensi e biografa storica, Daria Perrotta, ragioniere generale dello Stato, Laura Ramacciotti, rettrice dell’Università di Ferrara, Elisa Di Francisca, campionessa olimpica di scherma.
Attraverso l’istituzione di un comitato paritetico, Anci e Ministero si impegnano a condividere informazioni e attività di comunicazione rivolte alla formazione degli amministratori locali e del personale degli enti associati sui temi delle pari opportunità.
Altro obiettivo del protocollo, che avrà durata biennale, sarà quello di valorizzare il contributo delle donne alla storia dell’Italia, rendendolo visibile e riconoscibile nei territori nei quali sono state radicate anche attraverso la toponomastica, la promozione di iniziative, l’apposizione di targhe e l’intitolazione di luoghi o strutture nei comuni di origine.
“I territori sono il cuore pulsante dell’Italia e le donne fanno parte della loro storia, spesso poco conosciuta e poco raccontata – dichiara la ministra Eugenia Roccella -. Portare alla luce biografie di donne straordinarie, che tra mille difficoltà sono riuscite a rompere i tanti soffitti di cristallo, o anche straordinariamente ordinarie, portatrici di un’intima dimensione di cura sempre sottovalutata, serve a riannodare una memoria condivisa, a non dimenticare le battaglie del passato, ma anche a dare un senso ai traguardi raggiunti nel presente e all’impegno per il futuro. Sono felice che Anci abbia deciso di partecipare a questo progetto, perché i Comuni sono il primo luogo in cui può esprimersi un senso di comunità dove nessuna storia venga cancellata”.

“Sono profondamente orgogliosa di questo protocollo d’intesa – rimarca la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi – perché rappresenta un passo significativo verso il riconoscimento e la valorizzazione delle storie delle donne nella nostra cultura e nella nostra storia. Questo non è solo un tema di rappresentanza; il vero focus è sulla rappresentazione. Attraverso il progetto ‘L’Italia delle donne’ – aggiunge la delegata Anci – ci impegniamo a superare gli stereotipi e a promuovere le pari opportunità, affinché le storie di queste straordinarie figure possano essere raccontate e celebrate. La rappresentazione delle donne è cruciale per modellare l’immaginario specie dei nostri bambini e delle nostre bambine, che devono apprendere il nostro alfabeto sociale. Se permettiamo a una bambina di immaginarsi come astronauta, scienziata o politica, ma la circondiamo di un universo in cui le donne non sono rappresentate come figure di eccellenza, è lì che dobbiamo agire.
“L’Italia delle Donne – dichiara il sindaco de L’Aquila Pierluigi Biondi – è un progetto che restituisce memoria e visibilità al contributo femminile nella storia dei nostri territori. Grazie all’impulso della ministra Eugenia Roccella, questa iniziativa non solo riconosce il ruolo delle donne nel passato, ma offre alle nuove generazioni modelli positivi di competenza e leadership. In Anci, attraverso la formazione, vogliamo rafforzare questo percorso, affinché il talento e il merito siano gli unici criteri di crescita per donne e uomini nelle istituzioni e nella società”.
foto: ufficio stampa Anci

Riforma fiscale terzo settore: il via libera dell’Unione europea

Riforma fiscale terzo settore: il via libera dell’Unione europea –

“La Commissione Europea ha dato il via libera alle norme fiscali in favore del Terzo Settore. È un traguardo atteso da anni, frutto di un lungo e intenso lavoro di questo Governo e di un costante confronto tra il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e Bruxelles. Questo risultato rappresenta una svolta decisiva, ci permette finalmente di dare certezze e stabilità agli ETS e piena attuazione al Codice del Terzo Settore e per questo motivo ci tengo a ringraziare il Viceministro Bellucci”: così Marina Calderone, Ministro del lavoro e delle politiche sociali.

“Dal 1° gennaio 2026 – spiega Maria Teresa Bellucci, Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega al Terzo Settore – entrerà finalmente in vigore un regime fiscale ad hoc che prevede, tra le altre cose, la defiscalizzazione degli utili destinati allo svolgimento dell’attività statutaria o all’incremento del patrimonio. Inoltre, saranno introdotti specifici incentivi per gli investitori, ampliando le opportunità di finanziamento per gli enti del Terzo Settore. Tra le novità più significative, ricordo l’introduzione di nuovi strumenti di finanza sociale, come i titoli di solidarietà, che garantiranno agli investitori il medesimo trattamento fiscale riservato ai titoli di Stato, con l’applicazione dell’aliquota del 12,5%”.

“La Commissione Europea, quindi, stante le caratteristiche e unicità del Terzo Settore italiano e quanto rappresentato ampiamente dal nostro Governo, constata che le agevolazioni fiscali degli ETS non si configurano come aiuti di Stato, poiché  perseguono attività di interesse generale con finalità di pubblica utilità. Questo non solo rafforza il ruolo del Terzo Settore, ma è anche un chiaro riconoscimento dell’inestimabile valore del lavoro di questi enti, milioni di donne e uomini che animano il mondo della solidarietà sociale in Italia”, conclude Bellucci.

“L’arrivo della autorizzazione da parte della Ue pone le onlus nella condizione di aver tempo per decidere il loro futuro entro il 31 marzo 2026. Una situazione fiscale, per chi gestisce servizi sociosanitari sotto forma di ente non-profit, estremamente complessa. La riforma, ormai definitivamente approvata, si adegua bene a chi eroga servizi senza avere una dotazione di patrimonio immobiliare. Più problematico il tema dell’Imu per le realtà no profit , altrettanto complessa la disciplina dell’Iva sui servizi domiciliari sociosanitari e ancor di più la scelta, vista la complessità interpretativa dell’articolo 79 del codice unico del terzo settore, tra la qualifica di impresa sociale e di ente di terzo settore per chi oggi ha la qualifica di onlus. Aspettiamo ora l interpretazione dell’agenzia delle entrate che darà delle nuove norme ormai approvate”, ha commentato Luca Degani, Uneba Lombardia.

Approfondisci su VITA, clicca qui

Giornata Nazionale delle Università 2025

Giornata Nazionale delle Università 2025 – CRUI e ANCI insieme per la coesione sociale

Fin dal suo concepimento la Giornata Nazionale delle Università ha avuto come finalità quella di mostrare il ruolo propulsivo che le Università rivestono nello sviluppo del Paese e nella promozione della coesione sociale. Quest’anno l’attenzione si concentra in particolare sulle città universitarie, quali luoghi privilegiati dell’interazione sinergica tra Università e territori. Luoghi di produzione e di condivisione della conoscenza, le città universitarie sono piattaforme di innovazione al servizio del Paese. Di qui il rafforzamento della collaborazione CRUI – ANCI per rendere queste città sempre più funzionali, sostenibili, dinamiche e attrattive a beneficio non solo delle comunità studentesche, ma della più ampia popolazione urbana di cui queste sono parte. Un’occasione per riflettere sulla collaborazione tra Atenei, Amministrazioni Comunali e società civile, ma anche per promuovere nuove e più efficaci strategie di interazione per gli anni a venire.

Alla Giornata Nazionale delle Università 2025 intervengono:

Giovanna Iannantuoni, Presidente CRUI

Gaetano Manfredi, Presidente ANCI

Fabio Pollice, Delegato CRUI per la Giornata Nazionale delle Università

Alberto Felice De Toni, Delegato ANCI per l’Università e la Ricerca

Con l’occasione verranno presentati i risultati dell’indagine sulle collaborazioni fra Università e Amministrazioni Comunali nelle città universitarie e il protocollo d’intesa ANCI CRUI.

Ancora troppo poche Sindache

Ancora troppo poche Sindache – Giornata internazionale della donna 2025: ancora troppo poche Sindache e donne ai vertici. Il convegno “Agenda 2030 – Parità di genere: possibilità o necessità?”

A livello nazionale le Sindache sono il 16,6% su 7.904 Comuni italiani, a livello regionale siamo intorno al 15% e, se saliamo a cariche istituzionali più importanti, considerando ad esempio le Sindache di Capoluoghi di Provincia, scendiamo all’8,4, per non parlare delle Presidenti di Regione: solo 2 in tutta Italia, il 10%. Sono alcuni dei dati emersi nel corso del convegno “Agenda 2030 – Parità di genere: possibilità o necessità? Focus sulla presenza e il ruolo delle donne nella Pubblica Amministrazione oggi e domani”, che si è tenuto nell’aula Mazzini dell’Università di Genova (via Balbi, 5).

Il convegno, giunto alla seconda edizione, è stato organizzato dalle Sindache e Sindaci dei Comuni di Castelnuovo Magra, Civezza, Cosseria, Garlenda, Lavagna, Lucinasco, Pieve Ligure, Osiglia, Testico e Vezzano Ligure, in collaborazione con l’Università di Genova e con il supporto di Anci Liguria, RAI, Fondazione Compagnia di San Paolo e altri enti associativi, in occasione della Giornata internazionale della donna 2025.

I numeri

“I numeri descrivono una situazione non normale – afferma la Sindaca di Testico Lucia Moscato, in rappresentanza del Comitato promotore dell’evento – ancora troppo poche le Sindache come le donne al potere decisionale e negli organi di rappresentanza della cittadinanza. Abbiamo deciso di tenere la seconda edizione del convegno in questo luogo perché desideriamo cooperare con tutti, a partire dal mondo dell’Università e dei giovani”.

“La strada giusta da intraprendere – continua Moscato – è considerare che l’uguaglianza di genere va a braccetto con la giustizia sociale; quindi, dove c’è disuguaglianza di genere c’è anche ingiustizia sociale, e non c’è democrazia. Vogliamo essere paladine di un attenzionamento su questi temi e contribuire su tutti i piani di azione che possiamo costruire insieme ai giovani, perché sono quelli che si affacceranno a brevissimo nel futuro professionale e nelle scelte di vita, scelte che cominciano oggi: il futuro, infatti, è già oggi, ed è già migliore se si impara a cooperare con questa logica di non contrapposizione ma inclusiva”.

Tra i promotori del convegno ci sono anche dei Sindaci maschi, orgogliosi di mettere in pratica gli obiettivi dell’Agenda 2030 (obiettivo 5: raggiungere l’uguaglianza di genere e l’autodeterminazione di tutte le donne e ragazze).

“E’ importante  vedere anche le novità positive che ci sono nel nostro Paese, che riguardano in generale  una maggiore partecipazione femminile alla ‘cosa pubblica’ – commenta il Sindaco di Cesio Fabio Natta, Vicepresidente di Anci Liguria – oggi le leader dei più grandi partiti italiani sono donne, non lo sono in quanto donne, non lo sono da due giorni ma ormai da tempo, e questo può essere un segnale di riflessione anche verso il basso, ad andare a individuare quelle che sono invece ancora le criticità che in una regione come la nostra, ad esempio, vedono una partecipazione non adeguata della componente femminile, in termini di quantità e non di qualità ovviamente. Fa piacere che questa iniziativa sia stata ancora una volta promossa dalle nostre tante Sindache, nella maggior parte di piccoli Comuni, che testimoniano una capacità di affrontare i problemi quotidiani e di risolverli”.

Ucraina, 13 milioni di euro in arrivo dall’Italia

Ucraina, 13 milioni di euro in arrivo dall’Italia: lo annuncia, in una nota, la Farnesina.

Su indicazione del Ministro degli Affari Esteri, Antonio Tajani, l’Italia ha stanziato 13 milioni di euro per il Fondo di Sostegno per l’Energia dell’Ucraina. In un momento in cui si intensificano gli attacchi alle infrastrutture energetiche ucraine, tale decisione rappresenta un passo significativo negli sforzi per ripristinare i sistemi energetici danneggiati dal conflitto. Il contributo italiano – uno dei più significativi da parte di un singolo Paese – aiuterà a stabilizzare le forniture elettriche per milioni di ucraini colpiti dalla guerra, in questo periodo difficile.

Con questo contributo, l’Italia conferma il suo costante sostegno alla resilienza del settore energetico ucraino, anche in vista della Conferenza sulla Ricostruzione dell’Ucraina che si terrà a Roma il prossimo luglio. L’impegno italiano a contribuire al Fondo arriva in un momento cruciale, in cui proseguono gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell’Ucraina. Il contributo riconosce inoltre la capacità del Fondo di reperire senza difficoltà le apparecchiature di cui il Paese ha disperatamente bisogno per ripristinare l’approvvigionamento energetico.

Nel corso del 2024, già prima dell’ultima ondata di attacchi, il settore energetico dell’Ucraina aveva subito ingenti danni, rendendo il sostegno internazionale ancora più urgente. La donazione dell’Italia è una testimonianza di solidarietà globale ed evidenzia l’indiscussa importanza del Fondo nel fornire assistenza tempestiva ed efficace al settore energetico ucraino.

Mattarella, l’urgenza della pace

Mattarella, l’urgenza della pace. Riportiamo il discorso integrale del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, del 31 dicembre 2024.

Care concittadine e cari concittadini,

questo nostro incontro tradizionale mi consente di rivolgere l’augurio più sincero a tutti voi, a chi si trova in Italia e agli italiani che sono all’estero.

Stiamo vivendo come ogni fine anno ore di attesa per un tempo nuovo che viene e che speriamo migliore.

Ore in cui cerchiamo la serenità rinsaldando i nostri rapporti. Nelle nostre comunità, nelle famiglie, nelle amicizie. Facciamo i nostri auguri e ne riceviamo. Non è soltanto un rito, è la dimostrazione della nostra natura più autentica, quella che ci chiama alla relazione con gli altri.

Lo facciamo, dobbiamo farlo tanto più in quanto viviamo momenti difficili. Quando migliaia di vittime civili delle guerre in corso turbano tragicamente le nostre coscienze.

Nella notte di Natale si è diffusa la notizia che a Gaza una bambina di pochi giorni è morta assiderata.

Nella stessa notte di Natale feroci bombardamenti russi hanno colpito le centrali di energia delle città dell’Ucraina per costringere quella popolazione civile al buio e al gelo.

Gli innocenti rapiti da Hamas, e tuttora ostaggi, vivono un secondo inizio di anno in condizioni disumane.

Queste forme di barbarie non risparmiano neppure il Natale e le festività più sentite.

Eppure mai come adesso la pace grida la sua urgenza.

La pace che la nostra Costituzione indica come obiettivo irrinunziabile, che l’Italia ha sempre perseguito, anche con l’importante momento quest’anno della presidenza del G7. La pace di cui l’Unione Europea è storica espressione.

La pace che non significa sottomettersi alla prepotenza di chi aggredisce gli altri Paesi con le armi, ma la pace del rispetto dei diritti umani, la pace del diritto di ogni popolo alla libertà e alla dignità.

Perché è giusto. E – se questo motivo non fosse ritenuto sufficiente – perché è l’unica garanzia di una vera pace, evitando che vengano aggrediti altri Paesi d’Europa.

Questo è, quindi, il primo augurio che tutti ci rivolgiamo. Che il nuovo anno porti vera pace ovunque.

Interpreto, in queste ore, l’angoscia di tutti per la detenzione di Cecilia Sala. Le siamo vicini in attesa di rivederla al più presto in Italia.

Quanto avviene segnala ancora una volta il valore della libera informazione. Tanti giornalisti rischiano la vita per documentare quel che accade nelle sciagurate guerre ai confini dell’Europa, in Medio Oriente e altrove. Spesso pagano a caro prezzo il servizio che rendono alla comunità.

La notte di Natale Papa Francesco – cui invio auguri pieni di riconoscenza – ha aperto il Giubileo, facendo risuonare nel mondo il richiamo alla speranza.

Quelle di questa sera sono ore di speranza nel futuro, nell’anno che viene.

Tocca a noi saperla tradurre in realtà.

Cosa significa concretamente coltivare fiducia in un tempo segnato, oltre che dalle guerre, da squilibri, da conflitti?

Vi è bisogno di riorientare la convivenza, il modo di vivere insieme.

In questo periodo sembra che il mondo sia sottoposto a una allarmante forza centrifuga, capace di dividere, di allontanare, di radicalizzare le contrapposizioni.

Sono lacerate le pubbliche opinioni.

Faglie profonde attraversano le nostre società.

La realtà che viviamo ci presenta contraddizioni che generano smarrimento, sgomento, talvolta senso di impotenza.

A livello globale aumenta in modo esponenziale la ricchezza di pochissimi mentre si espande la povertà di tanti.

La crescita della spesa in armamenti, innescata nel mondo dall’aggressione della Russia all’Ucraina – che costringe anche noi a provvedere alla nostra difesa – ha toccato quest’anno la cifra record di 2.443 miliardi di dollari. Otto volte di più di quanto stanziato alla recente Cop 29, a Baku, per contrastare il cambiamento climatico, esigenza, questa, vitale per l’umanità. Una sconfortante sproporzione.

Luci e ombre riguardano anche la nostra Italia.

La scienza, la ricerca, le nuove tecnologie aprono possibilità inimmaginabili fino a poco tempo addietro per la cura di malattie ritenute inguaribili. Nello stesso tempo vi sono lunghe liste d’attesa per esami che, se tempestivi, possono salvare la vita. Numerose persone rinunciano alle cure e alle medicine perché prive dei mezzi necessari.

I dati dell’occupazione sono incoraggianti. Resistono tuttavia aree di precarietà, di salari bassi, di lavoratori in cassa iintegrazione.

L’export italiano registra dati positivi, e così il turismo. Segno che il Paese esercita una forza di attrazione, che va anche al di là delle sue bellezze naturali, delle sue città d’arte, della sua cultura.

Con questo aspetto confortante stride il fenomeno dei giovani che vanno a lavorare all’estero perché non trovano alternative, spesso dopo essersi laureati.

Tra Nord e Sud c’è una disuguale disponibilità di servizi. Continua il pericolo dell’abbandono delle aree interne e montane.

Colmare queste distanze. Assicurare un’effettiva pienezza di diritti è il nostro compito.

Il mutamento del clima incide decisamente anche sugli eventi meteo che subiamo in Italia: ne abbiamo ripetute testimonianze. Le alluvioni non possono più essere considerate fatti straordinari. Sono frequenti e vanno quindi prevenute con lungimiranza, rimuovendo le condizioni che provocano sciagure.

Un’attenzione particolare richiede il fenomeno della violenza. Tocca tutto il mondo ma diviene ancor più allarmante quando coinvolge i nostri ragazzi.

Bullismo, risse, uso di armi. Preoccupante diffondersi del consumo di alcool e di droghe, vecchie e nuove, anche tra i giovanissimi. Comportamenti purtroppo alimentati dal web che propone sovente modelli ispirati alla prepotenza, al successo facile, allo sballo.

I giovani sono la grande risorsa del nostro Paese. Possiamo contare sul loro entusiasmo, sulla loro forza creativa, sulla generosità che manifestano spesso. Abbiamo il dovere di ascoltare il loro disagio, di dare risposte concrete alle loro esigenze, alle loro aspirazioni.

La precarietà e l’incertezza che avvertono le giovani generazioni vanno affrontate con grande impegno anche perché vi risiede una causa rilevante della crisi delle nascite che stiamo vivendo.

Si intrecciano, quindi, straordinarie potenzialità e punti di debolezza da risolvere. Impegniamoci per una comune speranza che ci conduca con fiducia verso il futuro.

L’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani ha scelto, come parola dell’anno, “rispetto”.

Il rispetto verso gli altri rappresenta il primo passo per una società più accogliente, più rassicurante, più capace di umanità. Il primo passo sulla strada per il dialogo, la collaborazione, la solidarietà, elementi su cui poggia la nostra civiltà.

Rispetto della vita, della sicurezza di chi lavora. L’ultima tragedia pochi giorni fa, a Calenzano: cinque persone sono morte. Non possono più bastare parole di sdegno: occorre agire, con responsabilità e severità. Gli incidenti mortali – tutti – si possono e si devono prevenire.

Rispetto della dignità di ogni persona, dei suoi diritti. Anche per chi si trova in carcere. L’alto numero di suicidi è indice di condizioni inammissibili.

Abbiamo il dovere di osservare la Costituzione che indica norme imprescindibili sulla detenzione in carcere. Il sovraffollamento vi contrasta e rende inaccettabili anche le condizioni di lavoro del personale penitenziario.

I detenuti devono potere respirare un’aria diversa da quella che li ha condotti alla illegalità e al crimine. Su questo sono impegnati generosi operatori, che meritano di essere sostenuti.

La fine dell’anno è anche tempo di bilancio. Ho incontrato valori e comportamenti positivi e incoraggianti nel volto, nei gesti, nelle testimonianze di tanti nostri concittadini.

Li ho incontrati nel coraggio di chi ha saputo trasformare il suo dolore, causato da un evento della vita, in una missione per gli altri.

Li ho letti nelle parole di Sammy Basso che insegnano a vivere una vita piena, oltre ogni difficoltà.

Si trovano nel rumore delle ragazze e dei ragazzi che non intendono tacere di fronte allo scandalo dei femminicidi.

Siamo stati drammaticamente coinvolti nell’orrore per l’inaccettabile sorte di Giulia Cecchettin e, come lei, di tante altre donne uccise dalla barbarie di uomini che non rispettano la libertà e la dignità femminile e, in realtà, non rispettano neppure sé stessi.

Non vogliamo più dover parlare delle donne come vittime. Vogliamo e dobbiamo parlare della loro energia, del loro lavoro, del loro essere protagoniste.

Ho fatto riferimento ad alcuni esempi di persone che hanno scelto di operare per il bene comune perché è proprio questa trama di sentimenti, di valori, di tensione ideale quel che tiene assieme le nostre comunità e traduce in realtà quella speranza collettiva che insieme vogliamo costruire.

È questa medesima trama che ci consentirà di evitare quelle divaricazioni che lacerano le nostre società producendo un deserto di relazioni, un mondo abitato da tante solitudini.

Siamo tutti chiamati ad agire, rifuggendo da egoismo, rassegnazione o indifferenza.

Nella quotidiana esperienza di tanti nostri concittadini si manifesta un sentimento vivo, sempre attuale, dell’idea di Patria.

Mi ha colpito, di recente, l’entusiasmo degli allievi della nostra Marina militare, su nave Trieste, all’avvio del loro servizio per l’Italia e per i suoi valori costituzionali. Come stanno facendo in questo momento tanti nostri militari in diversi teatri operativi. A essi rinnovo la riconoscenza della Repubblica.

Patriottismo è quello dei medici dei pronto soccorso, che svolgono il loro servizio in condizioni difficili e talvolta rischiose. Quello dei nostri insegnanti che si dedicano con passione alla formazione dei giovani. Di chi fa impresa con responsabilità sociale e attenzione alla sicurezza. Di chi lavora con professionalità e coscienza. Di chi studia e si prepara alle responsabilità che avrà presto. Di chi si impegna nel volontariato. Degli anziani che assicurano sostegno alle loro famiglie.

È patriottismo quello di chi, con origini in altri Paesi, ama l’Italia, ne fa propri i valori costituzionali e le leggi, ne vive appieno la quotidianità, e con il suo lavoro e con la sua sensibilità ne diventa parte e contribuisce ad arricchire la nostra comunità. È fondamentale creare percorsi di integrazione e di reciproca comprensione perché anche da questo dipende il futuro delle nostre società.

La sicurezza rimane una preoccupazione dei cittadini e massimo sostegno deve essere assicurato alle vittime dei reati.

Dal Rapporto Censis, sulla base di dati del Ministero dell’Interno, risulta che, dal 2013 al 2024, sono stati raggiunti risultati significativi sul fronte della prevenzione, con una forte riduzione degli omicidi volontari, delle rapine, dei furti nelle abitazioni.

Siamo grati alle Forze dell’Ordine, presidio della libertà dei cittadini, per il contributo decisivo che recano alla cornice di sicurezza in cui vive il nostro Paese.

Si affacciano nuovi odiosi fenomeni, a partire dalle truffe agli anziani, alle aggressioni via web ai ragazzi, alla violenza di strada, crimini contro i quali le Forze dell’Ordine sono fortemente impegnate.

Desidero rivolgere un saluto alle donne e agli uomini di sport in questo che è stato un anno olimpico e paralimpico. Ricordo le notti di Parigi, l’orgoglio dei nostri atleti attorno alla nostra bandiera. Sono a loro grato per i successi e ancor di più per l’autentico spirito sportivo con cui hanno vissuto la loro partecipazione: un bell’esempio, ben oltre i confini dello sport.

Nel 2025 celebreremo gli ottanta anni dalla Liberazione.

È fondamento della Repubblica e presupposto della Costituzione, che hanno consentito all’Italia di riallacciare i fili della sua storia e della sua unità.

Una ricorrenza importante. Reca con sé il richiamo alla liberazione da tutto ciò che ostacola libertà, democrazia, dedizione all’Italia, dignità di ciascuno, lavoro, giustizia.

Sono valori che animano la vita del nostro Paese, le attese delle persone, le nostre comunità. Si esprimono e si ricompongono attraverso l’ampia partecipazione dei cittadini al voto, che rafforza la democrazia; attraverso la positiva mediazione delle istituzioni verso il bene comune, il bene della Repubblica: è questo il compito alto che compete alla politica.

Siamo chiamati a consolidare e sviluppare le ragioni poste dalla Costituzione alla base della comunità nazionale. È un’impresa che si trasmette da una generazione all’altra.

Perché la speranza non può tradursi soltanto in attesa inoperosa.

La speranza siamo noi. Il nostro impegno. La nostra libertà. Le nostre scelte.

Buon anno a tutti!

foto copertina: da X del Quirinale

Un ponte di innovazione e di futuro

Un ponte di innovazione e di futuro.
Il raffreddore non dà tregua, ma chissà se non respiri per il naso tappato oppure per la paura di restare sospesa per 586 metri ad 80 metri di altezza camminando su 1.160 traversine calpestabili. Opera ingegneristica straordinaria che ha impiegato 24 tonnellate di acciaio e 5.500 metri lineari di funi e cavi di ancoraggio, il ponte pedonale tibetano più lungo del mondo, che collega il Parco Nazionale del Pollino e quello dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, è stato costruito a Castelsaraceno, il borgo a forma di cuore in Basilicata, provincia di Potenza. Maglia rossa, gonfalone alle spalle, Rocco Rosano siede nel suo studio di sindaco: è stato eletto nel 2012, poi nel 2017 e per la terza volta nel 2022.

Sindaco, questo è l’ultimo mandato, dunque…
Per legge sì, ma l’impegno per la politica è molto più grande del ruolo che si riveste. Per me fare il sindaco di una piccola comunità significa svolgere un servizio prezioso per la comunità, per il territorio e fare in modo che questi piccoli scrigni di bellezza possano brillare di luce propria e avere comunque nel futuro una speranza di bellezza e di vita. I piccoli comuni secondo me possono essere laboratori di innovazione sociale e di rigenerazione che rappresentano un nuovo modo di pensare allo sviluppo dell’Italia, invertendo il paradigma che lo stato tante volte mette nelle politiche dicendo che c’è un divario tra Nord e Sud. Io credo invece che ci sia un divario tra centro e periferia.

Innovazione sociale, sviluppo, visione strategica. Lei ci è riuscito?
Il mio impegno in politica nasce innanzitutto da un sentimento forte che nutro per questa comunità e questo territorio, ho proprio sentito la l’esigenza di mettermi a disposizione. Io sono partito da un’azione di co-progettazione, di coinvolgimento attivo e proattivo della mia comunità per decidere insieme, su qualsiasi azione strategica l’amministrazione mettesse in campo, quali fossero gli investimenti giusti e quali fossero le linee strategiche di sviluppo che questa comunità doveva sposare. La politica è lo strumento per creare condizioni di benessere psicofisico delle comunità, ma anche per invertire i punti di vista della mentalità dominante. Io penso di esserci riuscito. Ci sono voluti tempo, perseveranza e caparbietà, però noi nel 2021 abbiamo inaugurato non il ponte tibetano più lungo del mondo, ma l’ecosistema turistico partecipato di Castelsaraceno. Non abbiamo inaugurato un’opera pubblica, ma una nuova era costruita con delle azioni pensate, condivise, implementate, discusse con la comunità perché nessun progetto può partire dall’idea di un singolo se poi non viene condiviso con tutti gli elementi dell’ecosistema. Quindi, al centro di tutto noi mettiamo l’uomo come elemento essenziale della nostra progettazione: non i numeri, non la burocrazia, ma la persona. Un sindaco e la sua amministrazione devono ascoltare le esigenze del proprio territorio e farle diventare un punto di forza dell’azione politica, realizzandole.

All’inizio avete lavorato su una Mappa di comunità, giusto?
Esatto, lo abbiamo fatto nel 2015-2016. Abbiamo ascoltato tutti i nostri cittadini, dagli anziani ai più giovani, dalle imprese alle famiglie, dalla scuola alla chiesa, e tutti gli stakeholders della comunità per capire quali erano i punti di forza, di debolezza, le minacce e le opportunità della comunità di Castelsaraceno: una analisi di comunità che ha dato risultati straordinari. Un flusso costante di informazioni su cui abbiamo rettificato il tiro della nostra programmazione strategica.

Sorprese?
Guardi, innanzitutto ho compreso che chi fa politica e ascolta i cittadini con occhio e orecchio umili e come un buon padre di famiglia, cioè in un legame di filiera corta di prossimità, riesce a scoprire tante cose che anche in un ruolo democratico come quello del sindaco può sfuggirti. Tutti insieme abbiamo scoperto i nostri punti di forza, ma anche i limiti di una politica passata che non ha portato questa comunità allo sviluppo desiderato. Quindi il dialogo, l’ascolto, la condivisione, la co-progettazione il co-design di comunità, hanno un valore straordinario. In questo, il terzo settore è stato sostanzialmente il motore di un’azione politica che è penetrata all’interno delle famiglie.

Mi fa un esempio?
Abbiamo iniziato con “Borgo Fiorito”, un progetto che ha stimolato a prendersi cura del vicinato e ne è nata anche un’Associazione che ha promosso laboratori del legno, della ceramica e della piantumazione che ha coinvolto tutte le famiglie. È anche così che nasce una comunità: quando si usa il “noi” e non più “io”, quando ognuno di noi è disponibile a dare qualcosa all’altro con quella cultura del dono che è indispensabile anche in politica. Su questa scia è nato il progetto del Museo della pastorizia e anche il progetto del Sistema Accoglienza integrazione-Sai, dove ospitiamo 20 famiglie.

Giovani e scuole? Siete riusciti a frenare lo spopolamento?
Come in tutti i piccoli comuni, il Sai ci sta aiutando molto perché le scuole riusciamo ancora a reggerle, fino alle medie. Pensi che ci sono famiglie che dopo il progetto sono andate a vivere fuori, ma per Natale e le vacanze tornano a “casa”, a Castelsaraceno. Alcune, invece, sono rimaste qui e noi abbiamo insistito perché abitassero nel centro storico perché il nostro futuro è lì e dobbiamo riempirlo di valori e di cultura. E questo è in linea con la nostra politica di “consumo di suolo zero”: a Castelsaraceno si deve recuperare quello che c’è a livello edilizio e urbanistico, senza costruire altre “cattedrali” visto che c’è una marea di case abbandonate. È qui che nasce anche l’idea del ponte.

Ma l’idea del ponte quando e come le è venuta?
Non ero neanche sindaco. Negli anni 2000-2008-2010, io ero presidente della pro-loco e già immaginavamo di cambiare il nostro paese reagendo alla frase “qua non si può fare niente”. Abbiamo pensato che se avessimo fatto qualcosa che facevano tutti, qui a Castelsaraceno non ci sarebbe venuto nessuno. E così abbiamo cominciato a pensare di fare qualcosa che fosse unica al mondo. Il ponte era anche un messaggio importante, perché un ponte unisce due luoghi, due punti lontani. C’è stata l’intelligenza delle migliori aziende e dei migliori progettisti europei. Si figuri che il ponte è gestito da un’azienda di Monaco di Baviera con il sistema SkiData: conosciamo ogni dettaglio di tutti quelli che entrano, è stata una mia esplicita richiesta avere tutti i dati dei visitatori, ad oggi ho 32mila email in archivio perché la relazione con chi è venuto deve continuare.

Quanto è costato?
Un milione e mezzo di euro, costruito in tre anni, lockdown compreso.

E ve li siete ripresi? Quante persone avete impiegato?
Abbiamo recuperato almeno per cinque volte la spesa, oggi ci lavorano 23 persone e sono coinvolte anche le persone del Sai. Ma quello che guadagniamo noi lo reinvestiamo completamente nella comunità. Un sistema che si autoalimenta e si autosostiene. È una economia di comunità che sta generando anche un progetto di fondazione di comunità che gestirà tutto il nostro ecosistema. L’Ente pubblico ha forti limiti amministrativi, mentre nella fondazione di partecipazione pubblico e privato si metteranno insieme su questo grande progetto economico e sociale, ma con una visione etica, di responsabilità sociale e di innovazione sociale che progetta anche la creazione di un centro di eccellenza per la ricerca nazionale e internazionale. Castelsaraceno deve diventare un modello: i piccoli comuni possono essere il vero laboratorio di sviluppo.

Quindi finito il mandato di sindaco c’è la fondazione?
L’ho detto all’inizio. L’impegno per la politica è molto più grande del ruolo che si riveste.

PONTE TIBETANO CASTELSARACENO
PROGETTAZIONI CASTELSARACENO (1)

Una curva gettata alle spalle del tempo

Una curva gettata alle spalle del tempo.

Una curva gettata alle spalle del tempo: è il titolo di un’opera d’arte che suona come un refrain lungo tutto il tortuoso percorso che, dal mare, sale sale sale sale a perdita d’occhio fino a Castel di Lucio, piccolo comune in provincia di Messina, dove il sindaco Giuseppe Nobile (nella foto di copertina, maglioncino porpora) ci aspetta per l’intervista. Il cielo è di un azzurro assoluto a pelle di tamburo, la sua intensità aumenta ad ogni sosta lungo la Fiumara d’arte, uno dei parchi d’arte a cielo aperto più grandi d’Europa che mica ti aspetti di trovare qui, in un cuneo di territorio tra Palermo, Messina ed Enna. Scendiamo dall’auto, a sinistra il parco giochi che dà su tutta la vallata, l’occhio corre in fuga dal verde-marrone intenso all’azzurro morbido del mare: una curva gettata alle spalle del tempo…una curva gettata alle spalle del tempo…Il sindaco ci chiama, ci giriamo, ci sta venendo incontro, siamo distolti dalla riflessione verde-azzurra.
Nobile ha lo sguardo acuto, è sempre sorridente, ha precisione linguistica ma indugia nella battuta in siciliano che pronunciato da loro ha sempre una musicalità inimitabile. Cominciamo a parlare percorrendo i vicoli di Castel di Lucio, visitiamo la biblioteca, la chiesa, il museo…

Sindaco Nobile, questo è il suo primo mandato, ma dalla Sicilia all’Ucraina di strada ne ha percorsa…
Sì, una bella strada insieme alla mia comunità. Ci tengo molto a dire che prima della elezione a sindaco sono stato per dieci anni presidente del Consiglio comunale. Il mio impegno per la mia comunità di origine parte da lontano, prima con l’associazionismo, poi una parentesi tra il 1998 e il 2001 in Giunta comunale come assessore alla cultura, turismo e spettacolo. Dal 2018, il primo mandato di sindaco che adesso sta scadendo.

E si ricandiderà?
Dopo una fase di riflessione, insieme al gruppo politico che mi sostiene abbiamo deciso di proseguire soprattutto perché c’è la volontà di portare a compimento tutto quanto iniziato nel primo mandato. Devo dire grazie a mia moglie e ai miei figli per avermi accompagnato nella scelta e per non avermi mai fatto pesare in questi anni la lontananza da casa tra giunte, consigli e incontri. Tenga conto che Castel di Lucio, dove sono sindaco, è il mio comune di origine, però vivo con la mia famiglia a Santo Stefano di Camastra, che invece è il comune di nascita di mia moglie, e lavoro a Palermo dove ho lo studio da avvocato. E devo dire grazie anche alla mia comunità che mi ha sostenuto apprezzando la presenza che ho dedicato al mio Comune, che è stata sicuramente tanta e assidua. Vede, la fine del mandato è un bel momento di riflessione sia per il sindaco che per il suo gruppo di maggioranza perché la politica è innanzitutto responsabilità.

Famiglia Nobile, Comunione
La famiglia Nobile alla prima Comunione dell’ultimogenita

Prima parlava di progetti cominciati in questi anni, ce li racconta?
Sono tanti, i progetti che abbiamo cantierato, soprattutto con i fondi Pnrr: attrattività dei borghi, inclusione sociale, infrastrutture sociali, l’acquisizione dei beni del centro storico, la biblioteca. Per un piccolo comune come Castel di Lucio significa cambiare volto e cambiare futuro. Molti di questi progetti sono in rete con altri Comuni, sono stati pensati e condivisi con altri colleghi sindaci. Ad esempio, il progetto presentato al bando attrattività dei borghi è stato fatto in aggregazione con i comuni di Pettineo e Motta d’Affermo. Il progetto di accoglienza SAI è in estensione con il Comune di Tusa. Il progetto Hospitis, grazie all’adesione all’Associazione Borghi Autentici, coinvolge i comuni di Castelbuono, San Mauro Castelverde e Tusa. Abbiamo poi una serie di bandi Pnrr e una serie di progetti per i quali attendiamo gli esiti: è stato, ed è tuttora, un grande lavoro di squadra con amministratori, presidente del consiglio e consiglieri comunali, e soprattutto con i dipendenti comunali che con le loro competenze hanno contribuito tanto al raggiungimento dei risultati (per gli altri progetti, vedi grafica, sotto). Abbiamo, nel frattempo, aderito all’Unione dei Comuni Costa Alesina. E poi c’è stato un “progetto interno”, lungo questi anni, che è stato quello di aprire a tutti le porte di un Comune che forse era ancora chiuso in sé stesso. Ci siamo impegnati soprattutto nell’ascolto di tutti i bisogni dei castelluccesi.

Un Comune addirittura chiuso?
Abbiamo dato spazio e attenzione alle associazioni locali. Abbiamo avuto in comodato gratuito l’edificio delle Suore Francescane del Cuore Immacolato di Maria e messo a disposizione i locali per una scuola di karate e ad una associazione che conserva la tradizione del ricamo e della tessitura (“Il filo di Arianna”, ndr). Abbiamo rafforzato la collaborazione con tutte le attività della parrocchia e i giovani dell’Azione Cattolica che animano molto la comunità, soprattutto in occasione del Natale e delle altre festività. E poi siamo riusciti a far nascere un gruppo di Protezione civile grazie ad alcuni giovani che abbiamo sostenuto per il riconoscimento a livello regionale e ad avere in comodato il modulo di intervento anti incendio. Tenga conto che i Vigili del Fuoco più vicini sono a Mistretta, un’ora di auto, il 118 e l’ospedale idem. Castel di Lucio è entroterra, è isolata, distante da tutto, anche da comuni limitrofi.

Sì, in effetti geograficamente è proprio un triangolo…
È un territorio marginale, un angolo in cui si incrociano tre province: distiamo 180 km da Messina, 120 km da Palermo e 100 km da Enna ma di strada tutta interna.

Beh, allora impossibile restare a casa, nel 2023: non si interrompe una storia così lunga…
Sì, ha ragione, impossibile, anche se le sembrerà incredibile ma la pressione che si vive nelle piccole comunità è forte, in particolare in tema di “servizi”, che in molti casi vengono prima della cultura e della politica. A Castel di Lucio finalmente abbiamo un Museo civico, che è l’unica cosa laica che puoi vedere, ma è stato difficile farlo “entrare” nella comunità.

Potrebbe essere però una preminenza di bisogni primari che non consente di dedicarsi ad altro…
A Castel di Lucio paghiamo in media 100 euro di acqua all’anno, diamo il rimborso spese di viaggio al 100% a tutti gli studenti delle superiori che vanno a scuola fuori, assicuriamo agli anziani il pasto caldo ed altri servizi di assistenza, grazie alla nostra cucina comunale, che è una vera e propria eccellenza e rifornisce anche le mense scolastiche. Abbiamo insomma tutta una serie di servizi che aiutano e sostengono. Adesso stiamo progettando di attivare una cooperativa di comunità per l’accoglienza turistica.

Spopolamento?
Dopo anni di inverno demografico, per la prima volta nel 2022 abbiamo un saldo migratorio di più 40, grazie ai nuovi cittadini provenienti dall’Argentina e grazie alle persone migranti del progetto del Sistema Accoglienza Integrazione-Sai. È la prima volta che a Castel di Lucio si incontrano per strada persone che non si conoscono! Ed è cresciuta anche la domanda di case da affittare. Certo, adesso dobbiamo trasformare questi arrivi in residenti, ma è anche per questo che abbiamo deciso di continuare a lavorare.

QUESTO ARTICOLO E’ STATO PUBBLICATO SU VITA.it (clicca qui per leggerlo)