Comunità WhatsApp

Comunità WhatsApp.
Nevica, a Borutta. Silvano Arru mi riceve nella sala della tavernetta, alle spalle una gigantesca cartina geografica. Rilassato, sereno, Arru parla a metà tra il poetico e il formale, tra il riflessivo e il combattivo: fare il sindaco qui è ancora meno facile che altrove. La Sardegna si spopola. E lo fa quasi ovunque: prima erano solo le zone interne a svuotarsi, ma adesso la “grande fuga” si sta allargando alle città, alle zone di mare, ai centri produttivi. Una emorragia che sfiora il dieci per cento nei primi otto-nove mesi del 2022 e che ha fatto investire alla Regione Sardegna oltre 100 milioni di euro in bonus per chi decide di andare a vivere nei piccoli comuni. Ma il vero grande danno è la rassegnazione, che però Silvano Arru non mostra mai, durante il nostro colloquio in cui conosciamo anche uno dei due figli e la moglie.

Sindaco dal 2011, un bel primato…
Nelle piccole comunità è una cosa molto usuale, innanzitutto perché non è facile trovare chi faccia il sindaco. E poi c’è proprio una “sindrome”: l’attaccamento al proprio paese, il pensiero di non avere fatto di tutto per garantire un buon futuro alla propria comunità e la gratificazione per quello che si vede cambiare. Accanto a questo, ovviamente, c’è un grande sacrifico della vita personale: è un periodo della vita in cui ogni giorno ti dici “chi me lo ha fatto fare” e il giorno dopo ti senti realizzato. E molte volte c’è anche la voglia di vedere concretizzarsi i progetti che si avviano, perché i tempi della pubblica amministrazione sono piuttosto lenti.

Spopolamento di Borutta?
Borutta è in picchiata libera, solo nel mio primo mandato il numero è aumentato di una-due unità. Questo perché all’inizio abbiamo attivato una politica di incentivazione energetica: chi veniva ad abitare a Borutta, coppie giovani con figli, o apriva una nuova attività, avrebbe avuto la fornitura di energia elettrica gratuita. Gli unici comuni sardi che aumentano la popolazione sono quattro comuni costieri, il resto è su una via di non ritorno pericolosa: fra 40-50 anni si stima che la popolazione sarda sia dimezzata. Borutta nell’arco di 60 anni scomparirà, dicono le statistiche, dovremmo riuscire a mantenere l’indice del due per cento. Ecco perché per prima cosa abbiamo scelto quell’incentivo economico ed energetico.

Forse l’insularità associata all’area interna…
Allora, siamo un piccolo comune vicino ad altri 13 piccoli comuni e siamo in un territorio tutto sommato favorevole perché siamo anche vicini al capoluogo di regione, al porto e all’aeroporto, abbiamo una qualità della vita che è senza dubbio superiore ai grandi centri, c’è poco degrado sociale, abbiamo zero criminalità, ma non basta. Noi ce la mettiamo tutta, ma credo che anche la politica nazionale debba intervenire con alcuni correttivi perché siamo su una via pericolosissima di non ritorno.

Comune Di Borutta In Tutto Il Suo Splendore
Il comune di Borutta
 

Avete puntato sulla comunità energetica, innanzitutto…
Esatto. La nostra idea nasce nel 2012, avevamo individuato nella “Pala eolica di comunità” il risparmio energetico, non tanto in funzione ecologista, ma appunto come lotta allo spopolamento. L’idea era di offrire un risparmio in bolletta sia ai cittadini, sia a chi volesse venire a vivere nelle tante case sfitte che abbiamo. Questo ci ha consentito di diventare autosufficienti in tutte le strutture pubbliche, compresi asilo e campo di calcio, fino all’illuminazione pubblica. Poi l’obiettivo è diventato quello di rendere autosufficiente la cittadinanza che risparmierà circa 3-4mila euro l’anno. Credo che su questi temi ormai ci sia una coscienza radicata e la guerra in Ucraina ci sta mostrando come sia assolutamente necessario trovare fonti alternative alla dipendenza dal gas russo Noi ci stiamo arrivando per gradi, adesso con le risorse del Pnrr, faremo dieci abitazioni classe energetica nZEB, acronimo di Nearly Zero Energy Building, che daremo a giovani coppie che verranno ad abitare a Borutta. Non è una misura sociale, ma motivazionale.

Perché si è dimesso da presidente dell’Unione dei Comuni del Meilogu?
Perché ho cominciato una nuova esperienza lavorativa, anzi mi è dispiaciuto tantissimo. Con i Comuni dell’Unione abbiamo fatto davvero tanto: 36 progetti della programmazione territoriale per circa 12 milioni di euro; potenziamento del servizio di trasporto locale; servizio di bus navetta verso le località marine; la raccolta differenziata dei rifiuti tra i più alti d’Italia, intorno all’85 %; il distretto rurale, solo per citarne alcuni.

Nuova eperienza lavorativa?
Sì, dal 9 gennaio io ho iniziato a fare il Segretario comunale in tre Comuni: Bortigari, Bortigiadas e Santa Maria Coghinas e un quarto Comune mi ha chiesto di dare una mano.

Ma riesce a conciliare?
Mi sto organizzando, la mattina presto vado in Comune a Borutta, cerco di essere presente appena rientro la sera, nei piccoli paesi si è sempre presenti, non ci sono orari. Ma ho la fortuna di avere un bravo Vicesindaco e bravi dipendenti ed anche un ottimo Segretario comunale. Per fare il sindaco secondo me è richiesta un certo tipo di formazione, la mia professione mi ha aiutato e mi aiuta molto. Ma ci vuole anche tempo, ci vuole una dedizione assoluta.

Ma penso che occorra anche una buona organizzazione familiare…
Mia moglie è una imprenditrice agricola, anche se per sopperire alla mia assenza ha un po’ lasciato. Ma adesso i nostri due figli sono un po’ più grandi quindi penso ci sarà una ripresa, anzi sta pensando di orientare l’azienda a fattoria didattica.

Dimissione Da Presidente Unione Comuni Meilogu
Il sindaco Arru il giorno del saluto alla Unione dei comuni Meilogu, il giorno delle dimissioni
 

Quante persone con disabilità ci sono a Borutta?
Una ragazza che seguiamo molto da vicino ed è molto integrata nella vita di comunità ed un ragazzo vittima di un incidente stradale che purtroppo non riesce a muoversi ed è seguito a casa.

Reddito di cittadinanza e Puc?
Abbiamo un paio di persone che però hanno una serie di problemi di tipo motorio per i quali non possono essere adibiti a lavori molto pesanti e quindi sono impegnati in prime informazioni ai turisti o pulizia delle fontane e abbeveratoi.

La sua famiglia di origine? Amministratori anche loro?
Ho avuto due nonni che sono stati amministratori, ma solo assessore e consigliere. Però il nonno assessore era in giunta con Ninetta Bartoli, che è stata la prima sindaca d’Italia, nel 1946. Io Ninetta l’ho conosciuta, era una donna molto autorevole, anzi autoritaria. Senza di lei Borutta forse non sarebbe esistita. È stata lei a portare a Borutta i monaci che poi hanno costruito il monastero e lei ci ha messo tanti soldi di tasca propria. Anzi, noi abbiamo a Borutta l’unica abbazia regionale sarda e su questa stiamo molto puntando per il turismo di tipo religioso, abbiamo già 65 posti letto e sta nascendo anche un ristorante. L’abbazia è molto ricercata per i prodotti dei monaci

Ninetta Bartoli Ok
Ninetta Bartoli, la prima sindaca d’Italia
 

Cosa c’è nel suo futuro?
Io sono un “uomo rurale”, peraltro cresciuto a Porto Torres, sul mare, perché mio papà lavorava lì. Ma io ho bisogno del silenzio, della dimensione della piccola comunità, quindi penso che il mio futuro possa solo essere qui, anche quando non sarò più sindaco.

Sindaco ma è vero che lei ha un gruppo WhatsApp con i cittadini?
Sì, assolutamente, con tutti i capi famiglia di Borutta, in pandemia è stato utilissimo e poi l’abbiamo lasciato.

Premio Ninetta Bartoli 2020
Premio Ninetta Bartoli

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L’unione energetica fa la forza

L’unione energetica fa la forza.
“Luogo di abbondante pesca”, questo il significato del nome Pessinetto, un piccolo comune nel torinese ai piedi del monte Oreasco e sulla sponda sinistra del fiume Stura di Lanzo, in Piemonte. Pessinetto deve molto a sant’Ignazio di Loyola, che si racconta sia apparso ad una contadina sulla cima del monte Bastia, dove oggi sorge l’omonimo Santuario costruito nel 1635. Ha origine nel 1289 questo piccolo paese dove viene costruita la Lanzo-Ceres, la prima ferrovia italiana ad alta tensione in corrente continua. In paese c’è di tutto: alimentari, farmacie, panetteria, macelleria. E tanto verde. Gianluca Togliatti ha 43 anni, è sposato con Barbara e insieme hanno due figli, Monica ed Elia. Geometra, ha lavorato fuori per un po’ di tempo ma poi ha sentito forte il desiderio di tornare ed impegnarsi per il suo piccolo paese. Non sta fermo un minuto, mentre parliamo, parla deciso e a raffica, ricorda tutto a memoria, risponde senza pause, è determinato ma sereno. Traspare gioia, quando racconta, mista ad un pizzico di orgoglio.

Sindaco Togliatti, lei è diventato “sindaco per forza”, ci racconta com’è andata?
(ride) Sono diventato sindaco nel giugno del 2009, è nato un po’ tutto per caso. Con alcuni amici di Pessinetto che avevamo deciso di candidarci ed io avevo dato la mia disponibilità come consigliere. Però dopo le prime riunioni che abbiamo fatto mi han detto che dovevo essere io il capolista, quell’anno! E così abbiamo messo in piedi una squadra e quell’anno abbiamo vinto le elezioni per la prima volta. Contro di noi, l’ex sindaco che era in carica da 35 anni!

Una monarchia assoluta…
Non pensavamo di farcela, a vincere, pensavamo a cinque anni di opposizione, invece i nostri compaesani ci hanno dato subito il mandato e da lì abbiamo iniziato a correre…

Erano stanchi, forse…
Erano stanchi, sì. Io sono quasi alla fine del mio terzo mandato e già dico che è giusto che ci sia il ricambio, che ci sia sempre nuova linfa ed è quello che ho cercato di fare proprio in questi anni: fare entrare i ragazzi giovani che volessero impegnarsi per il loro territorio. Vede, alla fine fare il sindaco in un piccolo paese è una missione, fai volontariato per il tuo paese. Non bisogna spaventarsi, bisogna solo mettere tanta buona volontà, studiare in continuazione, dedicarsi totalmente perché per farlo bene sottrai veramente tempo alla tua famiglia e al tuo lavoro.

Pessinetto ha 627 abitanti…
(mi interrompe subito…) Quando sono diventato sindaco eravamo 612! In questi ultimi anni si sono trasferite alcune famiglie che hanno comprato casa nel nostro piccolo comune e sono arrivate alcune famiglie numerose che hanno quattro o cinque ragazzi.

Una controtendenza!
A metà del mio primo mandato, nel 2014, con l’amministrazione del Comune di Mezzenile. Abbiamo fatto un ragionamento “di territorio”, mettendo insieme la primaria attivando anche un servizio integrativo per le famiglie il pomeriggio fino alle 17.00 grazie alla collaborazione con una cooperativa e con una retta annua per le famiglie di 125 euro, il resto lo mettono le amministrazioni comunali. E così sono arrivate negli ultimi sei anni due famiglie con cinque figli ciascuna. E da quest’anno si sono uniti anche i Comuni di Traves e di Ceres. In totale, adesso abbiamo circa 60 ragazzi e probabilmente riusciremo a garantire monoclassi su tutti gli anni. Tenga conto che noi garantiamo anche il servizio scuolabus, andiamo a prenderli a casa, con un rimborso minimo di 60 euro annui.

Insomma, un ottimo modo per superare le criticità di essere un piccolo comune di un’area interna…
Nonostante siamo solo a 50 km dalla città di Torino, abbiamo visto un calo demografico notevole e un forte spopolamento delle vallate che adesso un pochino sta rientrando. E poi avevamo il problema degli screening di base molto al di sotto della media: ad esempio, il tempo di attesa per le prime ecografie fatte a una neomamma era di tre settimane sopra la media nazionale e quindi per quello siamo rientrati nel 2012 nelle aree interne. Dal 2021 stiamo iniziando ad attuare tutte le iniziative della strategia: un servizio capillare di infermieri di comunità, di ostetriche di continuità, avvicinando dunque i servizi all’utenza debole ed abbassando il tasso di ospedalizzazione che era molto elevato per il territorio. Pensi che alcuni comuni delle testate di valle avevano il medico di base una volta a settimana per un’ora e che avevamo solo due pediatri su 19 comuni dell’area. E adesso all’interno del nosocomio di Lanzo nascerà anche l’ospedale di comunità. (vedi grafica sotto)

Elenco Finanziamenti Pessinetto (3)

Nonostante questo, però, chi sceglie di vivere in montagna oggi fa una scelta difficile…
Io qui ci sono tornato perché ci vivo, ci lavoro e ci sto bene, però chi sceglie di viverci sa che molti servizi sono molto carenti e soprattutto abbiamo problemi anche sulla viabilità. Pensi che per evitare che i nostri ragazzi viaggiassero mediamente cinque ore al giorno per frequentare l’istituto agrario abbiamo portato l’indirizzo di agraria nel nostro unico istituto secondario di secondo grado dove adesso realizzeremo una serra idroponica e stiamo chiudendo l’accordo con molte aziende agricole del territorio per i tirocini: con questa offerta, adesso abbiamo 38 iscritti, il che significa 38 famiglie che non fanno più salti mortali per farli studiare.

Il reddito medio di Pessinetto era di quasi 20mila euro nel 2020, poi la pandemia lo ha abbassato a circa 19mila: ma su cosa si basa?
C’è uno stabilimento che occupa 40 dipendenti, fanno lavorazioni di materiali similpelle e prodotti chimici lavorati…

Sindaco, ma una cosa del genere ha un impatto ambientale pazzesco!
Sono monitorati con istantaneamente dall’Arpa ed hanno fatto una scelta ecologica molto costosa: si sono dotati di un sistema di post combustione, che effettua un’ossidazione termica dei gas nocivi volatili contenenti carbonio. Grazie a questo processo le sostanze inquinanti subiscono una trasformazione che le rende totalmente innocue per l’ambiente e per le persone.

Collaborazione con il Terzo settore?
Alcune cooperative situate a fondovalle gestiscono capillarmente i servizi di supporto ai comuni.

Quante persone con disabilità, quanti percettori di reddito di cittadinanza e quante persone in fragilità psichica ha Pessinetto?
Tre persone con disabilità, sette persone che percepiscono al reddito. Il nostro socio assistenziale invece è una funzione delegata al Consorzio Intercomunale dei servizi Socio-Assistenziali (C.I.S.) del Ciriacese (17 comuni, ndr), prima lo gestivamo noi come comunità montana Poi una legge regionale del 2015 ci ha imposto di passare sopra i 40mila abitanti. Su segnalazione dei comuni si attivano percorsi concordati. C’è una riunione annuale in cui si riportano i risultati di queste prese in carico, anche quelli dei percettori del reddito, età media sopra i 50 anni. Le tre persone disabili invece hanno fatto diversi tirocini presso il comune di Pessinetto, una anche il servizio civile ed una ha anche trovato lavoro.

Festa degli alberi, organizzata ogni anno insieme al gruppo alpini di Pessinetto. Una giornata con le scuole sull’importanza di prendersi cura del pianeta
Festa degli alberi, organizzata ogni anno insieme al gruppo alpini di Pessinetto. Una giornata con le scuole sull’importanza di prendersi cura del pianeta

Ce l’ha un’opposizione?
Ho cercato di costruire un buon dialogo con tutti. I primi due anni mediamente una avevo una ventina di interrogazioni per ogni Consiglio, ma alla fine in un paese piccolo la differenza la fa la persona. L’età media del mio consiglio si è sempre più abbassata, negli anni. Ho tanti consiglieri ai quali ho dato la Costituzione…

Dato la Costituzione…Che vuol dire?
Ogni anno, il 2 giugno, io dò la Costituzione ai neo diciottenni del mio paese, li invito in comune e c’è una cerimonia molto semplice, ma formale.

Cosa chiede al suo futuro sindaco?
Io chiedo di amministrare con il cuore come un buon padre di famiglia cercando veramente di riflettere sul proprio mandato con lungimiranza.

Ci spiega come ha fatto Pessinetto a raggiungere una autonomia energetica?
Nel 2016 con il nostro Gruppo di azione locale-Gal abbiamo fatto una strategia sulla filiera legno-energia. E dall’anno 2021-2022 abbiamo convertito le vecchie caldaie a gasolio del comune e delle scuole con quelle a “cippato”, una biomassa legnosa. Non dipendiamo più da una multinazionale, adesso c’è un’impresa del territorio che ha vinto la gara per 10 anni per fornire calore da cippato. Su questo abbiamo creato con il Gal una economia circolare sul territorio: non solo sono stati creati posti di lavoro, ma invece di spendere 16 mila euro in gasolio ne abbiamo spesi solo 6.5mila. Anche con l’utilizzo del fotovoltaico, adesso municipio e scuole hanno autonomia energetica.

Ma quanto personale di ruolo ha, Pessinetto?
Quattro. Un impiegato, due cantonieri e arriverà una quarta persona.

La Comunità energetica degli Elfi

La Comunità energetica degli Elfi.
Seconda puntata del format del sabato di VITA “Piccoli comuni, grandi sindaci”. Dopo Biccari, oggi ci fermiamo a Roseto Valfortore, piccolo comune nella Daunia pugliese. Si tratta di interviste ai “grandi sindaci” dei “piccoli comuni” , uomini e donne che si confrontano quotidianamente con mille difficoltà e poche risorse anche umane e nonostante questo hanno scelto di costruire una prospettiva per i concittadini di oggi e di domani, investendo energie nella «grande impresa» del governo dei piccoli comuni.

Lucilla Parisi
Lucilla Parisi

Roseto Valfortore è uno dei Borghi più belli d’Italia, un Comune virtuoso, un Borgo storico e un Piccolo Comune del Welcome. E ora è anche “Capitale del Natale” della Puglia. Ma il viaggio per raggiungerla ti dà la misura viva di cosa significhi “area interna”. Tracciato sinuoso, strade sconnesse, aria tersa e silenzio per qualche chilometro. Poi il centro abitato, l’odore di camino che vince i finestrini dell’auto, il freddo pungente, il signore che ti indica dove sta il comune.
Lucilla Parisi è una donna calma, energica ma calma, con un sorriso che si apre e ti abbraccia. E’ il punto di riferimento da una vita dei rosetani, li conosce ad uno ad uno. Vive qui da sempre, da quando suo papà ci si è trasferito. E’ qui che Lucilla è cresciuta ed ha cresciuto, oltre alla sua comunità, anche la sua famiglia, marito e due figli.

Sindaca Parisi… (interrompe subito)
Quando ho cominciato ero “sindaco”, al maschile, poi c’è stata l’evoluzione della specie umana (ridiamo…). Sono stata sindaco per molti anni, ho cominciato nel 2010 e ho fatto i primi due mandati. Non c’era ancora la legge del terzo mandato e dal 2016 ho fatto il vicesindaco per circa due anni: quando poi è caduta l’amministrazione sono stata consigliere di minoranza e nel 2017 sono stata eletta sindaco. Nel 2022 di nuovo.

Quindici anni di sindacatura e di impegno per Roseto Valfortore…
Molti di più: sono stata sindaco per tre volte, quattro con questo mandato. Ma il mio impegno politico risale all’adolescenza, ero una militante del Partico socialista, ho seguito la scia di mio padre. Su cinque figlie femmine, io sono stata l’unica che si è appassionata alla politica. Quando è venuto qui a Roseto Valfortore negli anni sessanta, papà ha fondato la sezione del Partito Socialista. Io sono praticamente cresciuta nella sezione del Partito Socialista, ho fatto la prima tessera a 18 anni e poi sono stata anche segretaria del partito a 25 anni.

Quindi non siete rosetani?
Papà e mamma sono di San Bartolomeo in Galdo, sempre nel Fortore ma in Campania. Papà era il direttore dell’ufficio postale di Roseto Valfortore, dunque per forza di cose si è trasferito qui. Noi siamo tutte nate e cresciute qui, ci siamo allontanate per motivi di studio. Poi io ho scelto di tornare nel mio paese e le altre sorelle hanno scelto un’altra strada.

Insomma, “migranti economici” si direbbe oggi però su una striscia di terra che divide il Fortore tra Puglia e Campania e tutto sommato per raggiungere un lavoro di prestigio 
A Roseto abbiamo avuto un’infanzia felice come penso l’abbiano avuta molti figli di genitori come i miei. Era l’Italia in cui si lavorava quanto più possibile per garantire ai figli di crescere nel benessere, erano gli anni sessanta della classe media italiana, un ceto sociale che andava crescendo economicamente. Da papà ho avuto stimoli culturali e politici, ho continuato sull’impronta che lui politicamente mi ha dato, che ho vissuto nella piccola comunità “sana” e che oggi mi sento ancora nel dna. Io mi sento ancora una “socialista pura” e non mi rivedo in nessuno dei partiti politici di oggi.

In particolare oggi, forse, in cui disintermediazione e svuotamento dei corpi intermedi minano un po’ la coesione sociale…
Io sono sempre stata molto legata alle fasce deboli, mio padre mi ha insegnato a guardarle con rispetto e con senso di “tutela”. Ripeto, io oggi non mi sento davvero rappresentata da nessun partito, ho sempre sperato che venisse fuori qualche partito collocato più “al centro”, spostato verso valori centristi, ma non ci siamo ancora.

Ci parla di questa Roseto Valfortore attraverso questi venti anni? Lei ha vissuto uno spaccato importante: dai racconti di suo padre, direttore dell’ufficio postale che misurava il termometro sociale del paese, al suo sguardo di sindaco e di amministratore…
Nei piccoli comuni, non solo a Roseto Valfortore, per fortuna c’è qualcosa di immutato: i valori e la possibilità ancora di parlare di tenuta della comunità. I piccoli ancora resistono alla disgregazione sociale e dei valori educativi, che è il mio più grande timore. Io ho cercato, in questi anni, innanzitutto di preservare i valori positivi della vita di comunità che mi sono stati trasmessi dai miei nonni e dai miei genitori proprio per non disperdere i legami sociali che sono il nostro punto di riferimento.

Chi legge, però, potrebbe immaginare che sia l’isola che non c’è, un paesino frizzato in una bella favola, invece Roseto è molto proiettata nel presente e nel futuro…
Ovviamente sì. Però abbiamo cercato di fare innovazione conservando la tradizione. Roseto è molto cresciuta sotto l’aspetto turistico e ambientale, che poi secondo me è anche la vera potenzialità dei comuni delle aree interne. Abbiamo lavorato molto, in questi anni, per rigenerare il nostro territorio puntando alle tradizioni anche naturalistiche e a ciò che hanno costruito i nostri padri, soprattutto per attirare le nuove generazioni, i giovani figli di nostri emigrati.

Innanzitutto i mulini, si riferisce a quelli?
Anche a quelli, sono contenta che lei li citi. Il paesaggio rosetano è pieno di antichi mulini ad acqua, che sorgevano proprio a ridosso delle diverse sorgenti e dei numerosi corsi d’acqua. Il più antico risale al 1338, molti altri sono rimasti in funzione fino al secolo scorso.
Verso la valle del Fortore ce ne sono due di epoca ottocentesca e che sono stati in funzione fino agli anni ’50 del secolo scorso: quello “a monte”, invece, lo abbiamo recuperato ed è diventato un monumento all’archeologia industriale e ospita il Museo di Arte Antica. Nelle antiche vasche di raccolta delle acque abbiamo realizzato delle piscine che d’estate sono meta turistica. Stiamo anche sviluppando un progetto di valorizzazione del secondo mulino, in modo da creare un vero e proprio parco dei mulini.

E questo basta a far fermare i più giovani?
No, non basta, ma è già un passo oltre. I giovani oggi vengono o ritornano perché trovano possibilità che fino a negli anni duemila non avevano: ritrovano le proprie radici. Sui servizi dobbiamo ancora crescere, però già con la “Casa della Salute” garantiamo un presidio importante. Manca ancora il potenziamento delle scuole perché le famiglie pensano ai figli, al loro futuro e a Roseto abbiamo solo un istituto comprensivo, quindi fino alla secondaria. Ma nel complesso la comunità è cresciuta, abbiamo una bella popolazione giovanile e stiamo facendo di tutto pur di invogliarli a restare. Abbiamo costituito la Cooperativa di comunità, una pro-loco molto attiva, tante associazioni intraprendenti e la Consulta degli anziani che “custodisce” tutti. Non guadagniamo ancora sullo spopolamento, ma sicuramente lo stiamo frenando.

Roseto è anche comunità energetica, un buon risultato…
Una piccola comunità è perfetta per la creazione di una Comunità Energetica. È un modello di sviluppo innovativo e virtuoso delle fonti rinnovabili. Nel 2021 è nata ufficialmente la comunità energetica composta da cittadini produttori e consumatori che potrà aumentare annualmente la quota di energia rinnovabile prodotta e/o consumata, portandola entro tre anni al 100% o più del totale.
Ma la storia di questa iniziativa parte circa 10 anni fa con due turbine eoliche e una nuova forma di società energetica, in parte pubblica e in parte privata. Il piccolo parco eolico, inaugurato nel 2012 e ancora funzionante, è stato l’inizio di questo percorso. Il nuovo progetto prevede quattro fasi.La fase uno, già avviata, consiste nella trasformazione di edifici residenziali e vecchi opifici da consumer a prosumer e nell’installazione di pannelli fotovoltaici da parte di ogni persona della comunità. L’autoconsumo da fonti rinnovabili arriva al 35%.
Nella fase due verranno installati più smart meter e nano grid (sensori intelligenti e piccoli sistemi di alimentazione elettrica) per raggiungere l’autoconsumo del 75%. Nella fase tre verranno realizzati impianti comunitari per raggiungere un consumo energetico del 100%, destinando l’eventuale eccedenza di energia alla vendita. La fase quattro prevede l’estensione della comunità energetica a tutto il territorio circostante.
Ma tutto questo diventa quasi inutile se non rafforziamo le strade di comunicazione, perché se è vero che il digital divide si supera con il miglioramento delle infrastrutture di rete, paradossalmente la scarsissima attenzione ai collegamenti stradali sta rischiando di farci rimanere isolati.

Roma, sala conferenze di palazzo Theodoli-Bianchelli, Lucilla Parisi al dibattito sul tema “Autonomia e indipendenza energetica: la sfida in campo”
Roma, sala conferenze di palazzo Theodoli-Bianchelli, Lucilla Parisi al dibattito sul tema “Autonomia e indipendenza energetica: la sfida in campo”
 

E con queste condizioni di collegamento come sta andando, allora, il “Villaggio degli Elfi”, progetto che punta a fare di Roseto la piccola capitale del Natale della Puglia?
Per fortuna bene, l’inaugurazione ci fa ben sperare. Questo progetto, come i mulini e la comunità energetica, arriva da lontano. Nel 2017 abbiamo iniziato con il boschetto, qualche luminaria e il presepe con le sagome di compensato. Poi la pandemia ci ha bloccato e davvero abbiamo pensato di non riuscire a riprendere. Quest’anno, però, dopo l’estate mi ci sono messa di punta e devo dire che tutta la comunità rosetana ha voluto e lavorato alla “Casa degli Elfi”: famiglie, associazioni, cooperative, la cooperativa di comunità, la pro-loco, la protezione civile, l’associazione calcio, le scuole, la banda e le majorettes del paese, tutti hanno creduto a questo sogno che adesso sta attirando visitatori da tutta la Puglia e da tutta Italia.

Ma si tratta di un vero villaggio, fatto di persone?
Esatto, la casa degli Elfi è abitata da bambini e bambine che preparano i regali che Babbo Natale distribuirà, c’è mamma elfo che insegna nel laboratorio di cucina i piatti della tradizione rosetana, così chi arriva può immergersi totalmente nella nostra storia. Ci sono laboratori anche di intreccio di vimini, di falegnameria. Tutta Roseto è coinvolta, ogni angolo, ogni vicolo: c’è un percorso di luce che parte dalla casa degli elfi e si estende in tutto il centro. E poi c’è il nostro orgoglio: il “forno di comunità” della nostra Cooperativa di comunità che è stato acceso il tre dicembre e che si spegnerà solo il ventuno gennaio, primo sabato dopo la festa di Sant’Antonio Abate allorché festeggeremo l’entrata del carnevale.

Allora fra un paio di anni ci rivedremo a Roseto Valfortore capitale del Natale della Puglia dove la Casa degli Elfi sarà illuminata grazie alla comunità energetica e babbo Natale sarà nigeriano?
Sì, sfida accettata!